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Memè Scianca di Roberto Calasso

di Lorenzo Leone

Un ‘memoriale’ minimo e frammentario – ma ‘frammentario’ non ha significato deteriore – che si interrompe negli anni dell’adolescenza, nel 1954, con l’abbandono di Firenze, il trasferimento a Roma – e Roma, scrive nella penultima pagina, «fa già parte dell’oggi» (p. 95).

L’occasione, accenna Calasso, l’occasione del racconto di quei «primissimi anni» (p. 11) e della guerra e del primo dopoguerra a Firenze, dell’arcipelago famigliare, della fisionomia del ragazzino ‘scomparso’, nelle domande dei figlioli, una mite «notte di fine primavera», non lontano dal lago di Garda, giusto qualche mese fa. Ma è segnatamente notabile che tutto ciò abbia trovato la strada della scrittura in limine, sulla soglia (Calasso scompare il 28 luglio 2021). «Il mio primo libro di memorie cominciai a scriverlo a Firenze, quando avevo dodici anni» (p. 12); «Dopo quel tentativo, subito interrotto, l’idea di scrivere di me stesso si è dileguata fino a oggi, dopo quasi settant’anni» (p. 13).

Preliminarmente una ‘fenomenologia’ della memoria, ispirata dalla lettura di Ai miei figli di Florenskij: nessuna «progressione lineare», perché una progressione lineare è mendace, illusoria, quantunque, a distanza di decenni, si finisca per dubitare anche di ciò che ci si rammenta e «si diventa scribi di se stessi» (p. 15).

Segue, frammentario ma nitido, il racconto degli episodi minimi o straordinari: la scheggia che frantumando il vetro della finestra va a conficcarsi a pochi centimetri dalla testa del bambino dormiente nella soffitta di via Cavour a Firenze; il glicine fitto («fu il primo colore che contemplai», p. 21) che colma il balcone sbrecciato della villa di famiglia di San Domenico sotto Fiesole; la corsa delle Mille Miglia che passa sotto la finestra dello studio del padre in viale Regina Margherita; la scoperta della musica e della lettura o dei libri (e della Recherche a tredici anni) nella casa dei nonni Codignola, dell’erotismo, attraverso le illustrazioni di Doré dell’Orlando Furioso; le visite ai negozi di via Tornabuoni ecc.

E poi ecco la cornice delle figure memorabili o storiche: Giorgio La Pira che lo invita a pregare; Frau Bloch (Grete Bloch), madre (forse) di un figlio di Kafka, amica di famiglia; amici di famiglia pure i Pasternak, con l’esclusione di Boris (di Lydia è ospite a Oxford dove la sorprende la notte, al rientro, in cucina con il cappotto); Bianchi Bandinelli – fra i tre professori antifascisti arrestati dopo l’omicidio Gentile (Ranuccio Calasso, padre di Roberto e Renato Biasutti gli altri due) – che nel maggio del ’38 «aveva avuto il compito di illustrare al Führer, in perfetto tedesco, i capolavori degli Uffizi» (p. 82); Bandinelli che sullo strapuntino, nell’auto di Hitler e Mussolini, pensa a un attentato «ma non si risolse» (p. 89); Gerhard Wolf, console tedesco in Italia, che salvò i tre, soccorse gli ebrei.

Un librino composto di episodi di aneddotica vissuta, come si sarà capito, e una esposizione non priva di certo pudore. Chi ha voluto bene a Calasso non può tralasciarlo.

Roberto Calasso, Memè Scianca, Adelphi, Milano, 2021, pp. 96, €12,00.

 

Giudizio 4/5


29.08.2021 Commenta Feed Stampa