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Un divorzio tardivo di Abraham B. Yehoshua

di Silvana Arrighi

“Il nonno ho pensato è arrivato per davvero fuori piove non è un sogno me lo ricordo bene mi hanno svegliato per davvero perché me l’avevano promesso di svegliarmi subito quando arrivava dall’aeroplano anche se io dormivo per questo avevo ubbidito ad andare a dormire e non aspettarlo alzato. Dapprincipio sì ho sentito discutevano lì al buio perché papà non voleva accendere la luce ma la mamma ha detto gliel’ho promesso e papà ha detto e allora? Avrà abbastanza tempo per vederlo ma la mamma si è impuntata solo per un momento papà vieni a vederlo sono già tre giorni che ti aspetta non la smette un istante di chiedere di te. Che poi non era vero per nulla. “

Yehudà Kaminca, ebreo over sessanta di origine russa, vive negli States con una giovane compagna dalla quale aspetta un bambino: nella speranza di poter dare una risistemata alla sua vita, torna in Israele dopo diversi anni per concludere l’atto di divorzio dalla moglie Na’omi, che anni prima lo aveva accoltellato ed è per questo ricoverata in ospedale psichiatrico. Yehudà si fermerà in Israele solo pochi giorni nella settimana che precede la Pasqua e, oltre a mettere in ordine i propri affari burocratici, incontrerà la propria famiglia: Yael, la figlia primogenita, sposata ad un avvocato maneggione, presuntuoso e superficiale con il quale ha due bambini, Gari e Rakefet; Zwi, single e omosessuale, senza né arte né parte; Assi, cinico professore di storia sposato alla bellissima e romantica Dina, aspirante scrittrice. Saranno questi, ed anche altri, i personaggi cui Yehoshua affida il compito di delineare la trama, cimentandosi in un romanzo circolare, nel quale ognuno racconta un pezzetto della storia dal suo punto di osservazione: nove capitoli, nove giorni, nove narratori, ognuno con le sue nevrosi, ognuno con le sue paure, con le sue aspirazioni (diversi di loro vorrebbero essere scrittori) e le sue fantasie. Tutti i personaggi di Yehoshua mostrano aspetti un poco abietti accanto a lati positivi: la famiglia Kaminca regala così una scena teatrale formidabile. Ognuno si esprime o ricorrendo al monologo interiore oppure parlando a un interlocutore del quale però non sentiamo le parole. Lo stile è talmente particolare da prendere spesso il sopravvento sulla storia narrata: una scrittura sapiente, molto nervosa – a tratti nevrotica. In diversi punti, il romanzo pare scritto come se si trattasse della trascrizione di un testo raccontato a voce, in fretta. Poca punteggiatura, molti a capo, flussi di emozioni. Se non si sapesse chi è Yehoshua – che, per dirla con Pietro Citati, «… possiede un’immensa ricchezza di sensazioni. Ogni senso parla: la vista, l’udito, il gusto, il tatto: forse soprattutto l’odorato, che riempie di profumi l’esistenza dei corpi e delle anime…» – ci si potrebbe chiedere se  questo cambiamento di registro sia vera abilità oppure il riflesso di una incapacità di tenere lo stesso ritmo per un intero romanzo. Ovviamente il dubbio non esiste, il romanzo è straordinario e l’autore molto abile nel gestire un meccanismo narrativo che fa lavorare il lettore, rendendolo attivo e partecipe.

Il romanzo è stato scritto nel 1982, prima de Il signor Mani, ma in Italia è stato pubblicato dopo. Insieme a L’ amante, fa parte di una trilogia di romanzi polifonici, centrati sulla famiglia e, allo stesso tempo, metafora della collettività e dell’identità ebraiche. Ogni personaggio rappresenta un diverso aspetto della società, emerge così una gamma di opinioni diverse, ma i vincoli familiari e affettivi che legano l’uno all’altro consentono di evidenziare e rendere più drammatici i conflitti.

“Allora abbiamo percepito il silenzio nella stanza, e quei quattro che ci guardavano stupiti. Un divorzio la vigilia di Pasqua, poche ore prima del seder, un divorzio rustico, nella biblioteca di un manicomio paesano, tutto avvolto di verde e di fiori, a bella posta ho riempito la stanza di fiori.”

Abraham B. Yehoshua , “Un divorzio tardivo”, (trad. Gaio Sciloni), prima edizione 1996, pp. 362, Einaudi,  lire 36.000.  (Successivamente edito in ET – Einaudi tascabili, 13 € oppure contenuto nella “Trilogia d’amore e di guerra. L’amante-Un divorzio tardivo-Cinque stagioni“, 19 €).

Giudizio: 5/5


18.11.2019 Commenta Feed Stampa