Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Letture > Sonno bianco di Stefano Corbetta

Sonno bianco di Stefano Corbetta

di Silvana Arrighi

Bianca ed Emma sono due bimbette delle elementari quando questa vicenda ha inizio, in una qualunque giornata invernale: contente e un po’ in ansia per la gita in montagna con la scuola, salgono sul pullman dopo un abbraccio ai genitori, avviandosi verso il viaggio che segnerà lo spartiacque delle loro vite. C’è un prima in questa storia, fatto della simbiosi speciale in cui vivono i fratelli  gemelli e delle piccole competizioni quotidiane – anche per l’affetto dei genitori; e c’è un dopo, fatto di dolore, ospedale, attese, speranze deluse. Oltre lo spartiacque, per forza di cose la storia si concentra su Emma, che rimane imprigionata nella malasorte che ha segnato la sua vita ma anche, e principalmente, ha colpito Bianca, in un modo che appare irreversibile – la sedia caduta della copertina, disegnata con grande intuito da Maurizio Ceccato -, un “sonno bianco” dal quale solo un miracolo potrà forse svegliarla.

A volte l’immagine sbiadiva da sola, come se il tempo attorno a lei si addensasse e consumasse ogni cosa in un attimo, sua sorella a terra e il cielo grigio sopra di loro. Allora tratteneva il respiro e strizzava gli occhi, e quando li riapriva restava soltanto un alone vago, un’impronta leggera.
Erano trascorsi nove anni, ma avrebbero potuto essere un giorno, un’ora, un eterno presente che respirava con lei. Aveva diciassette anni, adesso”.

Durante l’adolescenza ogni problema si accresce, andando a sommarsi alla complessità dei malesseri connaturati a questa età: a diciassette anni Emma è una ragazzina claudicante, un po’ chiusa e scarsamente socievole, con un hobby – il teatro – non gradito ai genitori; fa la baby sitter per Mattia, figlio dei vicini di casa, assistendolo nei compiti e facendogli compagnia nei sabati sera quando i genitori escono. Conosce Leon, il giovane insegnante di pianoforte di Mattia, si innamora.

Il contorno è fatto dai mille aspetti della normalità di una vita adolescente: il rapporto con il padre Enrico, proprietario e gestore di un bar, affettuoso e protettivo; quello con la madre Valeria, traduttrice, molto più ruvido e combattuto; i riverberi del peso che come coppia devono portare e condividere, le possibili fughe da tutto questo peso. Ma può Emma vivere una adolescenza normale, trovare un proprio equilibrio fra i sensi di colpa, l’amore traboccante per la sorella immobile e inerte, le accuse velate, l’aggressività appena celata, i silenzi?

“Distanze, sono sempre distanze e silenzi. Vorrei avvicinarmi al tuo, di silenzio. Vorrei che tu mi vedessi, almeno una volta. Dobbiamo perdere tutto per vedere davvero.”

Al suo secondo romanzo, Stefano Corbetta conferma la propria capacità di parlare di vicende “comuni”, non nel senso di banali ma che potrebbero capitare ad ognuno di noi, in tutte le famiglie, a tutte le persone. Lo fa con uno stile narrativo limpido e misurato, costruendo una vicenda toccante, intensa e vivida.

Corbetta ha inserito in questo romanzo l’intero suo mondo, Milano – luoghi riconoscibilissimi al lettore milanese, fra Porta Romana e Città Studi -, l’hinterland che si raggiunge in metropolitana, i precedenti di jazzista, la musica classica e le esperienze teatrali, la famiglia, i figli, tutto ciò che conosce bene e di cui sa parlare con delicatezza e profondità perfettamente coniugate. Tutto sa di casa in questo breve romanzo, tutto è normale, e nulla lo è.

Stefano Corbetta, “Sonno bianco”, pp. 288, euro 16,00, Hacca edizioni, 2018.

Giudizio: 3,5/5


16.10.2018 Commenta Feed Stampa