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Jazz, Rock, Venezia di Roberto Saporito

di Ippolita Luzzo

“Adesso devi solo trovare la tua isola, ma con i soldi si trova tutto, e l’unica cosa che non ti manca in questo momento, sono proprio i soldi.
In questa parte di mondo i soldi possono anche risolvere i problemi esistenziali e chi dice il contrario mente, sapendo di mentire.”

Conosco e leggo Roberto Saporito da alcuni anni.

Elogiava la sua scrittura Nicola Vacca, critico letterario molto attento al fermento letterario, ed erano queste le sue parole nel 2014 su Satisfiction “Roberto Saporito è uno dei migliori scrittori della nostra narrativa.” “Gli scrittori veri a questo servono. A cambiare radicalmente i lettori nel bene e nel male ma anche al di là del bene e del male. Perché quello che conta quando chiudiamo un libro è cercare di capire se le pagine scritte fanno parte di noi. Con i libri di Roberto questo accade. Ma lui è uno scrittore vero.” Credo come Nicola che Roberto sia uno scrittore vero e credo che questo suo libro, da poco uscito per la casa editrice Castelvecchi, sia uno dei suoi racconti più interiore e intimo. Mi ritrovo proprio in questa storia, raccontata tra una musica jazz e rock in cui Venezia resta protagonista assoluta e suona con noi e i My Velvet Red.

Stai pensando che la solitudine si combatte con l’estremizzazione della solitudine stessa, mettendo a nudo il proprio cuore davanti al nulla totale. Che un’isola è quello che ti ci vuole in questo momento. Un’isola e un motoscafo per scappare dall’isola quando il bisogno di vedere altre persone diventa veramente impellente, necessario, non un obbligo sociale, ma una cosa cercata unicamente nel momento in cui diventa urgente vedere davvero altre persone, come una forma di misantropia benigna

Le nuvole di Venezia:  “Sposti lo sguardo al cielo striato da nuvole grigie sovrapposte da nuvole meno grigie, sovrapposte ad un ulteriore strato di nuvole bianco sporco, merlate e frastagliate e lievemente in movimento, nuvole che attraversano silenziose la laguna.”

E intanto quello spazio interiore vissuto dalla solitudine. “È che non sei più abituato alle case vuote tutte per te, la tua casa da troppi anni sono gli alberghi, non sei abituato alla solitudine, non sei abituato ad un luogo dove non si può ordinare la colazione in camera semplicemente alzando la cornetta di un telefono, dove uscendo dalla stanza si incontra sicuramente qualcuno, mentre qui fuori non c’è nessuno”

Leggo e vorrei tratteggiare e salvare e riportare intere frasi molto vicine al camminare e con in testa l’ultimo di libro di Thomas Bernhard “Camminare così, con questa andatura da persona che sembra che stia davvero andando da qualche parte, da persona con una vera meta da raggiungere quasi con una certa fretta, mi calma, mi dà equilibrio, mi azzera i pensieri fastidiosi, mi alleggerisce il peso che spesso mi grava sulle spalle, che mi provoca dolorosi mal di schiena, e mal di testa” Con Roberto andiamo via sull’isola, la nostra isola letteraria che stasera ci salva, senza bisogno di soldi, con un buon libro in mano. Ringraziando l’autore.

Roberto Saporito, “Jazz, Rock, Venezia”, pp. 176,  Edizioni Castelvecchi, 2018.

Giudizio: 5/5


14.03.2018 Commenta Feed Stampa