Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Letture > Nietzsche, il politeismo e la parodia di Pierre Klossowski

Nietzsche, il politeismo e la parodia di Pierre Klossowski

di Lorenzo Leone

Avviata la pubblicazione di numerose opere di Pierre Klossowski,[1] Adelphi ha fatto uscire recentemente i due saggi su Nietzsche già apparsi nel catalogo SE con il titolo Nietzsche, il politeismo e la parodia.[2] Trattasi del testo della conferenza tenuta preso il Collège de Philosophie nel ‘57 intitolata Nietzsche, le polythéisme et la parodie e del testo introduttivo alla Gaia scienza intitolato Sur quelques thèmes fondamentaux de la «Gaya Scienza» de Nietzsche.[3]

La traduzione di Giuseppe Girimonti Greco, per il solito accurata, scevera il dettato nietzschiano da quello klossowskiano senza trascurare l’effetto di fusione voluto dal saggista (ciò che non manca di rilevare G.G.G. nella sua nota ai testi). Da apprezzarsi ancora l’adozione della versione italiana di passi nietzschiani dall’edizione critica Colli-Montinari e l’apparato delle fonti con i suoi rinvii precisi (preziosissimo!).

Quell’effetto voluto e la peculiare maniera di appropriarsi dei testi possono indurre un qualche dubbio sul disegno di Klossowski. Perché se vi è un intento parodico, esso intento non si limita alla caricatura dell’intonazione accademica (si veda la nota di G.G.G., p. 109). Di ciò Klossowski pare assai consapevole. Scrive, infatti: «Non potrei sottrarmi al rimprovero di nascondermi dietro il pretesto di voler mostrare il significato della parodia in Nietzsche per fare io stesso una parodia, e dunque di parodiare Nietzsche» (p. 53); e d’altra parte «nessuno quanto Nietzsche induce il suo interprete a parodiarlo» (p. 54). Klossowski sembra qui (intendo in questi scritti) davvero uno sciamano che batte sul tamburo, uno sciamano che ode voci inudibili per gli altri: le voci, le anime, i dèmoni di Nietzsche. In questo recensire voci compare giustappunto la parodia, ma senza derisione, ché l’inversione ironica non avviene «sempre a spese del testo parodiato».[4] Aggiungo: la parodia ma anche la letteratura, perché «una vocazione stilistica fa sì che questi testi divengano in qualche modo suoi».[5]

Forse la frase rivelatrice, se mi si passa l’espressione, è questa: «Nietzsche ha sviluppato non una filosofia, bensì […] delle variazioni su un tema personale» (p. 55). Che Klossowski parlasse ‘larvatamente’ di sé? Il motto di Descartes (larvatus prodeo) sarebbe anche di questo ‘figlio’ del sincretismo del XX secolo? Perché un pensiero unico e un pathos incomunicabile (ininsegnabile) e un simulacro di dottrina, tale e quale l’eterno ritorno nietzschiano (vedasi p. 103), Klossowski li rivendicava. Obbligatoriamente «sous le signe de Roberte», sotto il segno di Roberta, come avrebbe scritto.[6] Significativo il fatto che di tutta la sua produzione anteriore a Roberte ce soir salvasse solo questo saggio su Nietzsche e il politeismo; significativo, in altre parole, che rimarcasse una discontinuità e un inizio.

Allora Nietzsche non sarebbe che una maschera di Klossowski. (Forse cronologicamente la prima, ma che dire di Sade?). E qui si precisa ulteriormente il senso della parodia, della disposizione parodica e citatoria, che non è (o non sarebbe) che variazione su un tema o pensiero, variazione illuminativa di un tema o pensiero. Ed è come se Klossowski raccogliesse le stravaganze (extra-vagantes) di Nietzsche. A chi appartiene questo tema, le cui variazioni ritroviamo in tutta l’opera matura e non ‘rinnegata’? La domanda tradisce alquanta ingenuità. Invero esso tema è di tutti e di nessuno. Conato incomunicabile che incontra la sua possibilità nel pathos e la sua espressione indiretta nel simulacro.

Assumo come concessa la mia ipotesi e mi soffermo un momento sulla lettura dell’aforisma 337 della Gaia scienza. Penso all’uomo dell’aforisma, all’uomo che vorrebbe sentire la storia universale «come la sua propria storia».[7] Scrive Klossowski: «Questa condensazione dell’umanità passata in una sola anima può realizzarsi soltanto nell’oblio di un presente ‘storicamente’ determinato, in un oblio con il favore del quale si liberano le risorse dell’anima, che sono poi la sua forza plastica di assimilazione» (p. 27). Ora, questo uomo è sicuramente l’uomo in generale (dei tempi moderni) e però Klossowski ha bisogno che questo uomo sia Nietzsche.[8] Ne ha bisogno perché Nietzsche, nella follia, avrebbe effettivamente perduto il suo presente storicamente determinato, la sua identità personale («[…] io sono tutti i nomi della storia» scrive a Jacob Burckhardt da Torino il 6 gennaio 1889), attinto il fondo inescambiabile che non significa nulla:[9] finale e sarcastica epifania che aveva avuto una ‘ratifica’ stravagante o disperata, delirante dopo tutto, nell’amor fati come fatum voluto (p. 42); nell’acquiescenza, cioè, al divenire nella permanenza dell’essere, alla metamorfosi.

Che Klossowski fantasticasse di essere folle? Se non altro folle avrebbe definito quel suo pensiero unico.[10] Inoltre si proclamava monomane.[11] (Ciò che, tutto sommato, non stupisce). E verrebbe da celiare sul suo stupore nel mentre il fratello Balthus, presente Arbasino, lo istruiva sulle origini nobili della famiglia.[12] In fondo si scopriva l’erede, se non di ogni, almeno di un qualche «tratto aristocratico di tutto lo spirito passato»;[13] in fondo si attribuiva un nome della storia.

 

Pierre Klossowski, Nietzsche, il politeismo e la parodia, Adelphi, Milano, 2019, pp. 116, € 10,00.

Voto: 5/5

[1] Segnalo qui Il bafometto (2017) e Il Bagno di Diana (2018).

[2] Pierre Klossowski, Nietzsche, il politeismo e la parodia, a cura di Federico Ferrari, SE, Milano, 1999.

[3] Confluirono poi nella raccolta Un si funeste désir (Gallimard, Paris, 1963).

[4] Linda Hutcheon, A theory of Parody, New York-London, Methuen, 2985, p. 32.

[5] Così Manganelli su Camporesi.

[6] Pierre Klossowski, Les Lois de l’Hospitalité, Gallimard, Paris, 1965, p. 7.

[7] Friedrich Nietzsche, Idilli di Messina, La Gaia scienza e Frammenti postumi (1881-1882), Opere V/2, Adelphi, Milano, 1965, p. 197.

[8] Si legga però il seguente frammento dell’inizio del 1882: «Voglio vivere nella mia persona tutta la storia e assimilare tutta la potenza e la violenza, senza inchinarmi davanti a un re o a qualsiasi altra grandezza» (Friedrich Nietzsche, idilli di Messina, La Gaia scienza e Frammenti postumi (1881-1882), Opere V/2, cit., 17[4], p. 461). Il passaggio, peraltro, è tratto dal saggio sulla storia di Emerson: «He [l’uomo] should see that he can live all history in his own person. He must sit solidly at home, and not suffer himself to be bullied by kings or empires, but know that he is greater than all the geography and all the government of the world».

[9] «Notre fond justement n’est pas échangeable, parce qu’il ne signifie rien» (Pierre Klossowski, Nietzsche et le cercle vicieux, Mercure de France, Paris, 1968, p. 68).

[10] Un’idée folle e anche un fait vécu. Si veda Jean-Maurice Monnoyer, Le Peintre et son démon, entretiens avec Pierre Klossowski, Flammarion, Paris, 1985, p. 17.

[11] «Rentrez donc votre magnéto, mais tenez bien ceci pour la joie de mes détracteurs: je ne suis ni un ‘écrivain’, ni un ‘penseur’, ni un ‘philosophe’ – ni quoi que ce soit dans aucun mode d’expression – rien de tout cela avant d’avoir été, d’être et de rester un monomane» (Pierre Klossowski, La Ressemblance, Edition Ryōan-ji, 1984, p. 91).

[12] Si veda Alberto Arbasino, Parigi o cara, Adelphi, Milano, 1995, p. 311.

[13] Friedrich Nietzsche, idilli di Messina, La Gaia scienza e Frammenti postumi (1881-1882), Opere V/2, cit., p. 243.


20.08.2020 Commenta Feed Stampa