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Siamo tutti completamente fuori di noi di Karen Joy Fowler

di Danilo Cucuzzo

Siamo tutti completamente fuori di noiSiamo tutti completamente fuori di noi, vincitore del prestigioso PEN/Faulkner Award nel 2014, portato in Italia da Ponte alle Grazie all’inizio del 2015 nella traduzione di Laura Berna e scritto da Karen Joy Fowler – famosa in tutto il mondo per il suo “Jane Austen book club” – è un romanzo sorprendente … e difficile da recensire a causa dell’elevatissimo rischio spoiler. Mi basterebbe una mezza frase, se non addirittura una parola, per rovinare tutto.

Scorrendo le pagine di Siamo tutti completamente fuori di noi si sorride, ci si indigna, si viene spiazzati, ci si commuove e ci si pongono delle domande alle quali risulta complicato (eufemismo) rispondere. La voce narrante è quella di Rosemary Cooke, la quale, partendo dal centro come gli aveva insegnato il padre racconta, per mezzo di continui salti temporali, la sua vicenda e quella della sua strana famiglia. Una famiglia che (come tutte le altre) un tempo era stata felice – mamma, papà e tre figli – ma che in seguito (come tutte le altre) divenne infelice a modo suo. Sempre tenendo a mente il pericolo spoiler, dirò che all’età di cinque anni la piccola Rosie fu mandata per qualche giorno dai nonni e che una volta tornata a casa non ci trovò più la sorellina, e che, di lì a poco, anche il fratello maggiore Lowell se ne sarebbe andato per non fare più ritorno (anni dopo Lowell sarebbe entrato nella lista dei ricercati dell’FBI sotto la colonna “terroristi interni”). Ciò che rimase della vecchia famigliola felice, visse il resto della propria esistenza con l’insopportabile peso di quelle “sparizioni”. La piccola Rosie era una chiacchierona da guinness dei primati, dopo quei giorni sconvolgenti decise che non lo sarebbe stata più: «A cena adottai la mia solita strategia e non dissi niente. La parola pronunciata tramuta la conoscenza personale in conoscenza condivisa, e non c’è modo di tornare indietro una volta aggirato questo scoglio. Non dire niente era più elastico, e nel tempo avevo verificato che di solito era una migliore linea di condotta. Mi ero convertita al silenzio con fatica, ma a quindici anni ero una vera credente.» (Eh sì, ogni famiglia è infelice a modo suo e un’ottima strategia per arrivare a esserlo consiste nel percorrere testardamente la via del silenzio.)

Romanzo che, oltre alle dinamiche famigliari, tratta argomenti di tipo etico/scientifico, Siamo Tutti completamente fuori di noi vorrebbe spingere il lettore ad aprire gli occhi sulle storture o, più in generale, su tutte quelle cose che solitamente si fa finta di non vedere, come ad esempio il trattamento riservato agli animali “utilizzati” per scopi scientifici (che poi, alle volte, tanto scientifici non sono). «”Il mondo gira” disse Lowell “grazie al carburante di questa miseria indicibile, infinita. La gente lo sa, ma a nessuno importa se non vede. Costringili a guardare e allora presteranno attenzione, ma ti odieranno perché sei quello che li ha costretti”.» (Niente di più vero.)

Con la sua prosa brillante ed empatica, Siamo tutti completamente fuori di noi è un romanzo che vi sorprenderà e commuoverà … ma forse mi odierete per avervelo consigliato.

“Siamo tutti completamente fuori di noi”, Karen Joy Fowler, trad. Laura Berna, Ponte alla Grazie, pp. 311, € 18.00, letteratura americana, 2015
Giudizio: 4/5


3.11.2015 Commenta Feed Stampa