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Qui non crescono i fiori di Luca Giordano

[1]«Il cielo si sta sciogliendo» e, poco dopo: «Terra ed erba bruciata. Sono due capoversi stringatissimi reperibili sulla prima pagina di Qui non crescono i fiori, esordio narrativo di Luca Giordano del 2013 (per Isbn Edizioni) che esce oggi per TerraRossa nella collana ‘Fondanti’ (accattivante veste grafica e tre illustrazioni del bravissimo Francesco Dezio che compendiano tutto il racconto ma solo dopo averlo percorso tutto).

Ma torno ai due capoversi per aggiungere che sul calore, sia quello del sole o quello del fuoco, in qualche modo il racconto vi torna e ritorna con certa insistenza fino a fissarne un (il) valore simbolico. Un cielo che si scioglie è un cielo che fonde come la plastica; ma il calore che fonde, che liquefà, che fa traspirare i corpi, prosciuga anche, incenerisce, lascia cicatrici – e uccide. (Il fuoco diceva Bachelard, è un essere sociale). Sull’isola brulla e desertificata, nel mezzo del Mediterraneo, a sud della Sicilia, non crescono i fiori.

A contrastare, si direbbe, nell’ordine simbolico, l’acqua o lo stato liquido: un acquazzone propizia l’incontro fra il giovane Mario e Alice, la coppia che genererà i due figlioli il cui contrastato rapporto, senza ombra di ironia o di grottesco, quasi canonico, ordisce la trama narrativa; ma il mare e una gita in barca e un bagno al largo sono occasioni felici per Mario e per i suoi figli adolescenti (come lo erano per Mario e Alice molto tempo prima).

Sennonché, come si sa, in ogni ordine simbolico i simboli tendono ad assumere significati contrastanti. Così le superfici equoree si increspano e inghiottono i genitori di Pietro, il giovane amico della famigliola, impegnati in un tentativo disperato e sconsiderato di salvare migranti sui gommoni; e così il sangue sgorga dalle ferite e liquami e ferite scuotono gli istinti degli esseri, delle creature, incoercibilmente; e così il vino stordisce, istupidisce, acceca.

Sulla piccola isola, terzo manifesto simbolo, paradiso e prigione a un tempo, mèta turistica e approdo di naufraghi, l’isolano diviene l’inadeguato, l’imperfetto, il dubitoso e il reietto. Non c’è personaggio le cui aspettative non siano deluse nel suo perimetro claustrofobico – tutti rinchiusi dall’isola e rinchiusi in se (sé) stessi, soliloquianti (l’unico che abbia bisogno di comunicare sebbene compulsivamente è il nuovo medico giunto da Milano: un alieno).

E in questo piccolo mondo o palcoscenico, un ragazzino immagina di trovare un amico in un cane.

Qui non crescono i fiori è un libro interessante; ha una sua coerenza serrata, un suo ritmo rodato. La prosa è asciutta e svelta; il lessico semplice, quotidiano. Da leggere.

 

Luca Giordano, Qui non crescono i fiori, TerraRossa, 2021, pp. 210, € 15,90.

 

Giudizio: 4/5