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Un uomo solo di Christopher Isherwood

di Alessandro Tenaglia

Un romanzo sulla morte. La morte del protagonista, descritta nell’ultima pagina, che chiude l’arco narrativo di una folle journée che di quella di Figaro conserva solo l’altro tema principale: il desiderio. In questa giornata californiana dei primi anni sessanta il desiderio prende molte strade, a partire dal risveglio, nel desiderio di riconoscersi nello specchio sopra al lavandino; al desiderio sessuale sublimato in quello di catalizzare l’interesse di giovani e desiderabili studenti verso il (forse) comune interesse per la letteratura, luogo e strumento di conoscenza; al desiderio di superare il senso pervasivo della morte attraverso il desiderio sessuale; al desiderio che la vedovanza sia negabile, tacibile, nascondibile, mentre il mondo è riempito di famiglie della middle class americana da film in technicolor che al sabato fanno rumorose grigliate, della middle class incurante e tronfia, che balla il suo valzer sul baratro incombente della crisi di Cuba; al desiderio di un’amica di sempre che una relazione impossibile possa trovare possibilità, restando frustrato. Poi però si connota tutto nella storia di un omosessuale che, dopo una vita costruita insieme, ha perso il suo compagno, e che non ha il diritto di essere il vedovo che è, né di invecchiare, né di avere un rapporto con un qualche futuro generazionale, e nella complicazione affettiva piena di tensioni oblique con l’amica fedele fin dai tempi dell’università, e per di più inglese come lui e come lui esule nella terra della felicità obbligatoria: la California. E quindi resta, nei lettori comuni (categoria massificante, lo so, ma reale anche se la vorremmo inesistente) la storia marginale di un mondo gay che vuole allargarsi – ma quale arroganza! – a temi potenzialmente universali.

Christopher Isherwood scrive un capolavoro di finezza introspettiva, di critica di costume, di teoria letteraria, di ricerca linguistica, di spiritualità, ma comunque A single man non è classificato se non come romanzo su tematiche gay, però inspiegabilmente serioso: l’universo (ghetto) gay è colorato e gaio, no? Non era colorato e gaio nelle Berlin Stories da cui venne tratto il celeberrimo Cabaret con Liza Minnelli”? Al massimo si può virare sul patetico-sentimentale, che comunque attiene alla dimensione colorata! (In realtà, chi di Isherwood leggesse anche Down there on a visit del 1962, in italiano Ritorno all’inferno, Garzanti, 1992, o La violetta del Prater del 1945, pubblicato in italiano da Adelphi nel 2004, o Il mondo di sera del 1958, SugarCo, mai più ripubblicato in italiano, saprebbe qualcosa di più di quel grande scrittore che è Christopher Isherwood, assolutamente non comprimibile nel sottogenere della letteratura gay).

Ma tutto questo parla del mondo che lo riceve e che lo riduce, non del romanzo. A single man[i] è un romanzo sulla morte e sul desiderio nella condizione della vedovanza. Bellissimo.

Christopher Isherwood, Un uomo solo, Adelphi, Milano, 2009, pp. 148, € 16,00.

Giudizio: 5/5

 

[i] Christopher Isherwood, A single man, 1964; edizione in italiano per Guanda nel 2004, poi per Adelphi nel 2009, lo stesso anno in cui è uscito il film omonimo opera prima del regista Tom Ford, protagonisti Colin Firth (per questo ruolo candidato all’Oscar, e vincitore della Coppa Volpi a Venezia e del Bafta) e Julianne Moore.


12.07.2022 Commenta Feed Stampa