Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Letture > La danza della parola di Giulio Giorello

La danza della parola di Giulio Giorello

di Lorenzo Leone

… as mine and worth as much. That is to say, worth a brass farthing.

Mark Twain

Che cosa non si è ancora detto dell’ironia (pro et contra oppure pro aut contra)? Figura della distanza, sebbene sentimentale, indi raffreddamento del pathos se non sua ‘sottolineatura’ nel sarcasmo (hostilis irrisio); figura del linguaggio (del λόγος), talvolta insidiosa, vischiosa, opacizzante (ambigua); sguardo di superficie umoristico, diffidente o timoroso della profondità (serietà); dissimulazione di sé o della propria ‘sapienza’ (pendant del bon ton dice Kierkegaard); arte maieutica (ovviamente), eteria e conversazione (Jankélévitch)… Che dell’ironia si sia detto tutto è da supporsi se non da sperarsi (si celia!).

A ogni buon conto l’ultimo libretto di Giulio Giorello, che è recentemente scomparso, è un ‘saggio’ sull’ironia. Ma il suo taglio e il suo tono, pur non rinunciando a certo equipaggiamento intellettuale, sono ‘giornalistici’ – senza nocumento, beninteso, poiché gli intenti (e gli entusiasmi) sono divulgativi. Chi ha conosciuto Giorello vi ritroverà invero la sua comunicativa, il suo umorismo, la sua ironia. E la sua drôle de manie di infilare un po’ ovunque il fumetto e la pop culture (la sua introduzione alla traduzione italiana di Uncommon Sense di Alan Cromer, si ricorda, principiava con alcune vignette tratte da Topolino).

Anzi, in questa Danza della parola, un intero capitolo, il primo, è dedicato al fumetto. Per il lettore, una rassegna non-stop di personaggi disneyani, di Charles Schulz, di Bonelli (l’ideatore di Tex Willer); e dei loro ‘numeri’ perché «il fumetto», assicura il Nostro, «è territorio ironico per eccellenza» (p. 29). Ma, congiuntamente, molta letteratura ‘alta’ e ‘bassa’ in questo volumetto: da Agatha Christie a Poe, da J.J. Connington a Musil, da John Dickson Carr all’Ulisse di Joyce; e poi, ancora Swift, Platone, Berkeley e Nietzsche (Nietzsche che ‘suggerisce’ il titolo) e il barone di Münchhausen, quel personaggio bizzarro, quel non-personaggio, che cavandosi dalla fanga con il pigliarsi per il codino ‘significa’ qui il periglioso regressus in infinitum dell’ironia ecc. Letteratura di cui si indagano i proponimenti satirici, canzonatorî, antidogmatici, lo sguardo obliquo, il pensiero analogico, l’adiaforia. E allora «la cultura», in senso olistico, è o diviene «essenziale» (p. 63), perché l’ironia che se ne nutre, anche tagliandola con il coltello (come il νοῦς, l’intelligenza che separa le omeomerie), è altrimenti incomprensibile. È da dubitarsi per esempio (l’esempio è di Giorello) che senza ‘istruzione’ certi ‘sottintesi’ di quest’ultima frase del settimo capitolo (parte I) del Mann ohne Eigenschaften sarebbero precisamente perscrutabili: «Zwei Wochen später war Bonadea schon seit vierzehn Tagen seine Geliebte», «Due settimane dopo Bonadea era la sua amante già da quindici giorni». Con il che si allude a ciò cui si allude.

Due preoccupazioni rimarchevoli. La prima: che l’ironia sia scomparsa – o si sia eclissata. E qui basterebbe osservare la scena pubblica e la politica delle bocche schiumanti o la rete (Web) per alimentare il pessimismo, ma, scrive provocatoriamente Giorello, «tra tanti ‘musoni’, non potrebbero formarsi […] delle compagini di ironici?» Compagnie itineranti di individui ironici per un pubblico magari esiguo? (p. 52). Ma a ciò si lega la seconda preoccupazione o dubium o interrogativo: si può insegnare l’ironia? È realizzabile una ‘scuola di ironia’? (p. 84). «Supponiamo che entri in classe un professore libertario che dica ai suoi studenti: ‘Disobbeditemi’. Bel problema: se gli disobbediscono, gli obbediscono; ma se gli obbediscono, gli stanno disobbedendo». Eppure proprio questa sarebbe una ‘lezione di ironia’ (p. 85).

E ancora e da ultimo, contro «schemi, categorie, istituzioni rigide» non v’è che lo strumento civile dell’ironia che ha «doti a un tempo distruttive e creative». Ovviamente «nel solco» dell’Illuminismo (p. 105).

Giulio Giorello, La danza della parola. L’ironia come arma civile per combattere schemi e dogmatismi, Mondadori, Milano, 2019, Euro 17,00.

Giudizio: 4/5.


23.06.2020 Commenta Feed Stampa