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Diciannove donne di Samar Yazbek

di Giulietta Isola

Ho cercato di informarmi molto  sulla guerra in Siria, eppure ogni volta che mi trovo a leggere sul tema  ho l’impressione di non averci capito niente, sono costretta a ricercare articoli e notizie per scoprire qualcosa di più, per dissipare un po’ di quella di nebbia che avvolge il mondo mediorientale ed i suoi precari equilibri. Non avevo mai preso in seria considerazione il settarismo della società  siriana, ognuna di queste 19 donne ne parla e per capire le loro tragiche storie sono indispensabili alcune nozioni. Il 2011 è l’anno  di inizio delle proteste in Siria,il confronto da non violento  si fece rapidamente violento e  rapidamente passò da una connotazione prettamente politica ad una confessionale.  Assad mise in atto una violenta repressione  assieme ad una campagna mediatica che accusava l’opposizione di estremismo e terrorismo, tutto ciò al fine di mobilitare le minoranze a fianco di un regime da sempre  basato sulla paura. Cercò di  sopprimere tutti i tipi di mobilitazione, per mezzo di rappresaglie , arrestando, torturando e uccidendo i leader della protesta, e intimidendo i sostenitori della rivolta. Lo stesso regime, soffiando  sul fuoco del settarismo ,chiamò a raccolta le principali minoranze del Paese, con la notevole eccezione dei curdi, e minacciò seriamente la comunità sunnita. Ben presto  la crescente frammentazione del conflitto ha superato la dimensione confessionale ridisegnando le  alleanze. Oggi sono più gli interessi geopolitici che il settarismo a muovere le pedine: Russia, Iran e Hezbollah  sostengono Assad; Turchia, Usa e molti Paesi arabi sunniti (specie Arabia saudita e Qatar) sostengono invece i ribelli. Nel fronte pro-ribelli, la Turchia è la componente più attiva, con sostegno logistico, militare ed economico dichiarato. La società siriana e’ stata caratterizzata , negli anni del regime di Hafiz Al Assad prima e del figlio Bashar poi, da  profondo settarismo. Il popolo siriano è  molto variegato l’etnia araba e’ quella di maggioranza , tutte  le altre sono minoranze etnico-linguistiche con particolari collocazioni geografiche nel territorio ,anche la classificazione di tipo religioso e’ molto articolata la  Siria è principalmente musulmana sunnita nelle sue componenti etnico-linguistiche araba, curda, circassa e turcomanna, gli sciiti sono  il 13% della popolazione siriana, al suo interno l’ala ‘alawita (circa l’11%) e solo in minima parte gli sciiti ismailiti. Accentuare le divisioni distoglieva l’attenzione dalle disuguaglianze sociali, dalla repressione e dall’assenza di democrazia e gli Assad hanno pensato bene di usare il settarismo  come arma delle classi dirigenti per dividere la società scongiurando la creazione di identità nazionali, e quindi politiche, solide in grado di organizzarsi e agire contro il regime, nel breve e medio periodo ciò’ ha reso la comunità siriana più governabile, ma dopo quasi cinquant’anni  la situazione si e’ fatta esplosiva con le agitazioni del 2011. Questa premessa e’ necessaria per comprendere  più chiaramente le storie raccontate da Samar Yazbek.

L’autrice si fa da parte per lasciare la parola alla voce e allo sguardo delle sue donne  provenienti da famiglie della classe media: sono mogli, studentesse universitarie, insegnanti, giornaliste, tutte  testimoni della guerra in Siria fin dal 2011, alcune di loro, fuggendo da  persecuzione e  morte sono uscite dalla Siria e si trovano ora nei paesi confinanti o in Europa con la consapevolezza  che non faranno mai ritorno in patria. Tutte vivono  sentimenti di nostalgia e guardano costernate le tragiche condizioni in cui versa oggi il loro paese  diviso e abbandonato anche dalla comunità internazionale. La repressione, l’obbligo di indossare il velo integrale, il divieto di partecipare alle manifestazioni o di uscire di casa nelle zone controllate dagli islamisti radicali,  le scuole clandestine per i bambini, le battaglie quotidiane per la scarsità del cibo, la mancanza perenne di elettricità e di connessione internet, gli ospedali improvvisati, le carceri dove vengono inflitte torture fisiche e psicologiche, la fuga dai bombardamenti, dalle armi chimiche lanciate sulla popolazione sono temi comuni a tutte e diciannove e ad  una moltitudine come loro. Dopo aver vissuto  tutto questo, si chiedono  come sia stato possibile per una «rivoluzione» portare un tale peggioramento delle condizioni di vita: il prima era molto meglio dal punto di vista della libertà individuale. Tutte le storie partono dalle manifestazioni di 8 anni fa , dalla lotta alla tirannia di un regime (quello di Assad) che ha grandi colpe e  si concludono tragicamente con la perdita dei più elementari diritti per le donne, che non possono più studiare né organizzare quelle coraggiose attività didattico-educative che, in pieno conflitto, cercavano di conservare il volto umano di una Siria capace di convivenza tra identità diverse. Sul banco degli imputati siede il potere maschile, sia quello della dittatura di Assad (sotto il quale però molte di loro hanno potuto studiare), sia quello dell’Esercito siriano libero, ma  tutte le testimonianze riconoscono  come problema centrale quello della non facile convivenza, in una regione abitata da cristiani, drusi, alawiti e musulmani. Queste donne  “si erano lanciate nella Rivoluzione contro Assad per chiedere diritti e cambiamento e si sono poi trovate nella situazione di doversi difendere dalla Rivoluzione stessa “ eppure accanto a tanto dolore suscita ammirazione la costante appassionata azione educativa e di solidarietà assieme alla volontà di non cedere alla violenza. Anche un libro può aiutare a capire la Siria di ieri e di oggi, non e’ necessario schierarsi da una parte o dall’altra,  e soprattutto non dobbiamo dimenticare che ancora oggi continuano  i raid governativi e russi sulla Siria nord-occidentale, dove abitano circa tre milioni di persone e dove ancora operano gruppi di miliziani anti-regime, tra cui esponenti della galassia jahidista, è dei primi di luglio la tragica notizia del ritrovamento di una fossa comune a Raqqa: sono stati estratti circa 200 corpi, tra cui quelli di molte donne, uccise per lapidazione dall’Isis. Il dramma non e’ ancora finito  anche se colpevolmente non se ne parla quasi più. E’ notizia di oggi che la Turchia si appresta a invadere la Siria settentrionale, sembra che l’operazione abbia ottenuto il via libera degli Stati Uniti, che ritireranno le loro truppe e abbandoneranno i combattenti curdi che negli ultimi anni erano stati il loro principale alleato nella lotta all’Isis. Da leggere

Non chiedevamo altro che un po’ di dignità, libertà e giustizia, e il risultato è stato il nostro annientamento e la distruzione del nostro paese.”

Samar Yazbek, “Diciannove donne”, (Trad. A. Fallerini), Pag 331, Sellerio Editore, 2019.

Giudizio: 4/5

 


8.10.2019 Commenta Feed Stampa