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Soli e perduti di Eshkol Nevo

di Danilo Cucuzzo

soli-e-perduti-nevo«E forse allora, a vent’anni e una sigaretta, non poteva sapere che ognuno ha il suo lato oscuro, e che quel che veramente conta è quanto è illuminato il lato illuminato.»

Geremia Mendleshtorm, vedovo del New Jersey, scrive un’accorata lettera al sindaco della Città dei Giusti, offrendosi di finanziare la costruzione di un nuovo mikveh (bagno rituale) da intitolare alla moglie in modo da onorarne la memoria. Ogni buon sindaco che conosce il suo mestiere, sa che non si può che accogliere a braccia aperte chi si propone di sovvenzionare un’opera pubblica, specialmente se la realizzazione (con tanto di inaugurazione in pompa magna) di quest’ultima coincide con il delicato periodo della campagna elettorale. Ecco, quindi, che il Sindaco Danino affida la pratica a Ben Zuk, un tutto fare fissato per le mappe con un passato un po’ oscuro ma fortunatamente ritornato alla fede. Dopo aver consultato le sue mappe, Ben Zuk propone, e il consiglio comunale approva, che il mikveh venga realizzato a Siberia, nome con il quale è noto a tutti il quartiere popolato interamente da anziani immigrati russi.

Partendo da un qualcosa di tanto semplice e ordinario, Eshkol Nevo, con una prosa fluida e un tono leggero, ci accompagna per mano lungo le vie di un’immaginaria città israeliana abitata dagli ortodossi, indicandoci di volta in volta i luoghi sacri, quelli profani e molte delle inevitabili contraddizioni proprie di una comunità di tale natura  – dove i dettami religiosi vengono prima di tutto ma dove, per ovvie, ragioni insite nell’origine umana delle cose, quegli stessi dettami appaiono sempre più ardui da soddisfare. In una giravolta di situazioni che vanno dal drammatico al surreale ad alto tasso di comicità, l’apprezzato autore israeliano, per mezzo dei suoi personaggi, veri perché imperfetti e coerenti perché non lineari, sembra volerci suggerire che ognuno di noi – quali che siano la nostra estrazione sociale, il nostro credo (o non credo) religioso o il percorso fatto per giungere fino a qui -, nella sua vera essenza, non desidera che un’altra solitudine alla quale intrecciare la nostra, per proseguire lungo i deserti di questa vita – lastricati di rimpianti e privi di punti di riferimento dai quali arguire una direzione certa – con la rinnovata consapevolezza che, per quanto “Soli e perduti” si possa essere (e si è), c’è sempre la possibilità che spunti inaspettata una piccola oasi di pace, se non addirittura di felicità.

“Soli e perduti”, Eshkol Nevo, trad. Ofra Bannet e Raffaella Scardi, Neri Pozza Editore, pp. 264, € 17.50, 2015
Giudizio: 4/5


7.07.2015 Commenta Feed Stampa