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Il grande Lino di Ovidio Colussi

di Claudio Della Pietà

il_grande_Lino_RIDHo letto e vi voglio raccontare “Il grande Lino”, con il consueto appagamento che mi offrono da anni i libri realizzati da Ferruccio Mazzariol e la sua casa editrice Santi Quaranta.

A scanso di equivoci e considerate le numerose dispute su recensioni e critica letteraria, apparse sui media negli ultimi mesi, premetto che non sono amico, non sono dipendente o altro di Santi Quaranta. Sono un estimatore del lavoro che fanno. Niente di più.
Detto questo, Il grande Lino, di Ovidio Colussi, era da tempo in attesa in una delle mie librerie di casa, perché fa parte di quelle cose che vorresti fare, ma forse no, che vorresti assaggiare, ma è meglio di no, che ti entusiasmano solo all’idea, ma nello stesso tempo incutono agitazione.
Questo perchè Lino è per me anche il piccolo-grande L(uig)ino, e cioè mio padre, che da un paio d’anni voglio sperare abbia potuto incontrare, Altrove, il protagonista di questa biografia romanzata, mio padre che per oltre 40 anni ha lavorato per l’azienda del grande Lino.
Della storia di quest’uomo, di uno degli imprenditori “di una volta”, come si suol dire fra le persone di una certa età, e non solo, hanno fatto parte con migliaia di persone anche mio padre e altri membri della mia famiglia d’origine.
Lino Zanussi si può definire senza paura il Giovanni Agnelli del Friuli Venezia Giulia, o almeno della Provincia di Pordenone, ai tempi della fondazione dell’azienda ancora non esistente in quanto provincia. E con tutto ciò che di male si dice spesso e probabilmente sempre più spesso si dirà, di coloro che in Italia realizzano iniziative imprenditoriali importanti, Lino Zanussi fu primario protagonista insieme a tanti altri imprenditori e a tantissimi lavoratori seri e volenterosi, della rinascita del nostro Paese dopo la drammatica, seconda, Guerra mondiale.
Ciò che con maestria e pacatezza ci racconta Ovidio Colussi, dipendente della stessa Zanussi per più anni, e poi persona socialmente molto impegnata, è la storia e ascesa all’olimpo dell’imprenditoria, di Lino e dei suoi collaboratori.zanussi Un ascesa rapida per diversi motivi: per l’inventiva, per la passione, per le idee aggressive, per la capacità di tradurle in strumenti concreti, per la fame, per la drammatica necessità poi di ricostruire, tutto ciò che la guerra aveva distrutto.
Ma la mannaia della vita è li, sempre pronta a tenderti il un tranello. E non sarà impersonata dal sessantotto, la scure non sarà rappresentata da scioperi o proteste, niente di tutto questo metterà i bastoni tra le ruote al grande Lino.
La vita crudele fa il suo corso, sembra amare e custodire più i “cattivi” che i “buoni”, e non solo, si libera sempre prima dei secondi e non dei primi e ci fa incazzare, ci fa urlare contro il presunto creatore. E chi rimane?
Rimane l’azienda che oggi non ha nulla a che fare con quel bambino, seduto su un calesse trainato da un asino, che scendeva dal lontano Gorgazzo, verde abisso delle acque, bramando di poter mangiare pane ogni giorno, non carne o pesce. Pane.
Ho sempre creduto che studiare, leggere e ascoltare la storia, sia una buona cosa,  che si legga di periodi oscuri e gente e cose oscure, o che si legga di cose positive.
Lino Zanussi e la sua famiglia hanno contribuito ad una significativa parte di storia friulana e italiana che vale la pena di conoscere. Buona lettura.
“Era l’una del pomeriggio e i tre giovani periti timbrarono il cartellino dirigendosi ognuno al proprio settore della Zanussi, che per la loro vita era stata un miracolo.”
“Man mano che Lino continuava nell’esposizione, il direttore si sorprendeva che un giovane di quell’età fosse arrivato ad ingrandire e sviluppare tanto l’attività, e più ancora si sorprendeva della padronanza che aveva quel giovanotto delle problematiche tecniche e finanziarie. Lui, direttore di una banca importante, aveva conosciuto tanti industriali a Torino, Milano…Molti di costoro, al confronto, potevano andare a nascondersi. Eh sì; quello che aveva di fronte, quel giovanotto sveglio, che lo guardava bene in faccia….quello meritava fiducia perchè si capiva che era persona veramente in gamba.”
Ovidio Colussi, “Il grande Lino”, pp. 154, 11 €, Editrice Santi Quaranta, 2008-2015.
Giudizio: 4/5.

13.12.2015 Commenta Feed Stampa