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In fuga, di Leonardo Radicchi

[1]“Si sopravvive perché morire, alla fine, non è così facile”

Nel valutare un libro ci si dovrebbe – forse – attenere solo ai contenuti: praticamente impossibile, in questo caso, poiché la veste grafica elegante, la carta raffinata e piacevole da toccare, i disegni (accreditati a un misterioso Frenopersciacalli) risultano molto attraenti fin dal primo sguardo e la tentazione è quella di emettere subito il proprio giudizio: bellissimo! Al di là di questa godibilissima “carrozzeria”, il libro è comunque di un certo livello di interesse, sia per gli argomenti trattati sia per la scrittura, scorrevole e pulita. Si tratta di otto racconti accomunati dalla situazione di “fuga” dei protagonisti: fuga, principalmente, da situazioni di guerra o di impossibilità di una vita dignitosa nel proprio Paese, fuga dalla malattia o dall’incombere delle prime pietre di una lapidazione, fuga dalle aspettative degli altri. Situazioni che l’autore, laureato in Relazioni Internazionali, ha per lo più osservato personalmente durante la sua attività di cooperante di Emergency nelle zone più disagiate del mondo (“Negli ultimi anni sono stato in giro” – ci spiega nella sua biografia – “Ho attraversato molti paesi, in alcuni mi sono fermato e in una manciata di questi vi ho trascorso abbastanza tempo da cominciare a sentirmi parte del paesaggio”) ma anche ricostruite dai racconti di chi ha vissuto, ad esempio, la Resistenza partigiana dopo l’8 settembre del ’43 fra Friuli e Umbria. Un’opera prima decisamente interessante, un autore che merita di essere incoraggiato a proseguire.

Leonardo Radicchi, “in fuga“, pp. 120, € 10, Editore: Rupe Mutevole, 2016.
Giudizio: 5/5

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