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Il Generale Solitudine di Éric Faye

faye cop [1]Spesso preferiva lasciare la fine delle sue frasi insinuarsi come le radici di quell’albero, la mangrovia, che amano perdersi nelle piane di marea“.

Con un testo del 1995, un breve e affascinante romanzo che nasce dallo sviluppo di un racconto, le Edizioni Clichy di Firenze iniziano a pubblicare, meritevolmente, le opere di Éric Faye, finora era apparsa in Italia solo la sua opera “Nagasaki” per l’editore Barbes. L’impatto è subito positivo con un linguaggio sognante e poetico. L’ambientazione in Bolivia ai tempi della rivoluzione di Simon Bolivar, protagonista de “Il Generale nel suo labirinto” di Gabriel Garcia Márquez, ma qui visto come nemico, contribuisce a creare un’atmosfera di tensione mista a speranza e ad ansia. Mentre festeggia i suoi quarant’anni, il generale Soledad viene informato che sono stati avvistati cinque fuochi su un altopiano a ovest dove non dovrebbe esserci alcuna attività: è questo l’inizio di una trama che acquista sempre più profondità.

Il caldo umido della giungla attutisce i suoni e anche le parole giungono con ritardo all’orecchio di ascolta. Faye usa molte similitudini per introdurre il lettore nell’ambiente estraneo, e spesso ostile, della giungla boliviana e comunicare una sensazione di solitudine che avvolge ogni personaggio anche se è parte di un piccolo esercito. Le frasi seguono il ritmo della storia e anche delle riflessioni di Soledad (l’ultima parte è quasi interamente costituita dal suo diario), che lascia le frasi interrotte come se in quella interruzione si celasse il seme di una reale conoscenza e comprensione.

L’esercito di Soledad deve riunirsi con quello di San Martinez a Iquita per attaccare i guerriglieri che si sono ribellati all’autorità spagnola. L’attesa si prolunga. Tra Soledad e San Martinez si proietta la pesante ombra di un amore: Maria-Elena del Tesco o semplicemente Elena. Éric Faye imprime alla narrazione una sua componente mitologica fatta di riferimenti all’antichità classica e vicende contemporanee; l’amore di Soledad per Elena viene prima idealizzato e poi distrutto: “una mappa non indica mai le scorciatoie che collegano gli umani“. Per oltre metà romanzo, come San Martinez, il lettore perde le tracce del generale Soledad. La sua deviazione verso i fuochi, prima cinque e poi quattro, lo allontana dall’amico che lo attende e non sa cosa pensare. Un’imboscata? Una diserzione di massa? La morte del generale e la dissoluzione del suo esercito di mille uomini?

Il dubbio è il vero protagonista de “Il Generale Solitudine“: può essere vero tutto e il contrario di tutto. La seconda parte, come detto, è dedicata al diario di Soledad, dove San Martinez spera di trovare una risposta. E di risposte ne troverà molte e nessuna piacevole, perché il Diario racchiude il ribaltamento della visione di Kurtz in “Cuore di tenebra” di Joseph Conrad e, insieme, si dimostra affine a quella delirante visione nella sua componente tragica e misteriosa, affogata in pochi centimetri di follia.

Con una splendida cura che parte dall’ottima traduzione di Tania Spagnoli e arriva alla perfetta veste grafica con un disegno di copertina di Roberto Mastai, le Edizioni Clichy confermano di essere uno dei più raffinati editori italiani.

Éric Faye,  Il Generale Solitudine, pp. 142, 14 €, Edizioni Clichy, 2014

Giudizio: 4/5