Marcello Stacchia

di Cabaret Bisanzio

Cavaliere

il cav. Stacchia e il duceMarcello Stacchia, l’editore più significativo del ventesimo secolo, nasce nel 1919 a Misterbianco, in Sicilia. I genitori, Don Eustachio e Donna Stacchia, dopo lunga consultazione decidono di chiamarlo Marcello, in onore dell’omonimo antico teatro romano che era stato, per l’appunto, teatro del concepimento del figlioletto. […]

Uscito dal seminario, Marcello coltiva una crescente avversione per le diversità, che urta nel clima culturale che gli è proprio. La contraddizione si compone quando la dilagante ondata fascista raggiunge Misterbianco, con l’apertura della sezione “Manganello e caponata”, intitolata alla memoria del camerata Impero Zappalà, avanguardista tragicamente scomparso durante una locale sagra della melanzana mentre tentava di fissare il nuovo record di caponate ingerite al grido di “Viva il Duce!”.
Nel movimento fascista Marcello trova le risposte che cerca: […] Di tutto ciò è testimone il discorso dallo stesso tenuto nel decimo anno dell’apertura della sezione “Manganello e caponata”:
“Camerati! Concittadini! Figli dell’Impero e del Duce! In questa occasione, non vi sia chi possa negare, come un disfattismo dilagante vorrebbe insinuare, in spregio alle demoplutocrazie, fino alla vittoria finale!” (Stacchia, Discorsi, Stacchia, pag. 135, 1984).
Il senso del discorso rimane oscuro ai più, ma tutti ne apprezzano il vigore ed il piglio. […]

Scoppia la guerra, e il Cav. Stacchia riesce, con un sotterfugio, ad evitare il fronte: al Duce che lo vorrebbe “a cavallo, in Russia: così si conviene ad un cavaliere!” come gioiosamente gli annuncia, il Cavaliere oppone la necessità di collaborare allo sforzo bellico tenendo alto il morale del popolo e delle truppe. Lui, che è siciliano, si offre per fondare e dirigere un giornale di simpatie fasciste nella comunità che conosce meglio: nasce “La Baionetta di Misterbianco”, quotidiano che ospiterà editoriali di fuoco del cavaliere (quali “Perché i negri non sanno cucinare” o “Teoria e tecnica del salto nel cerchio di fuoco”), che questi firmerà con lo pseudonimo de “L’audace”.
Con lo sbarco degli americani, il Cav. Stacchia si ritrova in un terribile dilemma: restare fedele al Duce, che tutto gli aveva dato, o fare buon viso a cattivo gioco, e salvare le penne? Il Cavaliere impiega 11 secondi netti a sciogliere il dilemma, e come primo segno per la simpatia per gli occupanti statunitensi (“mi è sempre piaciuto il boogie woogie”, avrà poi modo di spiegare a chi gli ricordava diverse posizioni), converte la neonata pubblicazione in “The Funny Gadget of Mr. Bianco”, forse eccedendo un po’ nell’anglicizzazione […].

Passano gli anni, ed il Cavaliere, ritornato in Italia, ha ormai raccolto intorno a sé una solida schiera di intellettuali di ogni provenienza, e comincia a valutare il progetto che lo renderà famoso nel mondo: una casa editrice piccola, indipendente, ma di grandissima qualità. È il 1961, e nascono le Edizioni Stacchia, dapprima autofinanziate, poi sempre più sostenute dalla simpatia del larghissimo pubblico che riconosce al Cavaliere il dono del vero talent scout. È il successo. […] Tanto successo non impedisce al Cavaliere di coltivare il privato con cura ed amorevole impegno: dall’unione con Rosalia Incoronata nascono i sei figli Gianni, Gilberto, Manlio, Priamo, Melchiorre e Eustachia, orgoglio del Cavaliere, a cui si aggiungono i piccoli Manzanarre e Reno, adottati in tenera età.

Veniamo così ai giorni nostri: la Stacchia è una solida realtà, annovera affermati maestri della penna, non mancando di strizzare l’occhio al mercato giovane, come fa con il Muco o con la Tamarro. Il Cavaliere è ormai un attempato signore, ma guai a dirgli che è in pensione: lo si può vedere tutti i giorni in redazione, da dove scrive i suoi pungenti editoriali. E da dove oggi manda il suo autorevole saluto a tutti i “cari giovanotti” che lo seguiranno anche su queste pagine!

Il blog delle edizioni stacchia è all’indirizzo: edizionistacchia.splinder.com

(Estratto da “Il Cav. Marcello Stacchia: un destino nel nome”, a cura di Rossano Fiunda, Ed. Stacchia, 2007)

email: cav.marcellostacchia[at]libero.it
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