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La ballata di un piccolo giocatore di Lawrence Osborne

di Enzo Baranelli

“E’ meglio di una vittoria, e lo sanno tutti che non si è giocatori veri finché segretamente non si preferisce perdere.” Doyle, protagonista e io narrante di questo eccezionale e ipnotico romanzo di Lawrence Osborne, è un piccolo avvocato di un grande studio inglese, e riesce a spostare su un conto di Hong Kong milioni e milioni di sterline di una sua anziana cliente che vive della rendita del marito defunto. Poco prima di essere scoperto, Doyle fugge in Estremo Oriente. Qui tra gli eccentrici casinò di Macao e la multicolore Hong Kong inizia, o meglio prosegue, visto che ha già avuto vari assaggi in Europa, la sua carriera di giocatore d’azzardo compulsivo ed è con una lettura altrettanto compulsiva che si legge questo romanzo che richiama alla memoria le magnifiche atmosfere di uno dei capolavori di Osborne, “Bangkok”. La solitudine, il clima monsonico, il tambureggiare della pioggia accompagnano Lord Doyle tra le stanze più esclusive dei casinò di Macao, dove la sua passione è un gioco di pura fortuna, il baccarat (giocato con guanti di capretto gialli). Ai tavoli si consuma la sorte/fortuna di Doyle, sempre sul punto del disastro più totale. E’ un’opera condotta con uno stile danzante e decadente che esplora i più intimi recessi dell’animo umano:  “…bisogna sempre essere in cammino verso un momento finale, una rivelazione, e quando arriva ti blocca sui tuoi passi. Potrebbe essere questo: la sparizione completa.”

 

Lawrence Osborne, “La ballata di un piccolo giocatore”, (Trad. Mariagrazia Gini), pp. 212, 18 €, Adelphi edizioni, 2018.

 

Giudizio: 5/5

 


31.10.2018 Commenta Feed Stampa