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Binari di Monica Pezzella

[1]Nel suo libro intitolato La profondeur des sexes, Fabrice Hadjadj, saggista e polemista cattolico, dichiara che la sodomia ha un «carattere apertamente spirituale» e che questa spiritualità è un errore perché congiunge un «angelismo corporeo» (e dunque un certo rifiuto della carne) a una pretesa restaurazione dell’Eden (o alla fabbricazione del cocooning, di una zona comfort ecc.).[1] [2] Una condizione non troppo dissimile, ma senza ciò che per Hadjadj implicherebbe di moralmente problematico (e dunque per noi di indiscutibilmente noioso), è ciò che racconta questo breve romanzo (o racconto) di settanta pagine dell’esordiente Monica Pezzella.[2] [3]

Marcel è un giovane architetto; vive in una città qualunque (ma non lontano dal mare); ha liaisons passionali con donne, relazioni sentimentali (con Anne, con Vittoria); ha una certa quale aria di normalità (che è soprattutto normalità del vivere e della contingenza). Un giorno, a un ricevimento, incrocia Ale, un ragazzo alto e slanciato, probabilmente bello, che fa la marchetta, l’accompagnatore. L’incontro è in certo senso propiziato dal discorso che un ospite, a un ricevimento in tutto simile a quello che si sta svolgendo in quel momento ma precedente, tiene sull’amore (come un convitato e come un bevitore del Simposio platonico). L’ospite racconta di quell’istante estatico in cui l’amore lo ha acceso nella contemplazione di «un enorme crocifisso sospeso»; e conclude: «È stato anche quello un’attrazione ormonale» (p. 18). La frase riecheggia nella mente di Marcel dopo quel suo incontro fugace con Ale.

Torno ad Hadjadj e, soprattutto, alle sue citazioni da Giuda. Il quale afferma che i falsi dottori interpretano a piacimento la grazia (un po’ come l’ospite al ricevimento) e che come gli abitanti di Sodoma, della opima Sodoma, inseguono «una carne diversa» (Gd 4-7).[3] [4] Anche Marcel interpreta a piacimento la grazia di Ale; anche Marcel insegue una carne diversa; anche Marcel cerca (vuole) la realtà spirituale, angelica della sodomia (e cioè un eros slegato dalla riproduzione).[4] [5] Il sesso con le donne, per Marcel, non è che appetito da soddisfare subitaneamente; quello con il giovane Ale è ancora desiderio ma inappagabile, è sospensione dell’appagamento, differimento, è entusiasmo (ἐνθουσιασμός), un plaisir de descendre, direbbe ancora il moralista, ma dans le plaisir. Perché infine: «Che importanza ha dove si va a finire? Non è felice adesso?» (p. 67); non «precipita in uno stato di grazia» (p. 68)?[5] [6] (Piacere è tastare l’oggetto del proprio eros).

Naturalmente c’è un dramma, un dramma che non si svelerà qui al lettore. L’Eden, la casa (p. 43), il bozzolo, la χάρις (la grazia dell’altro) non bastano, non possono bastare; infine si apre il tempo della μελέτη θανάτου (meditazione della morte).

Ma c’è di più. Quella voce che finisce con il raccontare l’intera vicenda, voce attribuibile al narratore e al contempo al revenant di Marcel, testimonia di una profonda sfiducia nella parola o, per meglio dire, nel logos, nel discorso, nel prima e nel poi del discorso (senza distinzione di logos, discorso razionale o filosofico, e di mythos, narrazione, che non mette conto considerare qui). Che poi è sfiducia nella capacità del discorso di rispecchiare (imitare) l’ordine ontologico.[6] [7]

Ecco allora una voce che, trascrivendosi (scrivendo oltre), incarnandosi, espone la propria fragilità, la dimenticanza (memoria) da cui proviene, la parzialità nel rispecchiare la cosa, la responsabilità verso l’altro. E così Marcel (una delle incarnazioni di questa voce) sente «la disperazione di non voler essere una cosa separata da [Ale]»; desidera «muoverglisi dentro, avere tutto il corpo in ogni singola unità viva»; accanto alla cosa, non potendola possedere (dire) interamente, «Marcel si [sente] vincolato, piccolo, arido» (p. 23). Parzialità (imperfezione), intermittenza (memoria), accidentalità (evenemenzialità) di una voce (o sapere o pensiero) che, al di là di ogni διαίρεσις (diairesis), formula sempre nuove parole, le accumula (anche forzando la sintassi e la logica), nel tentativo reiterato e disperato di contenere completamente la cosa: e cioè di dirla interamente, di raccontarla interamente, di corrisponderle (cor-risponderle) interamente, escludendo una ulteriorità.[7] [8] (Marcel vuole Ale sempre accanto a sé, vu0le toccarlo quando gli pare, guardarlo ogni minuto, vederlo «trascorrere», p. 26).

La voce (o Marcel o la narratrice) spiega ciò che ha fatto, spiega il suo procedimento, il processo (ut actu ex actu): «Sapere di aver messo la storia nella struttura di un treno con testa e coda smontabili e intercambiabili a seconda della direzione ma continuare a vederne una sola, di direzione»; e ancora: «Riconoscere soprattutto che per quanto tragico è bello essere manovrati da lui, peccato l’impressione di non avere sotto i piedi un binario» (p. 41; si veda anche p. 49). Il racconto, effettivamente, inizia con un capitolo intitolato ‘fine’ e finisce con un capitolo intitolato ‘inizio’; e forse può essere letto a partire dalla fine. Ma quell’unica direzione intravvista resta unica perché (a senso) unico è l’approfondimento, unico il plaisir de descendre, unica l’eventualità di quella voce.

Monica Pezzella, Binari, Terrarossa, 2020, pp. 73, € 13,00 (in uscita il 26 novembre).

Giudizio 4/5

 

[1] [9] Fabrice Hadjadj, Mistica della carne. La profondità dei sessi, Medusa, Milano, 2009, pp. 97-98.

[2] [10] Monica Pezzella, Binari, Sperimentali, TerraRossa, 2020, pp. 73. Bella, come sempre, la veste grafica.

[3] [11] Hadjadj, p. 97.

[4] [12] Anche per Marcel l’amore è una faccenda ormonale, una schiavitù fisica (p. 22). Ma importa davvero questo ‘fisiologismo’?

[5] [13] Grazia è parola ricca di significati e c’è ancora il colpo di grazia.

[6] [14] Proprio il viavai nella stazione ferroviaria suggerisce a Marcel alcuni interrogativi sull’unità dello psichismo (umano); e, per esempio, «come l’uomo si mantenga insieme» e come incrociando «centinaia di altre unità in movimento» possa mantenere «un percorso coerente con il suo prima e il suo dopo» e una sostanziale consapevolezza di sé. (Ma questi sono anche i problemi della scrittura come si vedrà fra poco). Allora è (sarebbe) la casa («[il] proprio insieme chiuso») a confermare «che dentro il formicaio c’è ordine» (p. 43).

[7] [15] Come avviene nell’angelismo corporeo, che rigetta (rigetterebbe) lo scopo ‘biologico’ del sesso (e cioè la procreazione) «pur spingendo la bestia dove desiderano che essa li conduca» (Hadjadj, p. 98).