- Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni - https://www.cabaretbisanzio.tk -

Verrà il lupetto grigio di Brian Phillips

[1]Chissà che Adelphi non intenda tradurre per intero Impossible Owls, Essays from the Ends of the World (Gufi impossibili…), raccolta di saggi nonché primo libro di Brian Phillips, giovane scrittore americano (firma di «Frantland», «MTV News», «New York Time Magazine», «The New Yorker», «Slate», ecc.) residente in Pennsylvania. Stralci di critica (americana e non solo americana) annunciano uno scrittore stravagante, spiritoso, se non esilarante; e pagine bellissime e ovviamente powerful (un aggettivo che andrebbe decisamente bandito); secondo Supriya Nair, Phillip porta il saggio americano in una nuova direzione – vale a dire inedita. Ho compulsato velocemente il volume e m’è parso di leggere un autore brillante alle prese con una materia stravolta (l’espressione è di Manganelli). Esatta anche l’avvertenza ‘adespota’ (di Amazon): saggi che si leggono come racconti. E d’altra parte si tratta anzitutto di reportage giornalistici, documentarî.

Ciò detto Verrà il lupetto grigio (The Little Gray Wolf Will Come), quarto numero dei «Microgrammi» adelphiani e quarto saggio di Impossible Owls, è, in effetti, un ‘racconto’ – e un racconto che si fa leggere con grandissimo piacere. Suo contenuto ‘manifesto’ la biografia (succinta) di Jurij Norštejn, il settantottenne maestro del cinema d’animazione russo, «il più bravo al mondo», come si sente ripetere, sebbene «tragicamente autolesionista» (p. 11); e un resoconto abbastanza puntuale dell’opera sua che, a conti fatti, non supera le due ore – di quest’opera nota, se non notissima, che a distanza di quarant’anni continua a sorprendere non solo per la sua ‘poesia’, parola che non si vorrebbe utilizzare nemmeno virgolettata, ma anche per la forma, per la tecnica – illusionistiche, portentose. Guardatevi su YouTube L’airone e la gru, Il riccio nella nebbia, Il racconto dei raccontiIl racconto dei racconti dove compare il lupetto del titolo.

E però si capisce subito che Phillips ama il suo ‘personaggio’, ama questa figura di eremita che difende la propria clausura dal mondo là fuori, da Putin, di cui mette in mostra fotografie in «espressioni ridicole» (p. 31), e che nondimeno concede interviste, tiene conferenze, pour l’argent, in cui torna sul Cappotto (da Gogol, ovviamente), l’opera estrema a cui lavora da quasi quarant’anni senza riuscire a condurla a termine. Norštejn, dunque, «settantaquattro anni [oggi settantotto], barba bianca, tarchiato, basso, sofisticato e malizioso», Norštejn «seduto davanti a un sipario oro pallido, in una camicia stropicciata, con un bozzo sul naso grande come un guscio di pistacchio»; Norštejn, dunque, Norštejn il romantico, l’immaginoso, il misoneista, il pagliaccio (p. 14). Come si fa a non amare un personaggio simile?

Da leggere.

Brian Phillips, Verrà il lupetto grigio, traduzione di Francesco Pacifico, Microgrammi, 4, Adelphi, Milano, 2020, pp. 33, € 1,99.

Giudizio: 4/5