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Un metro lungo due metri di Mauro Orletti

di Fancesca Fiorentin

Innumerevoli saggi e biografie su Andreotti, Craxi, Cossiga e altri politici sono presenti nelle librerie. Ci chiediamo, insieme all’autore, come è stato possibile che Remo Gaspari sia stato in carica come ministro per un tempo così lungo, senza subire scosse di sorta, dal 1969 al 1992: ben dieci legislature, sedici volte ministro, mai messo da parte nei cambi di governo. L’autore non lo sa, non trova fonti storiche esaustive su Remo Gaspari, né libri dedicati alla sua vita.

E allora il bravo Mauro Orletti ricorre a tecniche e contenuti narrativi molteplici che si intersecano. Così, tra biografie di uomini politici e aneddoti, autobiografia e scorci della situazione sociale dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta, si dipana il racconto della carriera politica del ministro, attaccato alla natia terra d’Abruzzo come può esserlo un padrone, un grosso proprietario terriero. D’altra parte, quello abruzzese, è un territorio conosciuto in profondità anche dall’autore che vi è nato e vi ha vissuto.

Era, Gaspari, un ministro autorevole ma amico di tutti, alla mano, al punto che fu il primo a sapere del covo dei brigatisti di Moro. In una ben strana maniera; un caso che ha dell’incredibile, o forse dell’impossibile. Con una conclusione sbrigativa e paradossale: la questura, attivata per verificare il covo, non trova niente; ciò che fa pensare che non abbia perlustrato l’appartamento e che abbia mandato un solo poliziotto a osservare i movimenti, per il tempo di una giornata.

Si sono rinvenute prove terribili di malgoverno, prove sul coinvolgimento dei servizi segreti, sulle collusioni fra lo Stato e la mafia, ma su quest’uomo, uno che ha avuto potere per così lungo tempo, non è emerso nulla o sono emerse inezie (l’uso per scopi privati dell’elicottero del ministero). Gaspari è un fantasma nella politica italiana, aiutato dal fatto che non amava i riflettori o che sapeva spegnerli al momento giusto. Allora, anche la cronaca rosa e la cronaca familiare, i piccoli segreti, le storie di minor valore, indubbiamente aiutano a capire.

Gaspari si laurea in giurisprudenza e sposa la figlia di un grande avvocato di Roma. Il ministro e la sua famiglia non saranno colpiti mai da alcuna indagine come invece accadrà a un altro grosso avvocato abruzzese, il padre della ragazza di cui l’autore è innamorato. (Verrà ucciso da dei sicari e il processo non individuerà nessun colpevole; dalle carte del processo si aprirà una voragine di storie di malaffare e attività finanziarie spregiudicate).

In principio fu la conoscenza e l’intrallazzo: Peppino Spataro, che è il politico abruzzese più importante della Prima Repubblica, ha due figliocci, Remo Gaspari e Lorenzo Natali, in competizione fra loro. Mentre Lorenzo Natali ha combattuto ed è stato ferito dai nazifascisti, Remo Gaspari si trovava, durante la guerra, a combattere insieme ai tedeschi in territorio russo. Ecco il primo complesso di inferiorità di Gaspari nei confronti di Natali. Eppure, Gaspari sarà sempre al centro della vita politica del paese, anche se sullo sfondo, in ombra.

Dopo la discesa politica di Peppino Spataro, e di quella di Fanfani, il politico abruzzese resta in sella con diversi ministeri in mano. L’unico evento in cui Gaspari emerge come protagonista è il disastro dell’alluvione in Valtellina. Il ministro Zamberletti, un tecnico esperto nel campo idrogeologico che lavora nelle macerie insieme agli uomini della valle, è sollevato dal suo incarico di ministro della protezione civile, misteriosamente, senza motivo. Viene nominato al suo posto Remo Gaspari, che va nei luoghi dell’alluvione e ci sta un giorno, poi torna al luogo natio, Gissi. Una bella figuraccia e su di lui pioveranno aspre critiche, in primis quelle della popolazione della Valtellina.

Proprio il suo rivale, Lorenzo Natali, è, invece, un onesto e ottimo politico. Natali ha un comportamento ineccepibile verso il nostro paese perché, quando viene chiamato alla commissione europea a Bruxelles, fa i bagagli e dimostra di essere un funzionario esemplare, e nonostante conquisti la stima e la profonda ammirazione di Delors, viene messo da parte alla fine del mandato per fare spazio ad altri. Gaspari resta ministro.

Gaspari, il fantasma, agisce sempre per garantirsi un posto al sole (anche questo è un paradosso); passa indenne attraverso le nomine di diversi presidenti del Consiglio (Moro, Leone, Rumor). Ma quello che è più astuto e machiavellico in Remo Gaspari è il fatto di far dimenticare, di non menzionare i propri errori politici. Per esempio l’essersi esposto a favore della costruzione di un’industria chimica in val di Sangro. Le molte e varie proteste bloccano il progetto, lui, beffato, si comporta come niente fosse accaduto, come se non fosse stato uno dei risoluti sostenitori del progetto.

Nell’agosto 1987 è costretto a tornare in Valtellina per il pericolo di esondazione del lago formatosi dopo la frana. Ci torna, di malavoglia. La decisione di attuare un piano di tracimazione controllata delle acque del lago, piano consigliato dai tecnici, potrebbe non avere un risultato sicuro, come del resto altre alternative. Per una volta, e per caso, Gaspari prende una decisione vincente. La tracimazione controllata del lago eviterà il disastro.

Il titolo, Un metro lungo due metri, definisce bene il paradosso di un tipo umano, psicologico e razionale, capace di sgattaiolare e di muoversi verso la vittoria anche partendo da una situazione disperata. Gaspari, metaforicamente, segna il passaggio da una geometria euclidea a una non euclidea; è il miracolo della metamorfosi e della capacità di resistenza di una fibra di un metro tirata fino a due.

 

Un metro lungo due metri di Mauro Orletti, Exòrma, Roma, 2022, € 17,00.

 

Giudizio: 4/5


3.12.2022 Commenta Feed Stampa