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Uomini e cani di Omar Di Monopoli

di Massimo Sola

Un’umanità scalena e abnorme” abita una terra che è sud del sud, regno del nulla, natura morta concepita da un demiurgo in vena di scherzi pesanti, mortali; una terra in cui uomini e cani si affrontano con la medesima ferocia e alla legge, quando si presenta sotto forma di uomini in divisa, si spara senza pensarci due volte. Gli uomini di questa terra degradata, colpa del destino o della vita di sopravvivenza cui sono costretti o della loro inettitudine, hanno istinti belluini e, forse, i “cani” del titolo sono proprio loro; uomini che vivono in case diroccate, tuguri, baracche costruite su terreno pubblico, circondate da lerciume, luoghi che sembrano “un luna park progettato da una manica di architetti in debito di qualche rotella” e che per nessun motivo vogliono abbandonare opponendosi con le armi alle intimazioni di sgombero.
A conservare un poco di umanità ci sono le donne, alcune: una in particolare che, non a caso, è l’unica a trovare la forza di fuggire da quell’inferno:
“…
un paese [dove] non esiste una biblioteca, un cinema o un circolo ricreativo, né un diavolo di bar dove i giovani possano incontrarsi senza pagare il pizzo a qualcuno…”
Infatti i signorotti del territorio spadroneggiano; continuano a farlo come se il tempo fosse fermo a quando le leggi le facevano loro; ora le fanno altri ma quelli riescono sempre a piegarle a loro favore, con le buone o con le cattive maniere. La dialettica è affidata alle armi, armi che sembra possiedano tutti e che vengono usate in questo far west mediterraneo con estrema facilità, tanto che i morti alla fine non si contano.
E’ una lingua colta, barocca, quella di Omar Di Monopoli, che raccoglie dal dialetto espressioni elementari e che incastona nel testo a ricordarci di quale sud stia narrando, ovvero la Puglia dei nostri giorni.
Trasite, Mescia Nè, sibilò, trasite che vi offro una tazza di cafè.
None, grazie. Tegnu nu dolore forte proprio qua, oggi, ribatté l’altra tastandosi mollemente lo stomaco e comprimendo le labbra in una smorfia da primate stitico, poi si trascinò verso la poltrona schettinando ingobbita su un paio di pantofole infeltrite. Gambe a pera e un bozzolo cinerino di capelli crespi sulla testa, Mescia Nena poteva avere poco più di cinquant’anni, ma non avrebbe sfigurato al fianco di Matusalemme tanto era malandata, rognosa e piena di misteri… la donna trascinava ben volentieri le sue ossa stanche al cospetto della mammana, dove, in cambio di un po’ d’aiuto, raggranellava sempre qualche intruglio medico per i suoi mille acciacchi
.”
Dobbiamo convincerci che gli uomini e le donne di cui parla questo straordinario romanzo sono pur sempre nostri contemporanei; la storia delle loro vite induce in noi lettori un salutare spaesamento.

L’anno scorso Adelphi aveva pubblicato l’ultimo suo romanzo, “Nella perfida terra di Dio”, in cui la lingua, in alcune sue parti, raggiunge livelli gaddiani (a mio modesto parere).
“Uomini e cani”, ristampato da Adelphi, è stato pubblicato nel 2007 dalle edizioni Isbn, un romanzo che già faceva intravvedere le potenzialità del suo autore, uno scrittore che vale la pena conoscere, uno dei migliori fra quelli della sua generazione (Di Monopoli è nato nel 1971).

 

Omar Di Monopoli, Uomini e cani, Adelphi, 2018, pp. 182, € 16,00


Giudizio: 
4/5


8.08.2018 Commenta Feed Stampa