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Sottomissione di Michel Houllebecq

di Enzo Baranelli

SottomissioneCopertinaDue insegnanti dell’università di Montpellier mi passarono accanto, avevano acceso i loro smartphone e li tenevano in maniera strana, con lo schermo orizzontale, come una bacchetta da rabdomante“.

La prosa di Houllebecq non sembra essere mutata molto dai tempi dello splendido “Estensione del dominio della lotta” (1994), ma rimane uno degli esempi quasi perfetti dell’ultima grande letteratura di fine secolo. Anche se la maggior parte dei suoi romanzi sono maturati nel XXI secolo, Houllebecq si erge, tuttavia, come un esponente (come DeLillo) della letteratura dell’ultimo Novecento, con una tensione stilistica che in quest’ultima opera ritrova l’abisso che aveva esplorato nel romanzo del 1994: i riferimenti a Huysmans (Estensione si apriva con la citazione di una lettera di Paolo ai Romani) rendono evidente la vicinanza del crollo del protagonista (Huysmans, anni dopo la pubblicazione di “Controcorrente“, abbracciò la fede cattolica, in un monastero trappista: secondo Barbey d’Aureville dopo “A rebours” all’autore “non resta che scegliere tra la bocca di una pistola e i piedi di una croce“; e Joris-Karl Huysmans lo fece). Senza conoscere Maupassant, Zola e Huysmans, senza averli letti e fatti propri, “Sottomissione” risulterà un vuoto sterile, un corridoio verso il nulla e la casa di Lempereur non vi ricorderà quella di Des Essenteis, il protagonista di “Controcorrente” (da non leggere nella traduzione di Sbarbaro, troppo datata, ma nell’edizione Einaudi).

Come in “Sottomissione“, Houllebecq in apertura del romanzo “Estensione del dominio della lotta” parla della letteratura: “introduce un sospetto di coerenza […]. Si sguazza in una caligine sanguinolenta, ma un po’ si riesce a raccapezzarsi. Il caos è rinviato di qualche metro. Misero successo, in verità“. In “Sottomissione” per il protagonista, professore universitario, “[Tra le arti] solo la letteratura può dare la sensazione di un contatto con una mente umana, con l’integralità di tale mente, le sue debolezze, le sue grandezze, i suoi limiti, le sue meschinità, le sue idee fisse“. Houllebecq procedendo “a ritroso” preleva il suo personaggio del 1994 e lo pone sotto una nuova veste, non troppo appariscente, all’interno di un romanzo sulla decadenza dell’Europa occidentale. D’altronde sono numerosi i punti di contatto che vanno dagli attentati di terroristi arabi (l’anno in cui Houllebecq ne parla per la prima volta in un romanzo è il 1994) alla grappa alle pere. Le divagazioni sessuali ricordano, in maniera più riflessiva, i precedenti testi come “Le particelle elementari“; è possibile condurre una doppia lettura, anzi è consigliato farlo, di “Sottomissione” e di “Estensione del dominio della lotta” facendo incrociare le due finzioni narrative in un solo romanzo: la prima opera e l’ultima si fondono in unico fluttuante esame dello stato delle cose. Romanziere che più di ogni altro è riuscito a interpretare il suo tempo, l’età delle passioni tristi, della desolazione esistenziale, dell’incapacità di credere che contrasta con il percorso di Huysmans, da libertino a monaco, e che diventa un tasto suonato come una nota ripetuta in “Soumission“, Houllebecq ha creato con i suoi romanzi un percorso attraverso la realtà di sorprendente limpidità, lo stile è scarno, ma abbonda di particolari. Quando François sente spari in lontananza o assiste a una manifestazione del Fronte Nazionale trasmessa in televisione, si percepisce la frattura tra ciò che accade e ciò che le persone sperimentano ovvero il riflesso di quanto accaduto visto attraverso una realtà attenuata, una realtà virtuale accessibile tramite smartphone.

La visione del mutamento politico che porterà la Fratellanza Musulmana a essere il primo partito in Francia a partire dal 2022 è vissuta attraverso un’osservazione delle elezioni nazionali. Ricorrendo a un espediente narrativo, il protagonista viene a contatto con Tanneur, marito di una sua collega all’Università e membro dei Servizi Segreti francesi o meglio dei servizi interni, e quindi si possono, nei discorsi trai due, evidenziare i possibili scenari che si stanno profilando tra alleanze, nomi di primi ministri e altro ancora.

Un’altra convergenza con “Estensione del dominio della lotta” è l’ambientazione, in parte, al di fuori di Parigi: in entrambi i casi vista come un esilio. Fortificato dall’analisi del romanzo del 2009, “La carta e il territorio“, Houellebecq riesce ora a procedere in modo meno rigido nell’esplorazione della campagna francese, i luoghi storici dell’arte e dello splendore dell’architettura e i baluardi della guerra di Carlo Martello contro l’islam.

Una volta instauratosi il nuovo governo con un presidente della repubblica musulmano, Mohammed Ben Abbes, le cose cambiano in maniera lenta, ma drastica. Politiche a sostegno della famiglia e delle imprese famigliari spingono le donne fuori dal mercato del lavoro, le petromonarchie fanno affluire contanti in Francia e il piano di Ben Abbes di un Europa con un fulcro spostato verso il Mediterraneo prende forma con l’adesione all’Unione Europea di Algeria, Marocco e Tunisia. Tutto questo rimane in sottofondo, una musica sconvolgente, ma che l’apatico protagonista riceve attraverso istinti suicidi e visite in monastero, ripercorrendo esattamente i passi di Huysmans e rifugiandosi nell’abbazia di Ligugé. Moltissime sono le similitudini tra “Estensione del dominio della lotta“, “Sottomissione” e “Controcorrente“, nell’ultimo romanzo di Houellebecq la doppia lettura è esplicita, mentre per Estensione il testo di Huysmans svolge il ruolo di catalizzatore delle reazioni narrative: la perfusione nutrizionale in luogo dei cibi assunti attraverso il famoso sustenteur, la visione mistica al posto della conversione e la clinica psichiatrica che sostituisce il monastero trappista. Sottomissione” è un romanzo filosofico e non politico, scorre nelle vene dell’autore un’evanescente visionarietà che ricorda Ballard. Michel Houllebecq ha un’immaginazione lucida, seppure deragliante nella non esistenza. Essendo un libro basato su un altro volume, “Controcorrente”, il romanzo di Houllebecq è costituito da ramificazioni letterarie e forma un muro che unisce con una malta impregnata di sangue gli ultimi pezzi di un Occidente morente. Il finale con i verbi al futuro contrapposti al passato usato da Huysmans che parla della sua conversione, getta un’ombra di inquietudine e, stranamente, di speranza.

Michel Houellebecq, “Sottomissione“, pp. 255, 17,50 €, Bompiani, 2015.

Giudizio: 5/5

NOTA: “La forma romanzesca non è concepita per ritrarre l’indifferenza [“Controcorrente” di Huysmans è indice di libri, bibbia del decadentismo, catalogo della dissoluzione ed è il non-romanzo più affascinante che sia possibile leggere], né il nulla; occorrerà inventare un’articolazione più piatta, più concisa, più dimessa“. Michel Houellebecq, Estensione del dominio della lotta, 1994.


23.02.2015 Commenta Feed Stampa