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La tregua di Mario Benedetti

di Silvana Arrighi

la-tregua-d434Lo chiamo l’intervallo. Non è facile da descrivere: un’ondata di gioia e allo stesso tempo una lacerazione“. Yannick Haenel.

Edito in Uruguay nel 1960, tradotto in una ventina di lingue nel mondo e più volte adattato per il teatro, il cinema, la televisione, “La tregua” di Mario Benedetti (1920-2009) è stato ripubblicato da alcuni mesi in Italia, nella traduzione di Francesco Saba Sardi curata da Nottetempo.

Benedetti utilizza un linguaggio inizialmente semplice e lineare, a tratti scarno, che ben si accompagna al ritmo spezzettato, spesso didascalico, del diario scritto dal protagonista. Martín Santomé racconta in questa forma autobiografica circa un anno della sua vita di impiegato prossimo alla pensione, e della “tregua” (strano modo, in realtà, per descrivere quella che per lui è una vera tempesta) che gli è dato di vivere. Un intervallo che lo sconvolge, fra la routine senza pretese, giocata al ribasso, totalmente votata alla provvisorietà fra lavoro quotidiano in una casa di importazione di ricambi per automobili, gli squallidi rapporti mordi-e-fuggi con cui inganna la precoce vedovanza, i tre figli con cui ha un legame instabile e a volte difficile, e il ritorno, appena pochi mesi dopo, ad una piattezza anche peggiore perché segnata dal dolore di una perdita e dal vuoto di una casa privata di ogni presenza. Nella “tregua” c’è lei, Avellaneda (per gli altri Laura, per lui sempre e solo Avellaneda, con il cognome), venticinquenne collega e poi amata amante, e ci sono i dubbi e le trepidazioni che la relazione con lei comporta.

Viene spontaneo l’accostamento al contemporaneo “Un amore” di Buzzati, e inevitabile la tentazione di cercare analogie e differenze. Due protagonisti cinquantenni (per l’esattezza, all’inizio della narrazione entrambi quarantanovenni!), due giovanissime amate: Laide, ventenne, desiderata in maniera ossessiva dal milanese Dorigo di Buzzati; Avellaneda, venticinquenne, circondata da un amore “pieno di luce e mani che non si lasciano” dall’uruguaiano Santomé. Analoga anche la febbre della passione, ma le somiglianze finiscono qui. Per il resto la trama è particolarmente differente e, soprattutto, quella di Benedetti non dimostra i suoi cinquantacinque anni di età, come viceversa la vicenda narrata da Buzzati, troppo lontana dal nostro modo di pensare per godere di attualità. La narrazione in prima persona accompagna il lettore nei pensieri e nei sentimenti del protagonista, nella sua ansia di serenità e nella sua brama di un rapporto pulito, semplice e libero. La passione amorosa di Santomé non ha nulla di malato, non è ossessione né depravazione, nonostante la forte differenza di età. L’impostazione che egli dà al suo rapporto con la giovane Avellaneda è fatta piuttosto di rispetto, e di un compromesso tra la libertà e l’amore, che va meritato ogni giorno. In questo sta anche la modernità del testo. La giovane Avellaneda non è altrettanto ben delineata, forse per desiderio dell’autore di lasciare i suoi tratti sfumati, quasi sfuggenti, perché emerga invece ogni sfaccettatura del personaggio maschile, o chissà, per evitare che il lettore si affezioni troppo a lei…mario_benedetti_thumb[7]

Non del tutto pertinente il riferimento che compare nella nota dell’Editore a “Senilità” di Svevo che, un po’ come il buzzatiano “Un amore“, dipinge un’ossessione amorosa che poco ha a che vedere con la purezza rispettosa del sentimento di Santomé. Un paragone molto forzato. Notevole, invece, la traduzione in italiano. Dalla comparazione con l’originale in spagnolo emerge un significativo contributo del traduttore Francesco Saba Sardi, che ha saputo trasporre il pensiero originale dell’autore in una versione italiana moderna e scorrevole, con una raffinata ricerca delle esatte sfumature suggerite da ogni singola parola spagnola. Complessivamente un buon romanzo, che sorprende e lascia un doloroso strascico di sottile sofferenza.

Mario Benedetti, “La tregua” (trad. Francesco Saba Sardi),  pp. 241, 14,50 €, Nottetempo, 2014

Giudizio: 4/5.

Nota. Una precedente e attenta analisi del testo si può leggere, sempre su questo sito, qui:

Chiara Condò recensisce La tregua.


9.04.2015 1 Commento Feed Stampa