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I padri lontani di Marina Jarre

di Alessandro Tenaglia

Marta Barone, curatrice di questa nuova edizione di questo libro irrinunciabile, apre il suo saggio introduttivo, dal titolo ‘La caparbia distanza’, con la seguente frase: «Marina Jarre è stata un grande e protratto mistero». Tutto è in questo titolo e in questo incipit.

Ma sarebbe una perdita non venire a scoprire i significati di queste parole nel tessuto narrativo autobiografico di questo libro. Autobiografia netta: niente di niente sulla problematica legata all’autofiction. Una vita che ha oggettivamente ragioni di interesse per essere narrata. Avrebbe potuto essere romanzata cogliendo diverse occasioni succosissime, credo che qualunque scrittore non avrebbe davvero resistito, e sicuramente il successo di mercato sarebbe stato a portata di mano. Però Marina Jarre ha seguito un’altra strada, per cui questo libro è infine irrinunciabile per un lettore che sappia cosa sia ‘leggere’. Mai una concessione né un’indulgenza. Una spietatezza sulla cresta del confronto diretto con Dio, che in questo libro assume una connotazione profondamente laica: tra cultura di fede evangelica valdese radicata di taglio identitario e un senso dell’autocoscienza che non può proprio concepire di uscire da sé per farsi consolare in alcun modo e da qualcuno.

Non voglio di proposito dare i luoghi, davvero inconsueti, di una vita vissuta in una dimensione totalmente europea e col senso del confine con l’Altro all’interno del quotidiano familiare. Tutto va scoperto. È un libro assai poco italiano, ma non solo perché non vi si rilevano quei minimi connotati di identificazione, bensì perché i temi e le evoluzioni sono davvero altri rispetto a una sorta di koinè culturale italiana, generica e falsa, e cui sarebbe sempre bene non fare alcun riferimento, ma che nella dinamica comunicativa poi di fatto fa valere le sue istanze. Mancano cioè le categorie di base perché un lettore italiano possa trovare sé stesso rispecchiato in ciò che viene leggendo in questo libro, anche se poi uno spazio di avvicinamento per un qualsiasi lettore si può trovare proprio nel modo in cui l’autrice asciuga e prosciuga il racconto, con aperture improvvise e lancinanti alla dimensione emozionale, che pare proprio ogni tanto traboccare a gocce da un boccale costantemente tenuto sul filo del troppo pieno, e quelle gocce emotive, che cadono quando meno ce lo si aspetta, prendono le sembianze di un senso di perdita del sé, molto più che di un’effusione, pur umana; di un’emozione che comunque si sente ribollire ovunque, pur se costantemente distillata; gocce che si infrangono, ineluttabili, perdute.

Marina Jarre ci parla di sé, di sua madre, di sua sorella, di sua figlia. È un percorso matrilineare netto e assoluto. Eppure, il titolo riguarda I padri lontani, e con ragione. Non si tratta di un libro a tema sulle donne: non si pone come un libro di una donna sulle donne, anche se poi lo è, perché la riflessione sulla condizione femminile risulta in modo consequenziale come esito del racconto autobiografico e non si pone come discussione di una tesi specifica. Mi è parso, leggendolo, di entrare in un modo di essere donne che non può essere ricondotto a nulla che io abbia letto in precedenza, o in cui in qualche maniera mi sia imbattuto. Sicuramente si tratta di un libro che le donne, tutte, potrebbero leggere, ma con questo ho posto un inutile limite. La Storia stessa si riverbera nelle storie di queste donne in modalità talmente dirette e ineludibili, e l’indagine su di sé è talmente radicale, che ogni lettore trova di certo ragioni, se non di rispecchiamento, sicuramente di confronto.

La lingua: strettamente connaturata al modo di affrontare i temi, risulta asciugata, essenziale; eppure, a tratti, con pieghe subitanee di retorica, che potrebbero apparire incongrue, soprattutto perché pare programmatico il rifiuto di ogni idea di ‘bello scrivere’, alla ricerca di una semplicità come esito di continui tagli, continue riduzioni del superfluo.

Ma infine, perché vi scrivo di questo libro? Perché, iniziatolo, non ho potuto lasciarlo, e non per seduzione, ma per totale antiseduzione: Marina Jarre deve dire quel che dice, e lo deve dire con pulizia, a tutti i livelli. La pulizia profonda è frutto di grande, immenso lavoro, e non si trova a buon mercato: non è simpatica, non concede ombre in cui nascondersi. Non lo legga un lettore sentimentale, estetizzante, brillante. Questo libro ha bisogno di lettori che lavorino alla pulizia, in ogni senso. Una lettura tanto rara da essere unica, e irrinunciabile.

Marina Jarre, I padri lontani, Bompiani, 2021, € 12,00.

Giudizio: 5/5


7.08.2022 Commenta Feed Stampa