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Non smetto di aver freddo di Emilia Bersabea Cirillo

di Silvana Arrighi

cirillo“Voglio vederti, Dorinà. Io indosserò il tuo maglione, ti bacerò sulla bocca e tu sentirai i miei denti di ferro. È stato per la tua bellezza. È stato per la proporzione del tuo viso, per la purezza della tua pelle, per come sorridevi, per le fossette ingenue sulle tue guance. Per la grazia, e quanta. È stato anche per qualcosa di intenso, commovente. Inquietante.”

È Angela a voler rivedere Dorinà. Angela rivuole le sue perline ed anche una giacca di lana perché ha freddo, non smette di aver freddo. Vuole anche le sue pietre: “ne avevo una busta piena, a casa, erano rotonde e splendenti come biglie. Erano i tuoi occhi, quando prima di addormentarmi le poggiavo sulle mie palpebre chiuse”.

Angela ama, di amore ossessivo. Prima l’amica del cuore, Dorina – la sua Dorinà – poi Lorenzo, che le ha fatto il torto di sposare un’altra donna. È un amore che si nutre di invidia e scontento: risentito, rancoroso. Livore e gelosia la rodono dentro da sempre, fin dall’infanzia all’orfanotrofio di Atrani, non mitigati dallo splendido mare che si domina dall’alto, né dai giochi, né dalle prelibatezze uscite dai quaderni di ricette di Suor Ermelinda : “Le altre hanno una casa, una vera famiglia, una madre e un padre. Uno per mano. Hanno giochi solo per loro, e felicità, e sogni. Qua tutto è di tutte e di nessuna, perché noi siamo tante e nessuna. Non ci sarà felicità per noi finché non diventeremo persone con un nome e un cognome solo nostro. Non c’è da stare tanto allegre, sapete?”.

Dorinà è bionda e bellissima, Angela – grandi occhi coperti da tonde e spesse lenti – pende dal suo viso. “Era una Madonna, era Santa Gertrude vergine e madre”, la ama e la odia per quella bellezza. Nutre per lei un sentimento morboso, misto di attrazione e aggressività, le racconta storie di fantasmi e spiriti e quando la notte Dorina ha gli incubi la solletica e la abbraccia tanto stretta da impedirle di liberarsi.

Trascorsa gran parte dell’infanzia vicine, Dorina ed Angela si rincontrano dopo molti anni di non voluta separazione. Dorina lavora nella cucina del carcere, dove le sue aspirazioni di creatività culinaria sono frustrate dal dover servire alle detenute pasti omologati, Angela è reclusa per aver ucciso. Ognuna a suo modo, sono due donne infelici anche se, in apparenza, la vita di Dorina è più lineare ed affettivamente stabile. Ma i vuoti di allora sono ancora e sempre dei vuoti, incolmabili. Angela potrebbe essere liquidata come criminale e pazza, troppo grande la devastazione che la attraversa; Dorina ha ancora bisogno di scuotersi dalla propria insicurezza ed avere il coraggio di riprendere in mano la propria vita.

Con una prosa piana, non ricercata ma incisivamente ficcante, Emilia Bersabea Cirillo risulta convincente, soprattutto nei capitoli in cui è la voce di Angela a raccontare al lettore il doloroso delirio delle proprie ossessioni. Ambientando parte della vicenda in un luogo reale, lo storico Conservatorio di S. Rosalia di Atrani (che a lungo ha ospitato un educandato femminile ed è completamente abbandonato da oltre un decennio), l’Autrice delinea un mondo che ha un profumo d’altri tempi, quando le orfanelle venivano “scelte” per l’adozione da coppie non sempre psicologicamente preparate, cui veniva inusitatamente data la possibilità di decidere quale preferivano fra le tante ospiti dell’orfanotrofio. Il racconto si svolge ai giorni nostri ma ci trasporta in un’epoca lontana, intrecciandosi all’argomento più doloroso dell’attuale quotidianità, quello della violenza domestica, più volte e da più angolazioni affrontato nella narrazione. Ed è questa, forse, la sua valenza maggiore: un racconto che stenterebbe, forse, a volare alto, si apre ad un universo di figure femminili che popolano l’ambiente angusto di piccoli paesi dell’avellinese, del tutto simili a molti altri di quella provincia italiana con poche risorse, dove la vita è grama, il lavoro è poco e pericolosamente volatile e le donne da sempre penalizzate e ferite. Con molta misura l’Autrice inserisce nel finale un po’ di speranza per Dorina, suggerendo una via d’uscita alle sue frustrazioni, e accompagna Angela verso un epilogo dolorosamente annunciato.

 

Emilia Bersabea Cirillo, “Non smetto di aver freddo”, pp. 352,  € 16,00, L’Iguana editrice, Collana verde, 2016

Giudizio: 4/5


18.07.2016 Commenta Feed Stampa