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Monte Carlo di Peter Terrin

di Danilo Cucuzzo

Monte Carlo Peter Terrin«Poi segue uno di quegli strani momenti in cui tutti sono in attesa di quello che sta per succedere, tutti i presenti alla griglia di partenza e nelle tribune lungo il Boulevard Albert 1er, perfino il principe, tacciono all’improvviso. Tacciono perché d’un tratto gli altri hanno smesso di parlare, e quel tacere, quel silenzio improbabile e repentino si diffonde tra l’intero pubblico. Ciascuno ingoia le parole perché pensa che stia accadendo qualcosa, lo si sente, il silenzio che si propaga, più veloce del fuoco, così imponente che ci si zittisce per istintivo rispetto, di colpo ci si dimentica cosa si stava dicendo e si desidera solo ascoltare insieme agli altri, finché alla fine si capisce, nel paio di secondi in cui c’è realmente silenzio e tutti ascoltano come ammutoliti i rumori in lontananza, finché insomma si capisce che è stato solo uno di quei momenti che a volte capitano in un grosso gruppo di persone, ma senza un significato particolare, e dunque si può ricominciare a parlare.»

Siamo a Monte Carlo, nella primavera del 1968, a pochi minuti dalla partenza del Gran Premio di Formula 1, c’è grande attesa, nell’aria si avverte una strana tensione. Tra poco i potenti motori delle monoposto inizieranno a rombare tutta la loro esuberanza, ma stavolta tutta quell’eccitazione non è dovuta a loro, bensì a Deedee, acclamatissima e adorata giovane diva del cinema la cui presenza è data per certa. Ci sono momenti che sembrano chissà cosa, ma poi si rivelano senza significato, e ce ne sono altri che ti cambiano la vita per sempre. Jack Preston è un meccanico della Lotus, la sua vita – iniziata in un piccolo villaggio inglese costituito da un pub e una chiesa, e vissuta tra casa, officina e messa della domenica – incrocia quella della diva, proprio mentre una nuvola di benzina si tramuta in fuoco. Jack afferra la ragazza per un braccio e le fa scudo con il proprio corpo. La bellezza di Deedee è salva ma il meccanico subisce gravi ustioni alla schiena, dai glutei su fino alla nuca.

Sin dai primi momenti di convalescenza all’ospedale di Nizza, Jack incomincia a prefigurarsi il momento nel quale la diva Deedee lo incontrerà per ringraziarlo di averle salvato la vita. I giorni passano, le ferite guariscono, Jack torna a casa dalla moglie. Nella piccola Aldstead tutti lo conoscono e tutti sono fieri di lui, benché di lui, almeno sino a quel momento, abbia parlato soltanto lui per bocca della moglie Maureen. I giorni diventano prima settimane e poi mesi, ma da Deedee non arriva alcun cenno, a meno di non voler considerare tale quel «I love you» pronunciato dalla ragazza sul finire di una seguitissima trasmissione televisiva inglese.

Peter TerrinCon un susseguirsi incalzante di brevi o brevissimi capitoli, Peter Terrin pennella il suo personaggio con toni che da vivaci diventano sempre più cupi, proprio come l’animo di Jack Preston, ormai preda di una vera e propria ossessione. Una ossessione che lo accompagna tanto nella veglia quanto nel sonno, fino a fargli confondere la realtà con l’immaginazione, fino al punto di fargli idealizzare Deedee – già idealizzata di suo per il fatto stesso di essere l’acclamata diva che è – e fargli risultare sempre più fastidiose le attenzioni insolitamente focose della moglie.

Jack aveva sperato di diventare un eroe, già si vedeva con la tuta rossa addosso e le mani dentro un motore Ferrari, chiamato a Maranello da Enzo Ferrari stesso; si vedeva citato e immortalato sui giornali; si immaginava riconosciuto dalla gente come colui che aveva salvato la vita a Deedee; fantasticava sul come lo avrebbero onorato in occasione del prossimo Gran Premio inglese. Ma Deedee non si fece mai viva, anzi, non accennò mai più a quell’incidente che stava per costarle quantomeno il bel viso se non la vita; e i media assegnarono la parte del salvatore a una guardia del corpo dell’attrice, descrivendolo come colui che aveva tirato via dalle fiamme prima la sua assistita e poi un meccanico della Lotus, e pazienza se il pericolo era ormai scampato.

Monte Carlo è la parabola di un uomo dalla incrollabile speranza che non vuole arrendersi alla deludente realtà, è la storia di un sognatore alle prese con un amaro risveglio, dell’ennesima vittima di quell’ansia di celebrità che, in misura diversa, attira a sé un po’ tutti noi e che, purtroppo, molto spesso ci fa dimenticare le piccole cose che, sia pure nel loro anonimato, ci circondano e ci renderebbero felici se solo fossimo capaci di apprezzarle. Peter Terrin, invece, è un autore dallo stile peculiare – un po’ classico, a tratti poetico, e sempre molto evocativo – che merita di essere letto.

 Peter Terrin, “Monte Carlo”, trad. Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo, Iperborea, pp. 179, € 16, 2016
Giudizio: 4/5


21.03.2016 Commenta Feed Stampa