Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Letture > Gli anni al contrario di Nadia Terranova

Gli anni al contrario di Nadia Terranova

di Danilo Cucuzzo

gliannialcontrarioGli anni ’70, nel bene e nel male, furono un periodo di straordinarie passioni, dibattiti infuocati e convinzioni ferree nel quale il cambiamento sembrava ormai alle porte. Per chi in quegli anni venne alla luce, nonostante la storia abbia sancito la sconfitta senz’appello di quei giovani rivoluzionari e dei loro ideali persisi nella vuota euforia del decennio successivo, i ’70 rimangono un grande rimpianto. Avremmo voluto esserci. Avremmo voluto vivere quell’entusiasmo per la politica. Avremmo voluto fare la nostra parte, partecipare attivamente e non doverci limitare a un più o meno feroce cinguettio.

Nadia Terranova, figlia dei settanta, ambienta il suo romanzo d’esordio nella letteratura dei grandi proprio sul finire di quel decennio. Gli anni al contrario racconta la vicenda amorosa di due giovani messinesi: Aurora, la quale già «a tredici anni […] aveva collezionato urla e isterie sufficienti a stroncarle ogni anelito alla riproduzione […] (e) fin dalle elementari aveva scoperto che grazie allo studio poteva conquistarsi una zona di tregua e il rispetto degli adulti, almeno fuori casa.»; e Giovanni che «Abbandonava il campo (di pallone) malvolentieri, senza aver quasi mai segnato. In squadra gli piaceva mettersi i più deboli, quelli su cui nessuno avrebbe scommesso: equità e giustizia erano già affari suoi.»

Figlio di uno stimato avvocato e membro eminente del PCI locale, Giovanni viveva con sofferenza la politica portata avanti dal padre e dai suoi compagni, in quella sinistra imborghesita proprio non riusciva a ritrovarcisi. Negli stessi anni, Aurora, di due anni più giovane, riusciva a evadere dall’opprimente famiglia guidata dal padre detto fascistissimo, soltanto chiudendosi in bagno a studiare. Quando s’incontrarono per la prima volta davanti a un bar, la scintilla scoccò prim’ancora che potessero rendersene conto.

L’amore idilliaco – quasi subito benedetto dall’arrivo di una figlia, Mara (in onore di Mara Cagol, moglie di Renato Curcio, per Giovanni e della protagonista de La ragazza di Bube di Carlo Cassola per Aurora) –, scontrandosi con la concretezza della vita mostrò ben presto le prime crepe. Giovanni anelava la lotta, voleva compiere una qualche azione per contribuire direttamente alla rivoluzione; e se questa gli fosse costata la galera pazienza, anzi, tanto meglio. Aurora, divenuta mamma, non pensava che alla figlia e, mentre il giovane marito correva incespicando dietro i suoi ideali, lei pensava alle cose più terra terra come pagare l’affitto e le bollette. Le separazioni e i ricongiungimenti che si susseguirono per una decina di anni non furono altro che la naturale conseguenza del loro diverso approccio alla vita adulta.

L’amore di Aurora e Giovanni, con Mara testimone sempre meno ingenua, si scontrò e perse contro le frustrazioni della vita, contro una Storia che, giorno dopo giorno, si disfaceva delle promesse che solo pochi anni prima aveva fatto con tale slancio da farle apparire prossime a realizzarsi. Con l’idealista Giovanni sempre più lontano, sempre più perso, e la pragmatica Aurora, malinconica nonché tenace superstite, Nadia Terranova, senza la boria di una cattedratica ma con la passione per certa musica (Guccini, Bertoli, Lou Reed, The Clash), tratteggia le figure verosimili di due giovani dei ’70 che, come tanti altri loro coetanei, misero le mani dentro il futuro, sfiorarono il cambiamento con le dita e, ahi loro-ahinoi, ne rimasero scottati.

«Quando penso agli anni trascorsi mi sembra che siano andati tutti al contrario» scrive Giovanni in una lettera indirizzata ad Aurora. Quella stessa frase, molto probabilmente, potrebbero scriverla tutti coloro che in quegli anni vissero, lottarono e sognarono un domani radioso. E noi nati nei ’70? Noi niente, continuiamo cocciutamente a guardare a quel periodo con nostalgia e, non avendo a disposizione una DeLorean opportunamente modificata, ci accontentiamo di leggere libri che ne parlano. E se sono buoni come Gli anni al contrario, tanto meglio.

“Gli anni al contrario”, Nadia Terranova, Einaudi, pp. 144, € 16, 2015
Giudizio: 4/5


28.02.2015 Commenta Feed Stampa