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Non qui, non altrove  di Tommy Orange

di Giulietta Isola

«Essere indiano non ha mai significato il ritorno alla terra. La terra è ovunque, o in nessun luogo.»

Ogni anno, a Oakland, in California, gli indiani d’America organizzano un raduno, una grande festa della nazione perduta e indimenticabile, il tradizionale Pow Wow. Migliaia di nativi , gli indiani urbani, confluiscono nella città californiana, è l’occasione per ritrovarsi e  per cercare l’uno nell’altro una patria, per riavere, almeno per un giorno, un luogo che sia  solo loro. Ognuno partecipa a modo suo . ll giovane Dene vuol girare un documentario e sta raccogliendo testimonianze per onorare e tenere  viva la memoria dello zio, Edwin ,di origini miste, entra a far parte  dell’organizzazione  per pacificare la sua anima in bilico , Jacquie cerca di riprendere le fila della sua vita disperata attraverso quella famiglia che non sa più di avere. Sono questi alcuni dei personaggi che  popolano il romanzo, con le loro storie maledette e potenti, aspettano di vivere una giornata speciale  che si rivelerà fatale per tutti. I nativi americani sono stati decimati e quelli rimasti  sono spesso costretti a vivere lontani dalle loro usanze e tradizioni, il senso di gruppo si è esaurito,  molto si è  perso, è invece rimasto un grande senso di vuoto ed un’occasione per vincere, anche solo per un giorno , questa solitudine è la partecipazione all’evento. Sappiamo che i bianchi si presero tutto, i nativi superstiti furono relegati nelle riserve, oggi molti vivono nelle città spesso in condizioni di grande disagio, vite che hanno la forma della siringa, della bottiglia, della pipa. Tommy Orange, membro delle tribù Cheyenne ed Arapaho, ha scritto un romanzo a più’ voci e per una voce sola: quella del popolo dei nativi, una lettura forte, insolita  ed emozionante . Ho faticato un po’ a ricordare i nomi, ma la penna dell’autore fluida e scorrevole ed  i capitoli brevi aiutano molto, mi è stato subito chiaro l’intento di far parlare un popolo seppur tramite la voce di singoli individui,  le storie si intrecciano mantenendo una loro speciale unicità , nessun stereotipo o personaggi banali, solo un insieme di outsider in cerca del loro posto nel mondo. Queste voci che urlano la propria rabbia, frustrazione, verità  non possono essere messe a tacere, le loro storie devono essere gridate a tutti  affinché  il mondo capisca quanto è stata dura la vita di un nativo americano e quanto lo è ancora. Ognuno di loro è  groviglio di sentimenti contrastanti, dolore e disperazione, ognuno di loro prova nostalgia e vuol ricordare la storia di un’identità violata e rubata. I  nativi  al Pow Wow  possono finalmente essere loro stessi, al sicuro, in mezzo a chi li conosce e li accetta senza alcun tipo di finzione ,riescono a vincere la stanchezza della lotta quotidiana alla ricerca della  propria identità in un mondo che, spinto in avanti dall’innovazione,  sembra non avere più spazio per loro.

La penna di Orange, sicura di sé ed acuta, tratta l’argomento con grande passione, si capisce che lo tocca molto da vicino, il suo è un grido di sofferenza, le pagine parlano di solitudine, ma fanno sentire meno soli. Gli indiani d’America, una popolazione fatta di spiritualità e naturalismo, per secoli perseguitata, è qui  rappresentata da tanti personaggi con unico spirito di appartenenza regalandoci l’affresco di un’America assai poco conosciuta. Un esordio veramente speciale ed una lettura molto consigliata.

Siamo il modo in cui sono sopravvissuti. Siamo i ricordi che non ricordiamo.”

Tommy Orange, “Non qui, non altrove ”, ( Trad. S.Stefano Bortolussi) pp  326 , 18,50 €, Frassinelli, 2019

Giudizio: 5/5


25.11.2019 Commenta Feed Stampa