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La bastarda della Carolina di Dorothy Allison

di Giulietta Isola

Mi faceva male quasi tutto il cuore, quell’enorme, gonfio intralcio che avevo in petto.”

Un’America povera in un Sud degli Stati Uniti che pare senza speranza, case troppo umide o troppo cupe, famiglie con tanti figli ai quali è difficile dare da mangiare tanto quanto tenerli al riparo dalla violenza domestica, il dolore fa disperare e disorienta,qui si vive in bilico, quasi in attesa incapaci di reagire tra tavole calde dove si consumano flirt, risse e sbronze, fra dinastie famigliari insensate, dondoli sotto i portici, campi di fragole e piantagioni di arachidi. Siamo negli anni Cinquanta ed in quelle terre imperversano miserie fisiche e morali. Bone, protagonista e voce narrante di questo romanzo, ci racconta la sua storia e quella della sua famiglia numerosa ed incredibile, e’ “figlia di nessuno”, di suo padre non sa nulla, di sua madre, una donna forte, testarda, bisognosa d’affetto svela poco, ma fin dalle prime pagine il lettore sensibile avverte che mancanza d’affetto e solitudine sono i temi centrali della narrazione. La ragazzina della Carolina racconta gli anni della crescita sua e di sua sorella minore e l’amore profondo ed inestinguibile per sua madre, un amore destinato a sopravvivere anche alla violenza. Ci parla della famiglia della madre piena di fratelli e sorelle meravigliosi , ognuno con le sue debolezze ed i suoi vizi, caratteri speciali fatti per essere raccontati e abili loro stessi nel raccontarsi. Sono tutti un po’ folli e un po’ saggi, gli uomini dalla bevuta facile e pronti alla rissa, passano dal carcere a lavori precari, le donne pronte all’ascolto e alla protezione, destinate a essere per Bone ancora di salvezza e rifugio. “I miei zii erano ragazzini cresciuti-adolescenti turbolenti dei cui capricci bisognava più’ ridere che preoccuparsi, le zie apparivano vecchie, consumate e lente, sembrava fossero nate solo per fare le madri, le balie, le cameriere agli uomini.” La ragazzina cerca di barcamenarsi tra le difficoltà’ della vita e gli usi ed i costumi della grande e sgangherata famiglia materna, poi la madre si sposa con un ragazzo inconcludente in perenne conflitto con il padre, violento e aggressivo. Per Bone inizia un travagliato periodo di violenze e paura, subisce in silenzio con l’unico pensiero di proteggere sua madre Anne piuttosto che sé stessa, vuol evitare di farla soffrire preferisce soffrire lei stessa, ogni tanto scappa, si allontana, ora da una zia ora dall’altra, ma mai abbastanza lontana. La famiglia circonda di affetto la donna e la ragazzina, offre loro sostegno morale e tanta compagnia, tutti i personaggi sono straordinari, ma Bone ha una marcia in più, è impaurita, ma consapevole, mette insieme intelligenza, amore e cattiveria, combatte tra sguardo ingenuo e visione profonda scatenando in noi lettori una rabbia profondissima per una storia ambientata settant’anni fa, ma vicinissima a quello che accade ogni giorno. La prosa di Allison è devastante e bellissima, non concede scampo e coinvolge talmente tanto che siamo pronti ad entrare in campo per salvare Bone ma anche sua madre, vorremo fare qualcosa come succede ogni volta che incontriamo una situazione come questa, ed ogni volta ci chiediamo ancora? Quando finirà?

Un libro perfetto, intenso, antico e modernissimo che esprime in modo ineccepibile il caos dei sentimenti, emozioni e pensieri che si agitano in Bone, descritta con sconvolgente realismo “piena di speranza almeno quanto di disperazione”; tenace sino all’ostinazione, coraggiosa, fiera e lucida, intrisa di un profondo senso di giustizia, tenerezza filiale e capacità di amare. Una bambina costretta a crescere troppo in fretta che non si arrende, una resiliente “scandalosamente sovversiva” che ci insegna che è possibile riemergere dall’orrore ,mantenendo la capacità di “amorosa comprensione” e compassione, verso di sé e verso gli altri, ci insegna a sperare e stupirsi di fronte “alla meraviglia del mondo.” La “bellezza” dell’opera e’ intrisa dai sentimenti di dolore e impotenza che le protagoniste femminili portano tatuati addosso come una seconda pelle, il desiderio di rivolta e rivalsa è costantemente presente nelle loro azioni, nei loro prolungati silenzi, nel loro instancabile lavoro quotidiano e la giovane Bone che resiste a tutto solo per amore e per senso di infinita protezione nei confronti di quella madre amatissima e’ assolutamente commovente. Questa storia mi ha lacerato per la sua potenza e per i molti interrogativi che pone ai quali non ho trovato adeguate risposte, mi ha fatto riflettere e vi ho colto il monito a fare attenzione, a non trascurare certi segnali, a non far finta di non vederli, la violenza non può essere taciuta, è necessaria la lotta costante per abbatterla, ma per farlo dobbiamo conoscerla, i mostri non esistono solo in certi ambienti degradati, ma anche nelle nostre famiglie “rispettabili e perbene”. Dobbiamo imparare a difenderci e non avere paura, guardiamo l’abisso per aiutare chi ci è ancora dentro a fare altrettanto, insieme cerchiamo di risalire e dopo aver sconfitto l’orrore, la solitudine ed i mostri che ci perseguitano, potremo tornare a considerare la vita degna di essere vissuta. Dorothy Allison ci e’ riuscita e con la sua denuncia evidenzia uno spaccato della cultura degli Stati del sud che difficilmente emerge. Vi invito a fare questa lettura che fa male ma va fatta e la consiglierei anche alle scuole.

Volevamo tutti la cosa più semplice, amare ed essere amati, qualcuno di cui prenderci cura e che si prendesse cura di noi, ma l’avevamo persa e io non sapevo come fare per riaverla.”

Dorothy Allison, “La bastarda della Carolina”,(trad. S. Bilotti,) pp. 400, 18€, Minimum Fax.

Giudizio: 5/5.


3.10.2019 Commenta Feed Stampa