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Tempo curvo a Krems di Claudio Magris

di Silvana Arrighi

“Scese dall’autobus, tenendosi al corrimano finché il piede ebbe toccato, con qualche esitazione, l’asfalto. Indugiò un attimo a stringere il lucido metallo, ritraendosi appena in tempo prima che la porta si richiudesse. Era gradevole toccarlo, così freddo, non ancora scaldato da tante palme umide e sudate. Per questo, per sentire qualche secondo di più quell’algido contatto, era sceso lentamente dall’autobus, non perché avesse difficoltà. Si guardò intorno sospettoso. Sempre quella stupida idea, che il figlio o la nuora potessero averlo seguito. Oltretutto, a quell’ora erano occupati. E poi magari lo sapevano già. Comunque gli fece piacere non vedere nessuna faccia nota. La via correva diritta verso il mare. Il chiarore là in fondo era livido; strinse le palpebre, come Mitzi Matzi quando gli si acciambellava sulle ginocchia, nella poltrona dello studio, e alzava il muso verso la lampada sul tavolo.”

Da tempo i libri di Claudio Magris mi chiamano, la sua vasta cultura mi attrae, i suoi argomenti mi incuriosiscono. Però Magris m’incute anche un po’ di soggezione, so che non è un autore facile e, con l’esclusione del breve racconto Lei dunque capirà (una rivisitazione del mito di Orfeo ed Euridice nella quale emerge con forza la sensibilità dell’autore triestino nel comprendere e interpretare l’animo femminile), ne ho sempre rimandato una lettura più approfondita. La scorsa primavera, però, e proprio in concomitanza con il suo ottantesimo compleanno, ha dato alla stampa questo libro esile, una raccolta di cinque racconti. Amo molto gli anziani – scrittori e non (e tutto sommato mi avvio a gran velocità ad esserlo anch’io…) – nei quali la vita ha stratificato esperienza, emozioni, cura. Perciò ho scelto questa raccolta piena di aspettative. Ho trovato straordinario il primo racconto, Il custode –  del quale ho riportato l’incipit –, ed anche a lettura ultimata è rimasto il mio preferito: protagonista è un ricco e anziano imprenditore che, spogliandosi finalmente della sua vita passata, decide di limitarsi a tenere per sé il ruolo, ormai svuotato di potere, di presidente onorario della sua azienda optando per un diverso e insolito lavoro: farà il custode in  un condominio, starà lì un po’ in disparte, occupandosi di incombenze di poco conto e a veder passare i condomini che se la prendono con lui. Drammatico? No, umano.

Ogni racconto – ma che dico, ogni parola! – di questa raccolta ha un equilibrio perfetto e un’indescrivibile eleganza, il respiro e la raffinatezza dei grandi romanzi. Il cuore della raccolta è il racconto che dà il titolo al volume, Tempo curvo a Krems: il protagonista, in viaggio a Krems, si sente come in balia del tempo, oscillando tra passato e presente, ricordi, rimpianti. La scrittura ha un ermetismo affascinante e involuto, elegantemente complesso, ma ha in sé la musicalità della parola perfetta e studiata; un esempio di alta scrittura.

Apparentemente tutti e cinque i racconti sembrano scaturire da ricordi personali dell’autore, indubbiamente lo è il racconto Il premio che narra le vicende di un giovane scrittore durante la cerimonia di consegna di un generoso premio letterario per la narrativa, un ambiente che evidentemente Magris conosce molto bene.

Il mondo che con lucidità Magris osserva e descrive dalla distanza dei suoi fulgidi ottant’anni, quello che i suoi protagonisti descrivono mettendo insieme pezzi del passato, descrive le geometrie di un tempo non più lineare ma curvo, che oscilla fra presente, passato e un ormai imprendibile futuro. Disincantato e profondamente umano.

Vi lascio qualche altro stralcio:

“Anna – sì, poteva dire che l’aveva amata, anche se non gli era ben chiaro cosa questo significasse. Quando pensava a lei non avrebbe saputo spiegare se il cuore gli si stringeva o gli si allargava – nel ricordo talora la desiderava, i suoi piedi che amava baciare, i capelli che le cadevano dalle spalle e fluttuavano davanti ai suoi occhi quando lei era sopra di lui, come le piaceva fare. Eppure non avrebbe potuto dire che ne sentiva la mancanza. Un altro, anche la persona più amata, è spesso di troppo, complica le cose.”

“Rivide lo sguardo dell’altro che leggeva nel suo e si domandò a che cosa serviva l’abitudine ancestrale a tenere le palpebre abbassate se proprio al momento buono, per una stupida lentezza di riflessi, si doveva alzare la tenda e lasciar vedere irreparabilmente dentro.”

“…l’amicizia, altro nome dell’amore, un camminare insieme caldo e rischioso, voler bene è un azzardo ma è per sempre, dunque adesso…” Qualche amica o amico non camminano più accanto, hanno preso un’altra strada che porta da un’altra parte, anche se non si sa bene dove…”

Claudio Magris, “Tempo curvo a Krems”, pp. 96, euro 15, Garzanti, 2019.

Giudizio: 5/5


28.10.2019 Commenta Feed Stampa