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Io so perché canta l’uccello in gabbia di Maya Angelou

di Danilo Cucuzzo

io so perché canta l'uccello in gabbia«Il giudice chiese che Mrs. Henderson fosse citata in giudizio, e quando Momma arrivò e disse che Mrs. Henderson era lei, il giudice, il messo del tribunale e altri bianchi tra il pubblico si misero a ridere. Il giudice aveva proprio fatto una gaffe chiamando signora una donna nera, ma dopotutto era di Pine Bluff e non poteva sapere che la proprietaria dell’emporio in quel era una persona di colore. I bianchi andarono avanti per molto tempo a piegarsi in due dalle risate ogni volta che ripensavano a quell’episodio, e i neri lo consideravano la prova del valore e della maestà di mia nonna.»

Mrs. Henderson, Momma, è la nonna della protagonista/voce narrante di Io so perché canta l’uccello in gabbia, ovverosia del primo bestseller scritto da una donna afroamericana. Uscito nel 1969 e già apparso in Italia nel 1994 (Il canto del silenzio, Frassinelli), quello che sarebbe divenuto soltanto il primo di sette volumi dell’autobiografia scritta da Maya Angelou, viene oggi meritoriamente riproposto dalla Beat Edizioni. Meritoriamente perché da modo al lettore del ventunesimo secolo di scoprire e apprezzare una scrittrice – quanto appare riduttiva questa classificazione per un Donna come la Angelou! – e un libro fra i più significativi del ’900 americano.

Raccontando della sua infanzia e della sua adolescenza, vissute fra Stamps, Arkansas e San Francisco, con una breve quanto tremenda esperienza a St. Louis, Maya Angelou descrive la vita di una bambina/ragazza nera nell’America segregata degli anni ’30/’40. A tre anni, la piccola Maya fu spedita, insieme al fratellino di appena un anno più grande, a vivere dalla nonna paterna. Fu nell’emporio gestito da questo donnone intransigente e religiosissimo, che i due bambini incominciarono a capire cosa volesse dire essere neri, fu lì che conobbero il razzismo nei suoi aspetti più cruenti, le fatiche dei raccoglitori di cotone, il loro fatalismo e le loro speranze riposte in uno sfumato futuro aldilà costellato di agi e felicità. «Che i bianchi si tenessero pure i loro soldi, il potere, la segregazione, il sarcasmo, le case grandi, le scuole, i prati simili a tappeti, i libri e soprattutto – soprattutto – si tenessero pure la loro pelle bianca. Meglio essere miti e umili, farsi insultare addosso e insultare per questo breve periodo piuttosto che passare l’eternità ad arrostire sul fuoco dell’Inferno.»

Scritto senza reticenza alcuna, Io so perché canta l’uccello in gabbia è una testimonianza forte, dura, spietata di come l’uomo possa diventare tutto il contrario di ciò che la sua stessa natura dovrebbe portarlo a essere. L’odio assoluto del quale furono vittime uomini, donne e bambini solo per il colore della loro pelle, è un qualcosa che ancora oggi grida vendetta. Sarebbe bello vivere in un mondo nel quale l’opera d’esordio di Maya Angelou si potesse tranquillamente riporre su di uno scaffale, lasciando che la polvere del tempo la ricopra; purtroppo, però, l’attualità di fondo di questo romanzo autobiografico è ancora troppo viva e invade le nostre vite. Quotidianamente. Ecco, dunque, un libro da leggere per non dimenticare ma anche per capire meglio – o, Dio non voglia, per incominciare a capire – fin dove possono giungere i pregiudizi, quanto male siano capaci di procurare degli sguardi. «I “ragazzi”? Quelle facce di pietra e quegli occhi pieni di odio che ti incenerivano i vestiti addosso se per caso ti vedevano gironzolare di sabato sulla via principale. Ragazzi? Sembrava non avessero mai conosciuto la giovinezza. Ragazzi? No, piuttosto uomini coperti dalla polvere delle tombe e gravati da anni trascorsi senza bellezza né cultura. La mostruosità e il marciume di antichi orrori.»

L’importanza e la bellezza di questo libro, inducono a sperare che Beat Edizioni voglia proseguire nella pubblicazione delle opere di Maya Angelou, una donna che può ben definirsi straordinaria e che con la sua vita è stata ed è un faro per tutti coloro che credono ancora in una giustizia giusta e in una Libertà autentica.

Maya Angelou, “Io so perché canta l’uccello in gabbia”, trad. Maria Luisa Cantarelli SuperBeat, pp. 240, € 13.90, letteratura afroamericana, 2015
Giudizio: 4/5


14.12.2015 Commenta Feed Stampa