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Proleterka di Fleur Jaeggy

di Silvana Arrighi

jaeggy“Una vita assente, o una non esistenza, può durare a lungo. É un’anomalia?”

Pubblicato per la prima volta nel 2001 per le Edizioni Fabula di Adelphi, questo breve romanzo di Fleur Jaeggy  è stato riproposto ne Gli Adelphi nel 2014 e, nell’aprile scorso, anche in edizione digitale. Non si tratta quindi di un libro recente, ma la sua riedizione e disponibilità anche in e-book lo farà sperabilmente conoscere a un pubblico più ampio, come merita. Si tratta, infatti, di un piccolo gioiello. Nonostante un nome francese e un cognome tedesco, l’autrice è italiana a tutti gli effetti (vive in Italia dal 1968) e in italiano scrive le sue opere. Ciò che ha fatto dire di lei, a buon titolo: “Scomparsa Elsa Morante, lei resta probabilmente la nostra maggiore scrittrice” (Cesare Cases, L’Unità 20.02.2002).

Con una tecnica narrativa affascinante nella sua algida compostezza e semplicità, caratterizzata dal disinvolto passare da un tempo verbale ad un altro e dall’alternanza sicura di soggetti narranti (la prima e la terza persona continuamente intercambiabili), da frasi brevi e incisive, secche pennellate costruite con un audace lavoro di sottrazione e scandite da una punteggiatura frequente, si delinea la storia (a base autobiografica? l’autrice negò) di una donna che ritrova le proprie radici senza quasi averle cercate, compiendo un percorso a ritroso attraverso i fatti salienti della propria vita e i personaggi familiari che, lei inconsapevole, l’hanno popolata.

“I genitori non sono necessari. Poco è necessario. Alcuni bambini si governano da sé. Il cuore, cristallo incorruttibile. Imparano a fingere. E la finzione diventa la parte più attiva, più reale, attraente come i sogni. Prende il posto di ciò che consideriamo vero. Forse è solo questo, alcuni bambini hanno la grazia del distacco”.

Con glaciale sofferenza viene ricostruita attraverso racconti staccati e frequenti flashback la storia complessa di una protagonista senza nome, con distacco viene nominato il padre – sempre designato solo come Johannes -, viene descritta la madre perennemente assente, la nonna– anch’essa sempre indicata per nome, Orsola – dalla gelida anaffettività, le altre, distanti, comparse la cui descrizione lascia intravvedere in filigrana una grossa complessità di rapporti e l’impossibilità di una normale crescita affettiva.

Nella sua scarna semplicità è un libro però molto complesso, quando lo si finisce si vorrebbe tornare a leggerlo daccapo, per capirlo e assaporarlo meglio. Forse per comprendere meglio l’atmosfera di morte che aleggia su tutto, la poca speranza entro cui si muovono i personaggi. Forse per le tematiche importanti che affiorano  dalla narrazione: l’infanzia, la paternità, la memoria, il viaggio iniziatico. Proleterka è infatti il nome della nave jugoslava con la quale l’adolescente “figlia di Johannes” intraprende un viaggio in Grecia con il padre malato, a cui non resta molto da vivere, viaggio durante il quale padre e figlia non abbandonano la propria chiusura e non riescono a stabilire un reciproco contatto. Lui “Non ha ancora settant’anni. Capelli bianchi, lisci, divisi da una riga. Occhi chiari e gelidi, innaturali. Come una fiaba infantile del gelo. Occhi invernali.”

 Fleur Jaeggy, Proleterka, Adelphi, 2014, Adelphi eBook, aprile 2015.

Giudizio: 5/5


6.05.2015 Commenta Feed Stampa