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Due uomini buoni di Arturo Pérez-Reverte

di Silvana Arrighi

Duo uomini buoni“Immaginare un duello all’alba, nella Parigi della fine del XIII secolo, non è difficile. Basta aver letto alcuni libri e aver visto qualche film. Raccontarlo per iscritto è una cosa un po’ più complessa. E utilizzarlo per l’incipit di un romanzo ha i suoi rischi …”

Con il suo incipit scanzonato, contrapposto ad una dedica impegnativa (all’attuale decano della Real Academia Española, l’ottuagenario Gregorio Salvador, e alla memoria di altri tre accademici illustri ormai trapassati) ritorna lo spagnolo Arturo Pérez-Reverte, che ci propone un grande e articolato romanzo “di avventura e di idee”, giocato su più livelli, colto senza essere né stucchevole né pretenzioso.

La trama è molto semplice. Verso il 1780, la Real Academia Española si appresta ad acquisire i ventotto volumi della Encyclopédie di Diderot e d’Alembert e invita per questo scopo due suoi rappresentanti – l’ammiraglio in pensione Pedro Zárate e don Hermógenes Molina, traduttore di Virgilio e Tacito – a recarsi a Parigi. Preoccupati per la ventata di indesiderata rivoluzione culturale che la lettura della Encyclopédie porterebbe nella più conservatrice Spagna di fine ‘700, due membri della Academia medesima cospirano al fine di intralciare il compito dei colleghi e sabotare l’impresa. Nessuna suspense, dal momento che lo svolgersi degli eventi è raccontato senza troppi misteri, dettagliandone i particolari e facendo intravedere gli sviluppi con molto anticipo. Il valore del romanzo non sta nella sorpresa, infatti.

È un romanzo che cresce mano a mano che si prosegue la lettura. Una prima, iniziale sensazione di pedanteria e noiosa pignoleria nei dettagli lascia presto il posto allo stupore dell’accuratezza delle ricostruzioni storiche che, come in un magnifico acquarello, introducono il lettore ad un periodo storico di profondo cambiamento. Sensazioni avvolgenti, quasi fisiche, intessute di colori, odori, rumori, unite a discussioni filosofiche (mai stancanti, sempre illuminanti) fra difensori della religione e della monarchia e sostenitori della ragione e della razionalità inseriscono a forza il lettore tanto nella Madrid di Carlo III, cupa e restia al cambiamento, ancora segnata dall’Inquisizione e in cui la scarsa istruzione, il clericalismo perbenista, l’immobilismo e l’incultura generalizzata mantengono il Paese ignorante e incatenato al passato, e la Parigi prerivoluzionaria, dove le classi colte godono delle libertà di espressione assorbite dal modello liberista inglese.

“Lasciate leggere e lasciate ballare, chiedeva Voltaire. E questo è il punto, meno messe e più musica”.

È anche un libro divertente. Ed è un vero inno all’amicizia. I due protagonisti, costretti a condividere tutte le vicissitudini legate alla loro missione per conto dell’Academia, assumono spesso aspetti caricaturali e i loro dialoghi, attraverso cui si crea un legame di stima e di rispetto, sono spesso basati su un’ironia fine ed elegante. La “noble lengua castellana” utilizzata da Pérez-Reverte (non a caso membro lui stesso della Real Academia dal 2003) è purissima, ed è resa abbastanza fedelmente nella traduzione italiana. C’è poi un aspetto particolare del tessuto narrativo senza dubbio degno di nota, l’intrecciarsi del resoconto storico degli eventi non solo con la finzione della trama ma anche con la descrizione del percorso di costruzione del romanzo. L’autore lo descrive in prima persona, mettendo a parte il lettore delle difficoltà e dello studio capillare reso necessario per la stesura del testo e la contestualizzazione storica delle vicende narrate. Tutto un “dietro le quinte” che l’autore rende esplicito e che elegantemente diventa parte stessa del romanzo, impreziosendolo come un merletto.

Due uomini buoni, Arturo Pérez-Reverte
Traduttore Bruno Arpaia
Rizzoli (collana Scala stranieri), settembre 2015
pp. 544
€ 20.00
Giudizio 5/5

 

 


9.10.2015 Commenta Feed Stampa