Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Letture > Berta Isla di Javier Marìas

Berta Isla di Javier Marìas

di Massimo Sola

Per molto tempo non avrebbe saputo dire se suo marito era suo marito, in modo simile a come non saprebbe dire, nel dormiveglia, se sta pensando o sognando, se ha ancora il controllo della propria mente o se lo ha già perduto per lo sfinimento. A volte pensava di sì, altre volte di no, e a volte decideva di non pensare e di continuare a vivere la sua vita con lui, o con quell’uomo che assomigliava a lui, più vecchio di lui. Anche lei del resto era invecchiata, per conto suo, in sua assenza, era molto giovane quando lo aveva sposato

L’incipit è una nebbia che adombra un mistero, e subito si accende la curiosità e la voglia di proseguire nella lettura.

Berta Isla e il marito dal doppio (!) nome, Tom o Tomas Nevinson (padre inglese, madre spagnola), hanno entrambi segreti inconfessabili; ma a differenza di quello di lei, nulla può far recedere Tom dal giuramento che lo ha vincolato alla massima segretezza e a conseguenza del quale egli è entrato a far parte di coloro che “plasmano il mondo”:

Quelli che agiscono nell’ombra, all’insaputa di tutti, e non reclamano né hanno bisogno di riconoscimenti…

Perché: “La pace, purtroppo, è sempre solo apparente, e transitoria, una messinscena. Lo stato naturale del mondo è la guerra. […] Quando non c’è guerra c’è la sua minaccia, e quello che potete fare voi, gli elementi più dotati, è lavorare affinché rimanga in questa fase, quella del rinvio, della semplice minaccia. In embrione, senza mai scatenarsi.”

A parlare è Wheeler, il mentore di Tom presso l’università che il giovane frequenta a Oxford, colui che lo ha scelto per le sue doti fuori dal comune. Tom, infatti, possiede tutti i requisiti per entrare a far parte di un corpo militare segreto (siamo a cavallo fra gli anni ‘60 e ‘70 del secolo scorso, quando divampava la lotta clandestina antibritannica dell’IRA)
Dalla città universitaria Tom parte, ad ogni fine trimestre, alla volta di Madrid per rivedere la sua fidanzata Berta; perché è a Madrid che entrambi vivono, ed è lì che è nato il loro amore.
Una volta terminati gli studi, la vita di Tom però non cambia, perché dovrà assentarsi periodicamente da casa per compiere le missioni che gli vengono affidate, offrendo a Berta, nel frattempo diventata sua moglie, il minimo di spiegazioni necessarie a giustificare le sue assenze.

Ciascuno di loro, Berta a Madrid, Tom a Oxford, vive un’esperienza che minaccia di mettere in pericolo la loro libertà e persino la loro stessa esistenza; per lui sarà il motivo che lo costringerà ad accettare una scelta decisiva tale da cambiare radicalmente la sua vita, scelta imposta da chi vuole investire sulla sua persona particolarmente dotata per le lingue e per la recitazione, per la finzione e per l’inganno; per lei sarà proprio la scelta obbligata di Tomas a farla sentire in pericolo assieme al figlio.

Da quando Tom/Tomas ha iniziato a vivere una vita parallela, assentandosi spesso da Madrid e dalla sua famiglia, a Berta, nei capitoli narrati in prima persona, non resta che vivere di congetture (termine chiave nei romanzi di Marìas), tanto la scelta di Tomas le risulta incomprensibile.
Ma “si sa che spesso l’immaginazione è più feroce della realtà, pur mancando della sua concretezza e della sua terribile forza”, così Berta non cessa di chiedersi in quali azioni Tomas sia coinvolto e se comportino un pericolo per la sua vita, soprattutto quando l’ultima assenza si prolunga nel tempo, negli anni, in lunghissimi anni di solitudine senza ricevere sue notizie:
“[…] perché aveva scelto quell’esistenza assurda, perché aveva intrapreso quella doppia vita che lo allontanava da me, fino a diventare una foglia d’autunno che dondola e cade. Allora lo rifiutavo, lo detestavo, lo maledicevo. Allora lo seppellivo. Ma poi […] mi voltavo per riprendere il cammino in senso opposto, verso il ricordo, la nostalgia, la pazienza e la speranza immotivata. E mi assaliva un ultimo dubbio: ‘E se non fosse morto? E se un giorno ricomparisse perché non ha più dove nascondersi o non sa dove andare. Solo allora si torna, quando non si sa dove andare’”

La parte centrale del romanzo è dedicata alla vita di Berta, alla sua disperazione per l’impossibilità di sapere cosa sia successo a Tomas; al suo rifiuto, in mancanza di un corpo da seppellire, di considerarsi una vedova; a un’altalena di congetture contraddittorie:
Tom può entrare da quella porta domani mattina, questo non è escluso.”
Tomas mi si era rivelato, in effetti, troppo misterioso, e nel regno delle chimere tutto è possibile.”
Sì, il peggio è il ritorno, e quando è passato troppo tempo nessuno dovrebbe tornare.”

Se mai dovesse tornare, Berta, comprensibilmente in preda alla confusione, con quale spirito lo accoglierebbe?

Con la sua prosa densa, sempre tesa a ipotizzare un futuro possibile pur di allontanarsi da un presente e da un passato avvolti nelle nebbie (le congetture), precisa fin nei dettagli apparentemente insignificanti (“esiste solo quello che viene raccontato, quello che si arriva a raccontare”) Marìas vola alto, a un’altezza dove lo affiancano ben pochi fra i suoi colleghi scrittori tuttora attivi (perlomeno fra quelli che conosco); da lassù, con la sua vista d’aquila, acutissima dunque, scruta e descrive il paesaggio sottostante e i suoi abitanti, scoprendo che dietro ciascuno di loro (di noi) c’è un mistero, piccolo o grande che sia, su cui vale la pena indagare per farne materia di un romanzo.

Javier Marìas, “Berta Isla”, pp. 478, € 22,00, Einaudi, 2018.


Giudizio: 5/5


14.06.2018 Commenta Feed Stampa