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I dieci figli che la signora Ming non ha mai avuto di Eric-Emmanuel Schmitt

di Massimo Sola

I dieci figli di cui parla il titolo sono fatti della stessa pasta di Amleto e di don Chisciotte, di Anna Karenina e di Emma Bovary; sono vivi, pur non essendo mai nati, come lo sono tutti i personaggi della grande letteratura, che riconosciamo come nostri fratelli e nostre sorelle, con i quali ci siamo identificati, con cui abbiamo condiviso gioie e sofferenze e i cui autori non finiremo mai di ringraziare per aver reso più ricca di esperienze la nostra vita.

Mi auguro di non aver preso un abbaglio colossale nell’aver visto, in questo breve ma intenso romanzo, una metafora della letteratura; ma sono confortato dal fatto che Wang, uno dei figli mai nati, viene così descritto dalla signora Ming al suo interlocutore, un manager inviato da un’azienda francese per acquistare giocattoli costruiti in Cina, durante i loro colloqui nei bagni del Grand Hotel di Yunhai, dove lei è l’addetta alle pulizie:
Ha rivoluzionato l’arte orticola, offre alla gente giardini immaginari. A seconda della loro predilezione per le peonie piuttosto che per le camelie, il loto o i fiori di susino, e a seconda delle stagioni che preferiscono, Wang concepisce per loro il parco ideale… E per qualche yuan in più mette tutto per iscritto.”

Un giardino di parole...”

Un vero lampo di genio! Realizzando che i meravigliosi giardini del passato esistono solo nei testi, Wang ha deciso di saltare una tappa: va direttamente al testo. Perché un giardino dovrebbe essere reale? Tanto più che la sua realtà dura fino a quando il ricordo si perpetua. Grazie a Wang anche un povero può possedere un terreno di suo gusto. Wang fornisce proprietà gigantesche a individui che vivono in spazi striminziti.”

E’ il trionfo dell’immaginazione sulla realtà, proprio come avviene in tutte le storie in grado di farci vivere emozioni, e proprio come accade nella mente della signora Ming, la quale racconta la sua personale versione dei suoi dieci figli mai nati, descritti uno per uno con le loro singolari caratteristiche… anche se poi il finale è a sorpresa, oltre ad essere un’ulteriore conferma della metafora di cui parlavo.

Leggete questo breve romanzo, scritto con grazie e leggerezza, qualità che sarebbero piaciute a Calvino; leggetelo e vi innamorerete della signora Ming, degna erede della tradizione confuciana, una donna in grado, grazie alla sapienza che proviene da quella tradizione, di influenzare con i suoi racconti e le massime il suo interlocutore, il quale tornerà in patria profondamente cambiato.

Eric-Emmanuel Schmitt, “I dieci figli che la signora Ming non ha mai avuto”, pp. 126, € 12,00, edizioni e/o.

Giudizio: 4/5


26.06.2018 Commenta Feed Stampa