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Atti osceni in luogo privato di Marco Missiroli

di Silvana Arrighi

missiroli-copParte bene il nuovo romanzo di Marco Missiroli, con un primo capitolo molto incisivo in cui il protagonista, quasi dodicenne, si annuncia con le sue perplessità e curiosità, alle prese con le personali “oscenità” che danno il titolo al libro e che di osceno hanno ben poco, a meno che non si consideri osceno, o quanto meno disdicevole, esprimere stupori e intimi pensieri, soprattutto quelli che caratterizzano la crescita affettiva e sessuale propria dell’adolescenza. In epigrafe, la citazione di Calvino “Alla fine uno si sente incompleto ed è soltanto giovane” ben dispone alla lettura della storia di Libero Marsell, della sua educazione sessuale e sentimentale, della sua crescita e degli incontri che segneranno le tappe del suo percorso amoroso e di vita. Al primo capitolo, Infanzia, seguono Adolescenza, Giovinezza, Maturità, Adultità, Nascita. Piuttosto fluido nella scrittura in prima persona e fine nella descrizione delle considerazioni e degli umori del protagonista – l’Ometto di mondo, come lo chiama la mamma italiana, Cher Liberò come lo chiama il papà francese –  il racconto è però fortemente carente nei dialoghi, di cui è oltremodo parco. Si tratta piuttosto di una lunga serie di riflessioni che spesso sembrano messe lì pour épater le bourgeois, così come le mille citazioni di cui sono infarcite. Il libro di Missiroli è ottimo nel primo venti per cento, ricco delle fascinazioni e atmosfere parigine che incorniciano le vicende di Libero, discreto nel secondo venti, poi precipita in un veloce declino: il racconto si fa sempre meno convincente man mano che l’ego dell’autore emerge prepotente e annienta il suo stesso protagonista, rubandogli la scena. In parallelo con la descrizione di personaggi più o meno riusciti (tutti positivi, dolci, rassicuranti e amichevoli i personaggi maschili, tutte dotate di fascino, sensualità e buonsenso, omogeneamente perfette, le donne, a partire dalla madre e dall’amica adulta di Libero e a proseguire con le diverse fidanzate – senza mai l’emergere di un antagonista, di un personaggio antipatico o cattivo), le citazioni si susseguono a pioggia, da Camus a Faulkner e Maugham, attraverso suggestioni di Carver, Malamud e Kundera, e poi via con il cinema di Scola e Mastroianni, la musica di Rino Gaetano, di Édith Piaf  e Aznavour, la poesia di Whithman, i Tartari di Buzzati avanti avanti fino alla scontatissima Frida Kahlo, la cui entrata in scena (a spiegare la scelta del nome di uno dei personaggi femminili) mette a dura prova la pazienza del lettore già abbastanza esasperato. Semplice godimento personale dell’autore, sfoggio culturale oppure una buona dose di captatio benevolentiae nei confronti del possibile pubblico?

L’immagine di copertina (menzionata in calce al libro con un triste errore di grammatica latina – di Erwin Blumenfeld, Holy cross, “In hoc signo vince”) compare nel racconto quando la vicenda si sposta a New York, quale opera conservata al MoMa. Successivamente, la narrazione prosegue a Milano. Su una vecchia Vespa azzurra di nome Assunta, su e giù per le strade più evocative della città, con un cane di nome Palmiro Togliatti al guinzaglio, si spalmano un po’ tutti gli ingredienti del primo De Carlo, l’amicizia, l’amore, il tradimento, i licei delle famiglie bene milanesi, la Statale e i cinema d’essai, il tutto in salsa di Navigli, birre Moretti e risotto con ossibuchi. Per aver inserito affettuosamente nella narrazione piazza Sant’Alessandro (“la piazza di Milano che ci aveva fatto bene”) ringrazio l’autore: è vero, è un luogo sereno e ignorato da molti, uno dei luoghi più magici e raffinati di Milano. Purtroppo, tanto non è bastato a farmi amare il romanzo.

Marco Missiroli  Atti osceni in luogo privato, 16 €, pp. 249, Feltrinelli, 2015.

Giudizio: 3/5.

 


13.03.2015 Commenta Feed Stampa