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L’invenzione della madre di Marco Peano

di Danilo Cucuzzo

L'invenzione della madre di Marco PeanoNella vita di Mattia, la malattia è stata pressoché una costante. La madre è stata più volte attaccata dal cancro, più volte ricoverata, operata e restituita alla vita. Quando Mattia ha ventisei anni – ovverosia un’età in bilico fra la giovinezza in declino e la maturità che spintona per prendere il sopravvento -, per la madre (ancora una volta malata) non c’è più speranza. La dottoressa, a precisa domanda di Mattia e del padre, risponde 10, forse 12… mesi. Una notizia del genere è, per sua stessa natura, destinata a non essere accettata. Mattia capisce di non poter più sprecare neanche un istante, giacché le “ultime cose” da fare insieme alla madre sono talmente tante e il tempo per realizzarle è così poco che tutto il resto della sua vita – il lavoro come commesso in una videoteca, gli amici, la fidanzata, il sogno di frequentare una scuola di cinema, tutto – gli appare inutile, superfluo, uno spreco di tempo ed energie.

Senza mai chiamare per nome nessun altro personaggio (ad eccezione di Mattia, dal cui punto di vista, nonostante la narrazione in terza persona, seguiamo la vicenda), Marco Peano, attingendo alla propria esperienza personale e con una scrittura semplice, lineare, a tratti persino distaccata, restituisce in modo vivido e commovente il percorso interiore compiuto da un ragazzo nel tentativo di accettare l’imminente morte della madre. Un percorso – uno, poiché appare improbabile che ve ne possano essere due uguali – nel quale Mattia assisterà diligentemente la malata e regolerà le sue giornate in funzione delle medicine, delle terapie e, più in generale, delle necessità della madre. Un percorso all’indietro che, nonostante i numerosi quanto fantasiosi tentativi del ragazzo, niente e nessuno potrà né rallentare né tantomeno fermare. Un percorso che sancirà la fine di una vita ma non la fine della vita. Mattia vedrà la madre spegnersi a poco a poco, si aggrapperà a ogni parvenza di speranza ma, una volta che la vita avrà abbandonato per sempre il corpo deperito, imbottito di morfina e più volte violato dai bisturi della madre, dovrà affrontare una sorta di fase due: quella nella quale la sua vita cambierà radicalmente. Non ci sono più le medicine da somministrare, i pannoloni da cambiare, gli assurdi appigli che si andava costruendo giorno dopo giorno ai quali aggrapparsi; c’è soltanto da andare avanti. Mattia, che in qualche modo aveva usato (più o meno consapevolmente) la condizione della madre per non crescere, dovrà arrendersi alle inevitabili richieste della vita, dovrà prendere coraggio e assumersi le proprie responsabilità: dovrà diventare uomo. La madre, la tanto amata madre, pur non essendoci più fisicamente, sarà sempre al suo fianco, non dovrà fare altro che chiamarla.

“L’invenzione della madre” è la storia di una malattia senza speranza, di una fine, ma anche di un amore incondizionato e a tratti folle; è un tentativo per provare ad accettare l’inaccettabile; è un romanzo toccante che tratta con delicatezza e senza cliché la morte di una persona cara, che si confronta con il mistero più temuto al mondo, che non consola ma invita a riflettere e a riconsiderare tanti aspetti (tanti egoismi) della propria esistenza.

“L’invenzione della madre”, Marco Peano, minimum fax, pp. 252, € 14.00, 2015
Giudizio: 4/5


14.04.2015 Commenta Feed Stampa