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Una morte in famiglia di James Agee

di Danilo Cucuzzo

Una-morte-in-famigliaVincitore del Pulitzer nel 1958, Una morte in famiglia è il romanzo autobiografico con il quale James Agee ricorda e rielabora l’evento più tragico della sua infanzia: la morte del padre. Raccontando da più punti di vista le ore immediatamente precedenti e quelle immediatamente successive al tragico evento, l’autore nato a Knoxville, Tennessee, ci trascina nel vorticante turbinio di emozioni generato dalla morte improvvisa di un uomo nel pieno del suo vigore, oltre che ancora, pietra angolare della propria famiglia. Ci conduce laddove il dolore si specchia nell’incredulità e bussa alla porta dei perché senza ricevere risposta. Fra chi crede in Dio e chi no, si allarga fin da subito un solco dalle opposte sponde del quale gli uni e gli altri si rinfacciano le rispettive posizioni. Come può il vostro Dio misericordioso permettere una cosa del genere? Nella sua infinita bontà, Dio non fa altro che portare avanti il suo imperscrutabile disegno; disegno che forse, un giorno, ci sarà dato modo di comprendere, di ammirare in tutta la sua perfetta interezza.

Con uno stile nel quale descrizioni precise ma non pedanti (McCarthesche) e dialoghi asciutti si alternano a pagine d’incantato lirismo – un lirismo che, in taluni casi, si avvicina pericolosamente all’appiccicaticcio territorio del mieloso -, Agee dà il meglio di sé quando narra la vicenda dal punto di vista del seienne Rufus, ovverosia dal lui bambino. L’autore scrive le pagine più belle, vere e atroci del suo romanzo proprio mostrandoci tutte le debolezze e le insicurezze del piccolo, il suo commovente tentativo di compiacere tutti coloro che gli ruotano intorno per sentire solida, palpabile, l’approvazione paterna prima dell’evento spartiacque e, dopo aver saputo che il papà non tornerà mai più, lo sforzo da lui compiuto per capire cos’è successo veramente e come si debba comportare con la madre e la sorellina per mostrarsi come quel bravo bambino che spera di diventare.

Fra sensi di colpa, sguardi sfuggenti, lacrime che tracimano dagli argini di ostinazione, eretti per mostrarsi dignitosi pur nella tragedia e nel dolore, e domande – tante domande – alle quali chi crede prova a rispondere (con scarso successo) con la preghiera e chi non crede replica con ghigni di rabbioso sarcasmo, si delineano i diversi stratagemmi con i quali i personaggi provano a reagire all’oscurità che ha inghiottito un marito, un padre, un figlio, un fratello, un amico… un uomo.

Sebbene la vita ci abbia insegnato che alla tenebra farà seguito la luce, che a ogni discesa succederà una risalita, nessuno di noi potrà rimanere insensibile davanti alla confusione provata dal piccolo Rufus, perché quella è una confusione senza età, e contro la quale l’intelletto e l’esperienza (e la religione) non possono fornire che un lenimento tanto effimero quanto incompleto.

“Una morte in famiglia”, James Agee, trad. Lucia P. Rodocanachi, il Saggiatore, pp. 332, € 18.00, Letteratura Americana, 2015
Giudizio: 4/5


3.04.2015 Commenta Feed Stampa