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Così ha inizio il male di Javier Marías

di Danilo Cucuzzo

Così ha inizio il male«“Così ha inizio il male e il peggio resta indietro”, questo dice la citazione di Shakespeare che Muriel aveva parafrasato riferendosi al beneficio o alla convenienza, al danno relativamente minore, che si ha quando si rinuncia a sapere quello che non si può sapere, quando ci si sottrae alla corrente di quello che ci viene raccontato nel corso della vita, che è tanto più di quello che viviamo e a cui possiamo assistere, tanto più che anche questo ci sembra di averlo sentito raccontare, via via che col passare del tempo si allontana e si oscura, o sfuma con il ticchettio dei giorni, o si appanna; via via che le lune vi spargono i loro vapori e gli anni la loro polvere, e allora non è che cominciamo a dubitarne (anche se talvolta, in effetti, può capitare), ma i fatti perdono vividezza e le loro dimensioni rimpiccioliscono. Quello che era importante ora non importa più o molto poco, e anche quel poco richiede uno sforzo; quello che era cruciale si rivela indifferente, e quello che ci aveva distrutto la vita ci appare come una bambinata, un’esagerazione, una sciocchezza.»

Juan de Vere aveva ventitré anni nel 1980, quando Franco e il suo regime erano morti da cinque e la Spagna stava sperimentato il cambiamento, la democrazia, la libertà. Ne ha molti di più oggi, mentre racconta ciò che gli capitò quando, giovane laureato, grazie agli agganci dei genitori riuscì a farsi assumere come assistente factotum da Eduardo Muriel, apprezzato regista i cui tempi d’oro sembravano poter esser già passati. Fu tra le stanze di quella grande casa borghese di calle Velasquez che il ragazzo divenne uomo, che il passato incombente – un passato assai recente che, tuttavia, per via della scelta politica volta alla riconciliazione (niente accuse, niente processi) appariva più che remoto – si insinuò nella sua vita e lo costrinse a riflettere, a fare i conti con se stesso, con la dittatura pubblicamente morta e sepolta ma troppo dolorosa per essere così facilmente rimossa individualmente.

Segreti privati che si intrecciano con quelli pubblici; fantasmi di un passato da rimuovere che sghignazzano per attirare l’attenzione, connivenze negate, verginità rimesse a nuovo, ipocrisie, gelosie, passioni; c’è questo molto altro ancora nell’ultimo romanzo di Javier Marías. Periodi lunghi, scrittura ricca, riferimenti letterari e cinematografici, misteri e colpi di scena fanno di Così ha inizio il male un libro avvincente; un romanzo che finisce per scavare nel profondo delle vite dei suoi personaggi ma anche delle nostre; e ci impone riflessioni che, pur vergognandoci un po’, avremmo preferito rimandare fino a data da destinarsi. Ci chiede di far luce su quelle verità che con tanta cura o senza neanche accorgercene avevamo stipato in un angolino buio del nostro dimenticatoio.  «La verità è una categoria destinata a rimanere in sospeso finché si vive.», dice Muriel in una delle sue tirate da sdraiato sul pavimento del suo studio, mentre si picchietta con il dito sulla benda che gli copre l’orbita priva di occhio (che perse da ragazzino, durante la guerra, mentre giocava alla guerra sulla terrazza di casa insieme al fratello) o lisciandosi una barba inesistente con il dorso di una piccola bussola che tiene sempre in tasca. Purtroppo per lui, Muriel, e ancor di più per sua moglie Beatriz, una verità riguardante il loro matrimonio non rimase nascosta e finì per rovinare la vita di entrambi: di Muriel a causa dell’improvvida confessione da parte della moglie e di Beatriz per la vendetta che lo stesso Muriel fece seguire a quella rivelazione.

Il giovane de Vere si ritrova messo in mezzo e, almeno all’inizio, se la gode. Si diverte ad adempiere all’incarico da detective che Muriel gli ha affidato per verificare se una diceria su un suo caro amico – una tremenda diceria, ché se fosse vera metterebbe senz’altro fine a quella lunga amicizia – abbia un qualche fondamento; e si diverte (sempre meno, per la verità) a cercare di scoprire cosa è successo di così grave nel matrimonio del suo datore di lavoro per portarlo a trattare la moglie come se non esistesse, a ingiuriarla, a vessarla … e dire che, a quarantanni o quelli che sono, è ancora una donna più che desiderabile.

Il privato e il politico si intrecciano in Così ha inizio il male, un romanzo appassionato che dipinge meravigliosamente e spietatamente – meravigliosamente proprio perché lo fa spietatamente – le passioni che guidano (o dirottano) i nostri corpi, le nostre vite verso un futuro ignoto proveniente da un passato nel quale il peggio si è consumato, anche perché: «Per spaventoso e atroce che sia, il passato ci sembra sempre più innocuo di ciò che deve ancora avvenire, o almeno riusciamo meglio a tenerlo a bada.»

Così ha inizio il male, Javier Marías, trad. Maria Nicola, Einaudi, pp. 464, € 21.00, 2015
Giudizio: 5/5


9.11.2015 1 Commento Feed Stampa