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Il cielo comincia dal basso di Sonia Serazzi

di Roberta Frugoni

«Ho deciso da un poco di appuntare sull’agenda la vita che faccio. E mi piace riempire fogli con sopra il numero del giorno: non ho tutto lo spazio e tutto il tempo, quindi è giusta una carta che contando me lo ricorda».

Una storia apparentemente minima, scarna, se così si può dire.

Rosa Sirace, dopo la laurea a Perugia torna a vivere al suo paese natio, in Calabria. Ci torna da disoccupata, da giovane donna e da probabile fidanzata di ragazzi che però, infine, le preferiscono altre. Come in una pagnotta cotte al forno, questa crosta di quotidianità al limite del banale custodisce una mollica morbidissima, dolce e bianca. Rosa ha uno sguardo attento, intelligente e riflessivo sulle piccole cose, che esercitano su di lei una fascinazione percepita dal lettore fin dalle prime pagine. Questa è una dichiarazione d’amore per propria terra, per una famiglia nella quale il padre operaio si trasforma nel Visconte di Verolea e la madre Nicca Fiori, “importata” dalla quella Sardegna aspra e ventosa diventa la Baronessa di Babbumannu.

Poi c’è la nonna, Antonia Cristallo, che ha un nome così potente che non abbisogna di soprannomi. Rosa Sirace si aggira fra le mura di una casa d’altri tempi, in un paese dove il sole e le ombre ti inchiodano in quell’immobilità che sa di rassegnazione ma che, in realtà, è solo la posa di chi il cielo lo guarda con gli occhi affamati d’azzurro.

“E quando ci si rassegna alla verità, si riconosce immediatamente il proprio posto, e non se ne pretende uno diverso, perché l’angolino che ci spetta è tutto il paradiso di cui siamo capaci sulla terra. In cielo magari le cose cambiano”

Il vero protagonista del romanzo è il sud che plasma i caratteri, impone rituali familiari, alimenta speranze e delinea con piccoli tratti personaggi che sembrano usciti da una commedia agrodolce. La protagonista scrive e descrive ciò che vede, e lo fa tramite una prosa delicatissima, con una gentilezza del tocco che leviga come pietra di fiume anche i caratteri più ruvidi.

“Stamane, alla fermata dell’autobus, non ho saputo nascondere la nausea che mi dava l’odore di fumo che svaporava da un uomo, e lui si è allontanato a occhi bassi, quasi scusandosi di stringere al petto una stecca di sigarette avvolta con cura: serrava le dita storte sul cartoccio di tabacco, ed era uguale a un bimbo abbracciato all’orsacchiotto. Stavo per domandare scusa al fumatore dai radi capelli bianchi, ma ho preferito vergognarmi in silenzio del mio stomaco che si muove per niente. “Prenditi di scorno!” dice sempre mia nonna quando sbaglio qualcosa: la vergogna per lei è un bagaglio da caricarsi in spalla, per imparare passi più giusti.”

Sonia Serazzi sceglie un linguaggio poetico e veritiero al tempo stesso. Come in una fotografia inquadra la scena e la ferma per sempre con la potenza di chi sa cogliere l’attimo, il dettaglio, il particolare nascosto. E te la serve così, perfettamente incorniciata, con la nitidezza di chi vede oltre.

“A Catanzaro ho incontrato per strada un uomo maturo vestito nei toni dell’arancio, subito ho distolto lo sguardo pensando a uno di quei cachi vivi nel olore , ma di polpa rancida. da tempo apprezzo esclusivamente quei signori con giacca verde o marrone. ammettono con gli abiti un dignitoso autunno, quindi non mentono.”

Questo è un libro da leggere con un ritmo lento, per assaporare la consistenza di ogni singola parola. È un libro composto da tanti microcosmi che portano il lettore a chiudere gli occhi e a vedere Rosa, il suo mondo e, quasi quasi, i suoi pensieri.

Sonia SerazziIl cielo comincia dal basso” pp.164 €12,00 Rubettino Editore, 2018.

Giudizio: 5/5


25.09.2018 Commenta Feed Stampa