- Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni - https://www.cabaretbisanzio.tk -

Transito di Aixa de la Cruz

[1]Sempre difficile comprendere la scelta del titolo di un libro, quasi come riuscire a mettersi in sintonia con l’autore o l’autrice, e spesso proprio perché è ciò che l’autore stesso desidera, per selezionare dei lettori in grado di apprezzare la sua scrittura. Così, difficilmente tento di interpretare il titolo prima di leggere un romanzo, e meno che mai leggo in anticipo le interpretazioni che ne fanno i critici. Per me è quasi un simbolo sacro da svelare. Non ho fatto eccezione per Transito, quarto romanzo di Aixa de la Cruz, la giovane scrittrice basca fattasi notare per lo stile personale e per la capacità di fare racconto crudo delle sue esperienze.
Transito è un romanzo in sei capitoli, disseminato di piccoli misteri non sempre collegati tra loro. Il concetto di integrità, ad esempio, per l’autrice si riferisce solo all’esperienza dell’amicizia narrata nel primo capitolo, oppure sarà il tema delle riflessioni in tutto il libro? La scelta dell’identità di genere da parte della protagonista fa parte della trama del romanzo? Anche per Transito, come nei precedenti lavori dell’autrice, non è molto sensato cercare di definire un genere letterario?
Giunta all’inizio del terzo capitolo, ho sciolto il primo enigma: vivaddio non c’è una tema unico! Non l’avrei tollerato. Siamo ormai in molti, i perplessi sui romanzi costruiti intorno a un “tema” spesso sociale. La scrittura non è la riproduzione di Report e l’editing non è il make up di un racconto per renderlo appetibile ai premi letterari. D’altro canto la scrittrice, benché giovanissima, ha al suo attivo una solida formazione letteraria, diverse pubblicazioni di narrativa o teatrali, e non pochi di tali premi.
Risposto al quesito principale, ho proseguito la lettura, all’inizio rilassata e via via più fiduciosa, perché convinta che a un libro sia necessario affidarsi per rimanere appassionati fino all’ultima pagina, o al contrario delusi. Dunque, nessuna teoria sull’amicizia tra donne, sul femminismo, né alcuna trattazione del problema sociale della violenza sulle donne, ma il difficile compito di fare letteratura attraverso delle esperienze reali, o fortemente attendibili. Perché anche una biografia non può che essere un racconto e, come tale, divenire tema sociale.
Procedendo nella lettura è possibile seguire il percorso di formazione della protagonista, ma privo dell’atteggiamento celebrativo e trionfalistico di certo post modernismo. Vi si legge l’evoluzione dei concetti di amicizia, di impegno, di amore, di responsabilità e di corresponsabilità, di consapevolezza e di appartenenza. È possibile riconoscersi nel percorso di accettazione del maschile che è in una donna, della madre interiore contrapposta a quella biologica, di un nocciolo inconscio che possiamo sperare solo di sfiorare. È possibile riconoscersi nel desiderio di continuità, ma anche nella necessità di cambiamento. Nella volontà ferrea e nel coraggio, necessari per mettere in discussione le proprie convinzioni, non solo quelle adolescenziali.
Ora credo che si possa intuire il significato del titolo Transito, per me davvero indovinato, se non particolarmente originale: chi è in movimento non può che transitare da un luogo della mente a un altro.

 

Aixa de la Cruz, Transito, pp. 127, €15,00 – Roma, Giulio Perrone, 2018.

Giudizio: 5/5