Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Letture > La gente non esiste di Paolo Zardi

La gente non esiste di Paolo Zardi

di Silvana Arrighi

“Da quando aveva divorziato – ed erano passati ormai cinque anni – aveva capito che l’essere umano ha l’esigenza di dormire con qualcuno. Un bisogno fisico, che non c’entra niente con l’amore, un retaggio cavernicolo”.

Una carrellata di personaggi e di situazioni, anche molto diverse una dall’altra, è l’ossatura dei racconti di Paolo Zardi. Nell’apparente leggerezza delle piccole trame, qua e là sono disciolti pensieri normali – nell’esergo uno stralcio dal racconto Il figlio della signora Bastiani – che colpiscono il lettore e lo conducono a soffermarsi un istante di più: chi non si ritrova in queste parole? Oppure in quest’altre, che raccontano così semplicemente la possibile quotidianità di ognuno di noi:

“Appoggiò una mano sulla gamba di suo padre.

«Hai caldo? » chiese

Non sapeva di cosa parlare con quel vecchietto. Gli voleva bene, ma era rimasto poco dell’uomo che l’aveva cresciuto.”

 Gli argomenti dei racconti sono molto diversi fra loro, il lettore rimane sorpreso e spiazzato passando dall’uno all’altro. Una famiglia raccolta intorno al tavolo a cenare lascia il posto ad un anziano e alla sua badante; si chiude il racconto di una spiaggia piena di gente che si spalmano la crema solare e ne compare un altro in cui una figlia si vergogna del padre che per mestiere fa l’editore; note disperate lasciano il posto all’umorismo: Matteo, colpito da meningite quando era piccolo, vive come un vegetale guardando il mondo con un solo occhio; un uomo risolutamente vuol credere, al di là di ogni verosimiglianza, di aver trovato l’amore in una ragazza russa che lo contatta via mail. E Anna sussurra una frase: “sotto ogni cuscino c’è un Dio” e con questa, senza un preciso motivo, si allontana dalla sua amica.

Permeati di una sottile malinconia, i ventisette racconti di “La gente non esiste” sono stipati in poco più di 200 pagine: piccole istantanee su minuscoli dettagli di vita, rapide pennellate di poche facciate che suscitano nel lettore commozione e impellenza di ascolto empatico; a volte si allungano in episodi di vita vissuta in cui si specchia la realtà quotidiana di uno scrittore non “a tempo pieno”, che per vivere svolge la professione di ingegnere informatico. Lo sfondo è spesso quello sfilacciato della provincia veneta, nella quale si muovono personaggi comuni e incredibilmente vivi, che ci fanno pensare al vicino di casa, al lontano cugino, all’ex compagno di classe: Zardi ha l’abilità di catturarne con tocco gentile l’umana precarietà, la fatica, il dolore. Dotato di profonda empatia ed umanità, ci mostra che la “gente” esiste solo in lontananza, da vicino esistono persone, uomini, donne – eroi del quotidiano con la loro fallibilità.

E ingegner Zardi, ci dica, c’è dell’autobiografico in ciò che lei scrive? Ci risponde il protagonista di Escherichia Coli:

“Durante la presentazione di un libro a cui aveva assistito per caso, lo scrittore aveva detto che nei racconti l’elemento autobiografico può essere al più un punto di partenza, lo spunto per iniziare, ma non il traguardo, lo scopo, l’obiettivo ultimo. La vita vera era un oggetto senza forma, incompleto, confuso: le cose accadevano per caso, oppure non succedeva mai niente. Nella realtà di tutti i giorni mancavano i nessi di casualità, la simmetria che crea stupore, un’organizzazione degli eventi, qualcosa che li mettesse in relazione.”

 

Paolo Zardi, “La gente non esiste”, Neo Edizioni,  pp. 207, euro 14, 2019

Giudizio: 4/5

 


7.10.2019 Commenta Feed Stampa