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Queer di William Burroughs,

di Flavio Villani

downloadQueer è il romanzo breve di William Burroughs che precede Naked Lunch, ma pubblicato (per diversi motivi) solo nel 1985. Sarebbe stato bello partire dall’affascinante e vivida descrizione che Burroughs fa di Mexico City e dei personaggi (soprattutto gli espatriati nordamericani, una congerie di ubriaconi, omosessuali, avventurieri, artisti e tossicodipendenti) che vi gravitavano alla fine degli anni ’40. Ma nonostante Harris l’abbia considerata possibile abbozzo per un primo capitolo e Burroughs nota introduttiva al romanzo, Adelphi l’ha utilizzata come postfazione della sua nuova edizione. A mio parere l’interessante saggio di Harris avrebbe potuto occupare tale posizione, lasciando alla nota di Burroughs l’onere di introdurre il romanzo.

La narrazione è ancora perfettamente lineare, ma la frammentarietà del racconto (soprattutto nella prima parte), fatto per episodi distinti, e il repentino cambio di narratore nell’ultimo capitolo, credo siano il logico preludio alla rivoluzione narrativa di Burroughs.

Il romanzo racconta, fra avventure e disavventure, il girovagare di un William Lee (alter ego di W.B.) quasi sobrio, alla ricerca di un amante. Una sorta di picaro disperato in una Mexico City notturna e dai margini indefiniti, perso in un dedalo di bar in cui si passa la vita in bilico fra realtà ed illusione, fra scoperta e disillusione. Il periplo di Lee prosegue, in compagnia del giovane amante Allerton, in Centro e Sudamerica alla ricerca dello Yage, la mistura allucinogena utilizzata dagli indio amazzonici nei loro riti sciamanici.

Lee in tutto questo appare paradossalmente lucido – visto l’alcol e le droghe di cui fa ancora largo uso – nel pensiero come nella profondità della sua disperazione esistenziale, ma anche profondamente umano nel postulare la centralità dell’amore. Allerton, al contrario, sembra non desiderare nulla: scandisce i tempi dell’amore come un lavoro (ma non è un vero e proprio prezzolato), passivamente si lascia vivere, come annichilito in un apparente vuoto d’intenti, i pensieri affondati in una voragine insondabile che potrebbe contenere tutto e nulla. Un personaggio di estrema modernità che sparirà nel nulla, il non-luogo a cui appartiene. Magnifica la seconda parte per la vivida descrizione di luoghi prima mentali che fisici: la disperante afosa stagnazione di Panama, l’altitudine e il freddo assassino di Quito, la natura lussureggiante e ostile delle giungle ecuadoregne.

 

William Burroughs, “Queer“, pp. 205, 12 €, Adelphi, 2013.

Giudizio: 4/5.


19.03.2015 Commenta Feed Stampa