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La tregua di Mario Benedetti

di Chiara Condò

la-tregua-d434La tregua è il romanzo che ha consegnato a Mario Benedetti il suo posto all’interno della grande letteratura. Pubblicato in Uruguay nel 1960, il libro è stato ristampato per più di cento volte, tradotto in venti lingue e ridotto in molti adattamenti. In Italia il libro è stato pubblicato da Feltrinelli nel 1983, ma è grazie all’indipendente Nottetempo che vede una ristampa – e il giusto riconoscimento – nel 2014. Dalla sua pubblicazione La tregua ha avuto un vastissimo apprezzamento e un largo seguito sui social network; mentre scrivo continua, senza conoscere pausa, un’iniziativa promossa dalla libreria Modus Vivendi di Palermo su twitter: “raccontate la vostra tregua quotidiana”. E centinaia sono i messaggi in cui gli utenti descrivono, ispirandosi al romanzo di Benedetti, cosa rappresenti per loro un momento di pausa e felicità profonda dalle battaglie della vita.
La trama della storia è di una semplicità quasi disarmante, e ricorda un romanzo in cui il termine “tregua” ha un sinonimo ben preciso. Così come in Storia dell’assedio di Lisbona di Saramago, anche qui un uomo – in questo caso un funzionario di una ditta commerciale – si innamora di una donna molto più giovane di lui. 
Scritta come un diario, la storia racconta un anno della vita di Martín Santomé “signore maturo, esperto, posato, quarantanove anni, senza gravi acciacchi, ottimo stipendio”. Per Santomé si sta avvicinando il giorno della pensione, la data fatidica in cui “il cielo durerà tutto il giorno”, e la vita davanti a sé si trasformerà in un’eterna domenica. Ma poco prima di questo inferno dell’ozio, la promessa di eternità viene minacciata dai modi timidi di una nuova impiegata, che fa il proprio lavoro con solerzia e silenzio. Si chiama Laura Avellaneda: nelle pareti degli uffici che la vita ha concesso loro di abitare, Santomé si innamorerà di lei.
Forse proprio in questa decisione narrativa si nasconde l’unico difetto del romanzo, afflitto da una mancanza di originalità che non terminerà neanche nel finale. Ma in Benedetti le situazioni sono un pretesto per parlare delle emozioni, e meglio si può comprenderlo se si arriva ai suoi romanzi dalle sue poesie.
Ho accompagnato la lettura de La tregua a un approfondimento della raccolta Inventario (poesie 1948-2000) pubblicata nella collana “Il Nuovo Melograno” dalla casa editrice Le Lettere. Non esagero scrivendo che questa antologia potrebbe essere il vademecum perfetto per il lettore di questo romanzo. Attraverso i Poemas de la oficina si può penetrare più a fondo negli uffici e nelle loro atmosfere:

“Peccato che non sei con me
quando guardo l’orologio e son le cinque
e sono una macchina calcolatrice
oppure due mani saltellanti sui tasti
o un orecchio che ascolta il telefono latrare
o uno che fa i conti per far cantare i numeri”

Così come nelle poesie a tema amoroso si può riconoscere lo stampo primigenio di ogni coppia benedettina: in lui le circostanze sono semplici ma le relazioni complesse, e il mistero della seduzione si accompagna a una timidezza sensuale, un pudore purissimo, raccontate con pessimistica intelligenza e sempre grande struggimento.
Scrive bene Manuel Vázquez Montalbán puntualizzando che, in Benedetti, “la poesia è intesa come migliore verbalizzazione della conoscenza romantica”: in La tregua, infatti, non si ritrova che l’ennesima declinazione di una coppia già raccontata molte volte nelle sue poesie, e in questo romanzo fissata nei nomi dei due protagonisti.
In Inventario c’è inoltre una singola poesia dedicata proprio a Laura Avellaneda, compresa nella raccolta Poemas de otros, pubblicata nel 1974. “Última noción de Laura” riguarda proprio gli ultimi scritti del diario di Santomé, prima del silenzio che seguirà l’avvenimento più intenso del romanzo. Ne riporto un solo frammento – a beneficio dei futuri lettori:

“voi Martín Santomé non sapete
come vi riesce ben dire
Avellaneda
in qualche modo voi avete inventato
il mio nome col vostro amore”

Tuttavia Mario Benedetti è un dio severo, che dà e toglie nell’arco di un centinaio di pagine. La tregua che aveva concesso a Martín Santomé – e a noi con lui – si rivela essere esattamente ciò che ci era stato premesso sin dall’inizio: giorni felici destinati a finire.

Mario Benedetti, “La tregua”, traduzione di Francesco Saba Sardi, pp. 241, Nottetempo, €14,50, 2014

Giudizio: 4/5


5.01.2015 Commenta Feed Stampa