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Cuori cicatrizzati di Max Blecher

di Massimo Sola

L’autore del romanzo è un giovane talento rumeno o, per meglio dire, era un giovane talento perché Blecher è morto nel 1938 a soli ventinove anni; ma per noi, dato che il suo libro è stato da poco tradotto e pubblicato per la prima volta in Italia, è un’autentica novità.

Il protagonista, il giovane Emanuel, è ricoverato presso un sanatorio del nord della Francia per ricevere le cure necessarie perché affetto da tubercolosi ossea: ha perso la posizione eretta e, se le cure non risulteranno efficaci, dovrà vivere coricato per il resto dei suoi giorni.

Fin da subito stringe amicizia con alcuni pazienti; si innamora, riuscendo, nonostante la quasi immobilità dovuta al gesso che gli ingabbia il torace, ad avere rapporti sessuali; presenzia a festini notturni semi clandestini: insomma partecipa  alla vita di società, una società chiusa su stessa dove però non è possibile fare a meno di notare, con dolore, la grande differenza che c’è con chi è libero di muoversi a suo piacimento:

Guardava con un’enorme stretta al cuore il modo in cui gli inservienti spingevano le barelle… questo contrasto fra l’essere una persona come tutte le altre e comunque giacere imprigionato dentro un gesso, con le ossa rose dalla tubercolosi, ecco cosa era doloroso e triste in tale malattia. Il paradosso constava nell’esistere e pure nel non essere ‘completamente vivo’.”

Il sanatorio è un mondo “altro” dove c’è chi affida la speranza di sopravvivere alla malattia barando nel gioco delle carte e credendo di vincere in questo modo più giorni di vita, togliendoli contemporaneamente, senza alcun senso di colpa, al proprio avversario; dove il dono più grande che viene fatto ad Emanuel dall’amico Quitonce, che morirà di lì a poco, è: “... un pezzo di osso della mia vertebra…Ho pregato l’aiuto chirurgo di mettermelo da parte… Che tu possa pensare a me quando lo guarderai.”; dove le riflessioni filosofiche non possono prescindere dalla malattia: “ Vedi [confida a Emanuel Isa, un’altra paziente che non sopravvivrà a lungo], i muscoli cardiaci dei malati hanno ricevuto nel corso della vita così tante ferite da taglio che si sono trasformati in tessuto cicatrizzato… Insensibili al freddo… al caldo… alla sofferenza… Insensibili e illividiti dalla crudeltà…”; dove c’è anche chi, dopo essere guarito, paradossalmente teme di tornare alla vita di prima: “Quando uno è stato strappato per una volta alla vita e ha avuto il tempo e la calma necessari per porsi un’unica domanda essenziale riguardo a essa – una soltanto – rimane intossicato per sempre…”.

La malattia è un inferno, ma anche avvolto dalle sue fiamme Emanuel non perde il senso dell’ironia come quando, a bordo di un carrozzella e sempre sdraiato sul suo lettino, immagina la puledra che lo sta portando a spasso con la pipa fra i denti…

Quella di Blecher è una scrittura sobria, che non indugia troppo sulla psicologia dei personaggi, e che tuttavia è in grado di mettere in evidenza le diversità fra i vari pazienti del sanatorio grazie ai dialoghi che rivelano la particolare personalità di ciascuno di loro; la malattia, infatti, li consuma senza annullare la loro individualità. Ogni paziente è malato a modo suo.

Cuori cicatrizzati” è un romanzo di formazione in cui la malattia diventa uno strumento di conoscenza; l’immobilità del corpo, infatti, non impedisce a una mente libera (quella di Emanuel, e molto di più quella del suo creatore) di “sfruttare” la sua condizione per porsi, e porre a noi lettori, gli interrogativi fondamentali sul senso di vivere.

Il romanzo non ha la complessità della “Montagna incantata” di Thomas Mann, come è noto anch’esso ambientato in un sanatorio, ciò nonostante il nome del suo autore è da affiancare a quelli che hanno segnato, in letteratura, la prima metà del secolo scorso.

Max Blecher, nato nel 1909, morto nel 1938 per tubercolosi spinale, ha trascorso gli ultimi dieci anni della sua vita quasi sempre a letto. Ci ha lasciato anche un altro romanzo, “Accadimenti nella realtà immediata”.

Max Blecher, “Cuori cicatrizzati”, (trad. Bruno Mazzoni), pp.237, 15,50 €, Keller Editore, 2018.

Giudizio: 5/5.

 


18.04.2018 Commenta Feed Stampa