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Sotto una buona stella di Richard Yates

di Danilo Cucuzzo

Sotto una buona stella di Richard YatesPubblicato per la prima volta nel 1969, otto anni dopo Revolutionary Road, è finalmente uscito anche in Italia (grazie alla solita Minimum Fax e corredato da una splendida prefazione di Francesco Longo) Sotto una buona stella, secondo romanzo di Richard Yates. Ed è il solito Yates, verrebbe da dire. Per l’ennesima volta senza risparmiare al lettore i riferimenti autobiografici e con il suo stile peculiare – divenuto modello per tanti scrittori o aspiranti tali e capace di conquistare una schiera, non necessariamente numerosissima ma di certo assai devota, di lettori -, anche in Sotto una buona stella l’autore americano mette in luce, per mezzo delle vicende occorse a Robert Prentice (già protagonista e voce narrante di Costruttori, racconto presente nella raccolta Undici solitudini) e a sua madre Alice, l’impotenza degli esseri umani nei confronti dell’insensibile intransigenza della vita.

Alternando il racconto degli avvenimenti capitati a Robert con quelli affrontati da Alice, Yates fornisce il resoconto di due battaglie fatalmente destinate alla sconfitta. Robert Prentice è un ragazzo appena diplomatosi, alto, impacciato e alquanto insicuro di sé quando entra nell’esercito e viene spedito in Europa a combattere nella Seconda Guerra Mondiale. Il ragazzo, al netto dei più che naturali timori scaturiti da un simile contesto simile, non è per nulla dispiaciuto delle possibilità offerte dal conflitto: spera di compiere un’azione temeraria e diventare un eroe. Alice, dal canto suo, pur rimanendo a New York, continua a combattere quella battaglia che la vede protagonista indefessa sin dagli anni dell’adolescenza. Alice è una scultrice, o meglio, vorrebbe esserlo. Sono decenni, ormai, che si ostina a plasmare creta e a scolpire pietre nella speranza di sfondare, nell’illusione di raggiungere quel successo che ritiene come la naturale conseguenza del proprio talento. Quel talento che l’ha da sempre indotta ad aborrire qualsiasi lavoro che la distogliesse dal suo scopo e che l’ha costretta più volte a ricorrere all’ex marito per tirarsi fuori dai guai che i debiti, del tutto privi di sensibilità artistica, continuavano, imperterriti, a causarle.

Entrambi, madre e figlio, guerreggiando in casa o oltreoceano, armati di scalpello o di fucile, testardi come sono, non si arrendono all’evidenza e proseguono nella loro lotta contro i mulini a vento, senza rendersi conto dei numerosi sconfinamenti nel ridicolo che la loro condotta li porta a compiere. Impietoso, soprattutto nei confronti di Robert, l’autore ce li restituisce completamente nudi: lui, cui la fine della Guerra toglie ogni possibilità di espiare la morte di un compagno d’armi per la quale si sente responsabile; e lei, provata ma non ancora pronta alla resa, che continua a fantasticare sul proprio imminente successo, nonostante abiti in uno squallido appartamento del Greenwich Village, si mantenga lavorando come operaia presso una fabbrica di manichini, e trovi qualche sprazzo di conforto soltanto nelle sempre più rade lettere del figlio, nelle uscite con una donna che si costringe a considerare sua amica benché le sia antipatica, nel whiskey, nelle messe della domenica e rievocando quell’effimero quarto d’ora di celebrità donatole dalla foto di una sua opera – l’unica realmente degna di tale appellativo – apparsa su Times Magazine ormai molti anni prima.

Richard Yates, Sotto una buona stella, trad. Andreina Lombardi Bom, Minimum Fax, pp. 411, € 14.50, 2014
Giudizio: 5/5


22.12.2014 Commenta Feed Stampa