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Di chi sono le case vuote? di Ettore Sottsass

di Lorenzo Leone

La silloge di scritti d’occasione (articoli per riviste, cataloghi ecc.) di Ettore Sottsass, ordinata cronologicamente (dal 1976 al 2007), uscita in volume qualche mese fa per Adelphi, un volume di quasi trecento pagine, ha per certo moltissimi pregi, non ultimo quello di rendere disponibile parte del materiale pubblicato vent’anni fa, un secolo editorialmente parlando, da Neri Pozza.

Sottsass, che fu un po’ di tutto (architetto, designer, pittore, fotografo e naturalmente scrittore), in questi scribilli discorre soprattutto del suo mestiere – o per meglio dire della sua arte – senza mai dare l’impressione di volerlo fare. Quantomeno di volerlo fare ‘solennemente’. Ciò che invece gli importa o che pare importargli, nelle pagine migliori, scriva di colori, di materiali, di forme, di spazi, di luce, di città, di futuro, di segni, è questo: introdurre o svolgere qualcosa come un filo di ragionamento scovato, si direbbe, lì per lì. Né si perita perciò, e di frequente, di prendere sé stesso quale oggetto di speculazione in quanto essere sensibile, corporeo, mondano, spirituale. Così vanno lette anche le ‘interferenze’ autobiografiche. Si veda, per esempio, il capitolo ‘Cucine’ o il capitolo ‘8am -8pm’, esperimento precoce di autofiction (siamo nel 1977).

Vorrei ancora, da ultimo, rimarcare il connotato originale di una scrittura che si mantiene inalterata, impermeabile nel passare dei decenni, di una scrittura senza ripensamenti.

Ettore Sottsass, Di chi sono le case vuote, Adelphi, Milano, 2021, pp. 294, € 15,00.

Giudizio: 5/5


25.02.2022 Commenta Feed Stampa