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La vita finora di Raul Montanari

di Silvana Arrighi

“Per raccontare quella che è stata forse l’unica vera avventura della mia vita, e di sicuro la più sinistra e impressionante, devo tornare con la memoria a quel primo viaggio che feci il 2 settembre del 2016, dopo aver accettato un incarico come professore alle scuole medie inferiori di un piccolo paese di cui non avevo mai sentito il nome. Il paese era in cima a una valle lombarda e la strada provinciale che saliva verso la montagna costeggiava un fiume. La mia meta era a poco più di cento chilometri da Milano, ma per quanto conoscessi la valle non ero mai stato fin lassù. Avevo appuntamento con il preside della scuola per le tre del pomeriggio e due ore dopo avrei dovuto vedere la persona che si era offerta di affittarmi un appartamento, sempre ammesso che non venissero fuori brutte sorprese.”

Settembre 2016: l’anno scolastico sta per iniziare e il trentacinquenne professor Marco Laurenti si accinge a dare una svolta radicale alla propria vita; ha, infatti, accettato di ricoprire l’incarico annuale di italiano, storia, geografia ed inglese in una scuola molto particolare di un luogo molto particolare, con una sola – e davvero particolare – classe. La retribuzione è interessante – addirittura doppia rispetto agli stipendi correnti – e Marco, appena lasciata la fidanzata e senza prospettive d’incarichi che non siano sostituzioni temporanee per maternità o fratture ossee, non ha davvero ragioni per non tentare la ventura nella provincia bergamasca più recondita, lasciandosi alle spalle Milano.

Il “luogo particolare” è un paese di quattrocento abitanti al culmine di una valle senza uscita, la “scuola particolare” è una media inferiore privata, retta da uno strambo preside/proprietario, ultimo di tre generazioni di personaggi inverosimili: giunta al lumicino, chiuderà con la fine dell’anno. In quanto alla classe, le sue particolarità sono molteplici: è multiclasse, dunque vi si svolge un programma che dovrebbe valere per le tre medie – anno più anno meno -, con le inevitabili differenze di età degli alunni, in buona parte pluriripetenti; è composta da 14 allievi ma di fatto è profondamente spaccata in due gruppi di pari numero, uno di ragazzi diligenti e sufficientemente studiosi seduti nelle prime file di banchi, l’altro, nelle retrovie, composto da rumoreggianti gaglioffi, funesti per qualsiasi professore. Fra questi ultimi spicca Rudi, più grande dei compagni, prepotente e manipolatore, in grado di soggiogare gli altri ragazzi del gruppo, e imporre il proprio volere alle due ragazze Cristina e Chiara. Dotato d’indubbio fascino e di intelligenza acuta, Rudi possiede anche un innegabile carisma: da subito si crea fra professore ed allievo un rapporto di antagonismo ma anche di curiosità e perfino stima, complice il fatto che le loro vite hanno alla base qualche somiglianza; entrambi infatti sono cresciuti in un ambiente familiare dominato da un padre manesco e dispotico, nel caso di Rudi addirittura – e orgogliosamente – nazista. Rudi ne va fiero e vede nella prepotenza del padre un esempio da seguire, mentre il professore Marco da tempo si è allontanato dalla famiglia, conservando un rapporto di grande affetto solo con la sorella Sara, ragazza brillante e sensibile ma che purtroppo vive in America e può manifestare la sua assidua attenzione solo attraverso frequenti e costose telefonate.

Quella che Montanari ci presenta è una comunità complessa che, con i suoi ferrei codici comportamentali in cui chi devìa deve essere enucleato e il capo, nella sua totale assenza di ogni norma etica, rapidamente assurge al ruolo di tiranno, offre una straordinaria ricchezza di spunti. Nel gruppo degli studenti che dominano in senso negativo la classe si ritrovano tutte le caratteristiche da trattato di psicologia sociale, e poco importa che l’ambientazione possa sembrare ai confini della realtà: le dinamiche di potere sono le stesse che si potrebbero trovare in ogni luogo, sia esso paese o città, nei nostri tempi travagliati da cambiamenti sociali ed etici profondi. C’è un capobranco riconosciuto e tiranno – Rudi -, i suoi gregari-scagnozzi fratelli Bedin, tanto stupidi quanto maligni, un comico personaggio che si autodefinisce vampiro (che strappa ogni tanto un sorriso in una trama fin da subito greve di sinistri presagi), il patetico ciccione Nadir, la vittima predestinata, Chiara, pericolosamente mobbizzata dai compagni. C’è anche la “negativa-e-basta”, la bella Cristina, piccola sex-symbol di paese dotata di malizia e una buona dose di cattiveria. Il contorno è altrettanto ricco: al male “minuscolo” del piccolo gruppo di teppistelli si affianca il Male maiuscolo rappresentato da un militare reduce delle guerre dei Balcani, con un oscuro passato di azioni criminali. C’è il culto satanico di Belial, il serpente tentatore della Bibbia, che echeggia il triste ricordo delle Bestie di Satana, che a fine anni ’90 con le loro scioccanti imprese riempirono di orrore l’opinione pubblica. C’è una ragazza-madre spaesata ma vigile, una donna omosessuale intelligente e vitale, un prete umanamente vulnerabile ma attento e osservatore. E infine ci sono i social, accessibili e fruibili da tutti e che consentono a chiunque di essere “intelligentemente malvagio”. Nessuno è risparmiato nel romanzo di Montanari: non solo è evidenziata la difficoltà in cui si ritrova il professore nel tentativo di comunicare dei valori alla giovane generazione di allievi, ma anche quella che fino a qualche anno fa era una solida alleanza fra genitori ed insegnanti è realisticamente descritta come anello debole dei rapporti famiglia-scuola, con un evidente riferimento alle cronache più recenti. La figura del professore, visto spesso come lo “sfigato” dal lavoro scarsamente redditizio, è di fatto delegittimata non solo dagli studenti ma persino dagli adulti dello stesso gruppo sociale. È un libro in cui pare ci sia addirittura troppo – un eccesso di personaggi egoisti, incattiviti e dalle vite complicate: ma non è forse quello stesso “troppo” che spesso ci fa rabbrividire di fronte ai fatti di cronaca e agli orrori di cui è intrisa la vita vera?

Montanari si conferma sensibile e intelligente autore, capace di accettare ed interpretare con umanità le meschinità, mettendo sulla carta le inquietudini più pressanti della nostra società e i suoi veloci cambiamenti. Con la sua scrittura agile e pulita, ci propone anche un bellissimo romanzo di formazione che, nella sua forma letteraria, rimanda al tema del doppio: Rudi e il professore sono uno il riflesso dell’altro, agonista ed antagonista, fra loro lo scambio di ruoli è continuo. In un rimando di tematiche “diurne”, in cui il sole illumina la conoscenza, e “notturne” in cui avvengono tutti gli scambi negativi, l’autore ci offre un romanzo consigliabile a tutti, genitori, insegnanti e soprattutto adolescenti: sta per arrivare l’estate e le famigerate “liste di letture consigliate”, poi non dite che io non ve l’ho detto…

Raul Montanari, “La vita finora”, pp. 299, euro 17, Baldini & Castoldi, 2018.

Giudizio: 5/5


8.05.2018 Commenta Feed Stampa