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Addio al pianeta terra di Luciana Martini

di Stefano Aiello

La fine del mondo si può declinare in molti modi: terza guerra mondiale, conflitto nucleare, disastro ambientale, ‘semplice’ entropia.

Leggere Addio al pianeta terra di Luciana Martini, pubblicato da Bompiani per la prima volta nel 1965 e ora da Readerforblind, ci insegna che per narrare il senso della fine non serve una modalità espressiva nuova o che faccia leva sulle coscienze umane: la paura, la solitudine e l’abbandono si possono raccontare anche così, con dialoghi brevi e periodi scarni, pervasi da inquietudine e nostalgia. Quale che sia il destino della Terra e dell’uomo, il linguaggio per raccontarlo è questo: leggero, lieve, come qualcosa che si muove in punta di piedi, che scompare piano piano.

Theo è un bambino di nove anni che vive insieme ai suoi genitori e al suo cane Jack in una valle tra le montagne. Un mattina si sveglia e trova attorno a sé tutto uguale e diverso: nulla sembra essersi mosso, eppure una strisciante e inevitabile paura sembra impossessarsi di lui e di chi lo circonda. I genitori e gli abitanti della valle sembrano prepararsi a qualcosa di imprecisato, di sicuramente spiacevole e inevitabile. Le persone attorno a Theo iniziano a fuggire a bordo delle loro automobili: le città si svuotano sempre più, il cibo scarseggia, i treni rimangono fermi e inutilizzati. Partire sembra l’imperativo al quale tutti ubbidiscono, compresa la famiglia di Theo. Bisogna lasciare la propria casa e il proprio paese, fuggire nelle Città chiuse, i grandi bunker sotterranei in cui gli uomini stanno cercando rifugio. Ma da cosa?

Proprio perché la fine del mondo si può declinare in tanti modi, l’autrice non è mai esplicita nel tracciare l’ontologia della minaccia dalla quale Theo, la sua famiglia e qualunque essere umano stanno fuggendo. Così come dei personaggi sappiamo poco: dove vivono? Di che nazionalità sono? In quale anno accade quello che accade? Il particolare diventa universale: il mondo, la specie umana, la solitudine, la famiglia, la casa, l’amicizia, la perdita delle proprie radici e la loro faticosa e dolorosa ricerca. Tutto si con-fonde, così come il tempo del romanzo, il tempo in cui l’autrice ha scritto e quello nostro, in cui leggiamo (e insieme, come nel mio caso, scopriamo) di un mondo che sembra il nostro, in un oggi che pare esattamente questo.

 

Luciana Martini, Addio al pianeta Terra, Readerforblind, 2021, pp. 240, € 16,00.

Giudizio 4/5


8.04.2022 Commenta Feed Stampa