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Fifty-fifty di Ezio Sinigaglia

di Lorenzo Leone

Il libro che ho per le mani, graficamente incantevole con la sua copertina carta da zucchero, l’illustrazione del versatissimo Francesco Dezio, è un romanzo. E se volessi spendere un po’ di pignoleria, che è qui indispensabile, dirò che è la metà di un romanzo, la metà di un romanzo di Ezio Sinigaglia. Titolo: Fifty-fifty (Terrarossa edizioni, 2021).

E così già il titolo menziona una o la partizione: ho per le mani la metà di un libro. D’altra parte il titolo pungola l’immaginazione: potrebbe indicare non tanto o non solo una partizione del libro. A schiarirci le idee, almeno apparentemente, sono le ultime righe del volume (p. 259) dove il narratore rinvia alle peripezie ulteriori. È come se leggessimo Continua, To be continued.

Come che sia, quel titolo allude anche alla scissura, alla cerniera e alla copula che organizzano la scena dell’interpretazione. Fifty-fifty non è unicamente il titolo di un libro bipartito: Fifty-fifty è il libro delle partizioni e delle partizioni a metà.

A metà, prima di tutto, è uno dei protagonisti: Fifì. Fifì è, per il vero, il suo soprannome, uno dei suoi nomignoli e il più rivelatore giacché è forma apocopata di fifty-fifty. Fifì è dunque un personaggio ripartito esattamente a metà: da un lato attratto omoeroticamente dal protagonista narratore, dall’io narrante, Aram; dall’altro ricusante le ‘conseguenze’ di questa medesima attrazione. Fifì esclude la carne o, per impiegare una parola più moderna, il sesso. Il che ci rinvia non tanto a un pregiudizio religioso o filosofico di Fifì bensì a quel celebre «je ne sais quoi» che in ogni modo è possibile che sia. E quindi alla commedia e allo scherzo con rigetto di ogni moralismo emotivo – ma non dello charme. Sicché nelle pagine del romanzo Fifì (Phéphane Phephen, Fefano, Stefano) si definisce un angelo: curiosa angelologia non ignara dei suoi concetti, dei suoi nessi culti, non a caso messi in burla: dall’immagine allo specchio, dallo specchio-angelo, dal suo farsi uomo, alla più ‘bizantina’ fisiologia angelica.

Non stupisce che la partizione di Fifì si rifletta sull’io narrante, Aram, che assurge al grado di angelo, forzato com’è, da Fifì, all’astinenza; su Aram che è a sua volta bipartito, fifty-fifty, in quanto bisessuale. È questo un tema caro a Ezio Sinigaglia. Qui c’è anche un passaggio in cui esalta la completezza del bisessuale (eccolo: «La fissazione eterosessuale m’incuriosisce proprio in questo, come un disturbo dell’intelligenza o dell’apprendimento […] In ogni caso, non li invidio certo: del Kamasutra ignorano i due terzi», p. 193). Bisessualità che non è indecisione, perché sul punto bisogna essere smaliziati: nessuna incompletezza, nessuna indecisione, alla fine: Aram conquide il suo «sacro diritto a sceglier fra persona e persona, e non fra sesso e sesso» (p. 232).

Aram non manca di un soprannome, Warum (che in tedesco significa perché). Aram è dunque colui che domanda il perché ma è anche colui che offre il perché. In questo senso assolve il suo compito di narratore. I perché di Warum non sono esattamente provvisori: sono cumulativi: via via definiscono le ‘cose’ con il gioco dei nomi e dei nomignoli, con il gioco dell’invenzione e dell’intelligenza, il gioco di parole (p. 39: «A me bastava un filo. Sono bravo con l’ago. Avrei cucito»). Fifì innanzitutto, ma anche tutti gli altri personaggi, i comprimari.

I comprimari giustappunto: una galleria di personaggi assolutamente imperdibili di cui ci viene offerto un godibilissimo elenco all’inizio: Stocky, da Stockhausen, musicista, genio, ma anche un uomo inadeguato, gratificato poi da altri nomignoli, ovviamente dettati dalle curiose circostanze; Adele, la grande giornalista detta Bobi o Manon, Ramsay, la ex moglie di Aram, Dalloway, la ex amante di Aram ecc. L’esilità del plot, sullo sfondo una vacanza nella villa di Stocky che raccoglie molti dei personaggi, è anzi occasione per raccogliere o narrare i frammenti di storie, le piccole occasioni in cui i caratteri si aggirano (circolano) attraverso i nomi. (C’è del cratilismo – un cratilismo secondario, per utilizzare un’espressione non mia – in questo romanzo di Sinigaglia).

Il centro della vicenda, beninteso di questa prima parte del romanzo, è costituito dalle avventure conerotiche (che è poi il sottotitolo del libro). Warum e Fifì partono per una vacanza nel Conero che circostanze buffissime occasionano. Sebbene poi non si tratti davvero di avventure bensì di situazioni, di condizioni, di fatti minimi, di risonanze: i due alloggiano in una canadese in cui ci starebbe una sola persona; e pur non concedendosi il sesso c’è un tuffo nella carnalità sensuale del contatto, dell’aderenza; e l’uno diviene la metà dell’altro non secondo lo stereotipo della mela ma secondo l’immagine ilare della banana bivalve. (I due protagonisti, pur così lontani fisicamente, sono in realtà in un rapporto di simbiosi che finisce per farli assomigliare nella dissimiglianza).

L’ultima ‘bipartizione’ che voglio rilevare, emersa implicitamente in queste pagine, è quella tra il sentiment e l’ironia. Avevo già sottolineato questo oscillare di Sinigaglia, che è anche un gesto di pudore nella scrittura, fra lirismo e ironia. Quella di Sinigaglia è un po’ come l’ironia di cui parlava Thomas Mann: «Eine Ironie des Herzens, eine liebevolle Ironie» (Thomas Mann, ‘L’arte del romanzo’, in Nobiltà dello spirito e altri saggi, Mondadori, Milano, 2001, p. 1222), un’ironia dei cuori, un’ironia rivolta alle cose che ci piacciono, alle persone cui vogliamo bene. È come se la materia di Sinigaglia, e la sua materia è l’eros, l’eros di cui la scrittura è imbibita, abbia necessità, per riuscire tanto più ‘esprimibile’, della distanza che solo può essere data dalla leggerezza, dalla buffoneria di questa ironia: ironia delle invenzioni linguistiche, onomastiche, onomasiologiche, dei tropi, delle gradazioni.

Un’ultima osservazione. Ambientato negli anni Ottanta, Fifty-fifty ha impegnato Sinigaglia a lungo (almeno è quello che ricavo da una bella intervista apparsa su «Culturificio»). Eppure né lo iato temporale né il verosimile indugio nella stesura ne inficiano la verve, la freschezza. Nessuna patina vintage; meno che mai un revival Kitsch.

 

Ezio Sinigaglia, Fifty-fifty, Warum e le avventure Conerotiche, Terrarossa, 2021, pp. 262, € 15,90.

Giudizio: 5/5

 

 


8.06.2021 Commenta Feed Stampa