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Uno scià alla corte d’Europa di Kader Abdolah

di Enzo Baranelli

In realtà sto facendo questo viaggio al posto dello scià e temo di essermi servito sia di lui che della principessa Banu e di tutti gli altri per raccontare la mia storia.” Seyed Jamal è immigrato da oltre un quarto di secolo in Olanda e insegna presso il dipartimento di Orientalistica dell’Università di Amsterdam. Lo spunto per la narrazione della visita di una scià nell’Europa di fine Ottocento arriva grazie a un manoscritto. Ma Kader Abdolah non si limita a ritrarre le favolose avventure dello scià, ma inserisce brani sulla quotidiana vessazione dei profughi nel tempo presente in cui si svolgono le ricerche del suo narratore: una visione politica che sorge dalla biografia stessa dello scrittore, anch’egli profugo, in tempi però lontani, tanto da scrivere ormai in olandese, “la lingua della libertà”. L’Europa vista dallo scià è attraversata da una profonda rivoluzione, sia industriale, sia scientifica ed è prossima al conflitto della Grande Guerra. Il narratore sceglie, come forma letteraria, la hekayat, “un racconto in cornice” che permette di attraversare il confine tra passato e presente, per giungere a meditare sul momento attuale fino alla domanda finale: “chi sono io?”. “Uno scià alla corte d’Europa” possiede una scrittura limpida che ha il sapore di una fonte cristallina ed è soffusa di poesia.

 

Kader Abdolah, “Uno scià alla corte d’Europa”, (traduzione e postfazione di Elisabetta Svaluto Moreolo), pp. 510, 19,50 €, Iperborea, 2018.

 

Giudizio: 5/5.


23.05.2018 Commenta Feed Stampa